Esclusiva | Thouault, vicedirettore del Tour: "La rivalità Pogacar-Vingegaar fa bene al ciclismo"

Pierre-Yves Thouault presenta il maillot in compagnia del sindaco di Barcellona, Jaume Collboni
Pierre-Yves Thouault presenta il maillot in compagnia del sindaco di Barcellona, Jaume CollboniIPA, Independent Photo Agency / Alamy / Profimedia

In un'intervista esclusiva a Diretta/Flashscore News, il numero due della Grande Boucle racconta le Grand Départ da Barcellona, il duello tra i due fuoriclasse e il momento del ciclismo azzurro tra tradizione e necessità di nuovi talenti.

BARCELLONA - In occasione della presentazione del maillot speciale realizzato per le Grand Départ del Tour de France 2026 da Barcellona, il vicedirettore della Grand Boucle, Pierre-Yves Thouault, ospite del torneo ATP della capitale catalana, ha concesso un'intervista esclusiva a Diretta/Flashscore News in cui ha tracciato un quadro della prossima edizione della corsa a tappe più importante al mondo.

Al centro del suo racconto non manca, naturalmente, la rivalità tra Tadej Pogacar e Jonas Vingegaard, destinata ancora una volta a rendere unica la corsa. Spazio anche al momento non proprio brillante del ciclismo italiano, alla ricerca di nuovi protagonisti dopo la grande tradizione del passato, e conclusione sulle tappe chiave di un percorso pensato per essere spettacolare e combattuto fin dai primi giorni e sino alla fine. Extraterrestre sloveno permettendo.

Cosa significa far partire il Tour de France da Barcellona?

"È qualcosa di molto importante. Barcellona è una grandissima città, una metropoli europea con una forte cultura sportiva. Ospitare la partenza e gli arrivi delle prime due tappe del Tour, con diversi passaggi sul Montjuïc, è altamente simbolico anche per il legame con i Giochi Olimpici". 

Un Tour sempre più globale e trasversale.

"Negli ultimi dieci anni il ciclismo è cambiato molto: oggi il Tour ha un pubblico sempre più giovane. In Francia, la seconda fascia di ascolti televisivi è quella tra i 15 e i 34 anni. Questo dimostra che c'è un vero rinnovamento generazionale, ed è fondamentale per noi, anche perché i corridori stessi sono giovani ed esplosivi". 

Guardado il percorso la sensazione è quella di una partenza con il botto.

"Sì, ci sarà battaglia fin da subito: Pogacar, che ha già vinto tanto, avrà il suo bel da fare anche perché Vingegaard ha iniziato molto bene la stagione. Già dalla prima tappa, con la cronometro a squadre e i tempi individuali sull’arrivo al Montjuïc, si creeranno distacchi e capiremo subito chi sono i favoriti".

Quanto è importante avere grandi duelli come quello tra Pogacar e Vingegaard?

"È essenziale. Il ciclismo, come lo sport in generale, ha bisogno di duelli e di incertezza. Quando un corridore domina troppo, diventa meno interessante. Oggi, invece, abbiamo grandi rivalità, non solo tra Pogacar e Vingegaard, ma anche con altri giovani pronti a inserirsi. Pogacar resta fortissimo, ma il ciclismo moderno dimostra che può essere battuto come abbiamo visto alla Roubaix. Ed è proprio questo che rende il Tour così affascinante: la presenza di sfide vere".

Lo sprint vincente di Wout Van Aert alla Roubaix
Lo sprint vincente di Wout Van Aert alla RoubaixREUTERS/Christian Hartmann

Guardando verso l'Italia cosa vede?

"L'Italia è una grandissima nazione di ciclismo. Ha avuto campioni leggendari come Coppi e Bartali, che hanno scritto la storia di questo sport e, più recentemente, Vincenzo Nibali, un corridore straordinario.

Sono passati 12 anni dal suo successo al Tour...

"Oggi l'Italia è in una fase di ricerca di nuovi campioni, un po’ come è successo anche in Francia. Anche noi abbiamo avuto corridori come Alaphilippe, Pinot e Bardet, e ora vediamo emergere una nuova generazione con giovani come Grégoire e Seixas. Anche l’Italia è in questa stessa fase di costruzione e ricerca di nuovi talenti".

La popolarità di uno sport dipende dai campioni.

"Assolutamente. Contano tantissimo. Quando hai grandi campioni, hai anche tifosi. I giovani si identificano nei campioni ed è così che cresce uno sport. È un po' il fenomeno che state vivendo nel tennis con Jannik Sinner: il suo impatto è enorme e ispira tantissimi giovani".

Quali tappe del prossimo Tour non devono perdersi i tifosi?

"Il percorso sarà molto spettacolare e combattuto sin dall'inizio e fino alla fine. La partenza sarà molto punchy: nella seconda tappa passeremo tre volte da Montjuïc, con salite molto dure, anche al 18-20%. Insieme a Christian Prudhomme abbiamo costruito un tracciato che favorisca la battaglia ogni giorno, con una storia diversa da raccontare in ogni tappa. Il finale sarà decisivo: ci saranno tappe iconiche come l’Alpe d’Huez e i passaggi su Montmartre che verrà affrontato più volte. L’obiettivo è avere una corsa aperta fino all’ultimo weekend".

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