Il derby della capitale è cominciato, come sempre, sulle gradinate ancor prima del fischio d'inizio. Padroni assoluti della scena i tifosi giallorossi con la spettacolare coreografia preparata per l'occasione dalla Curva Sud, che ha voluto evocare la storia millenaria di Roma.
"Romani sumus filii lupae capitolinae", il messaggio esibito dal tifo giallorosso, un manifesto identitario rivolto non soltanto alla squadra ma anche al mondo intero, nel giorno di un derby dal peso specifico enorme per la corsa Champions della formazione di Gian Piero Gasperini.
Dall’altra parte, invece, il colpo d’occhio è stato inevitabilmente diverso. La Curva Nord è, infatti, rimasta ancora una volta vuota, proseguendo la protesta portata avanti da tempo da una parte del tifo organizzato biancoceleste contro la gestione Lotito. Un'assenza rumorosa, soprattutto per una partita che tradizionalmente vive anche e soprattutto della sfida sugli spalti.
Se sulle gradinate mancavano gli ultras laziali, in panchina c’era regolarmente Maurizio Sarri. L'allenatore biancoceleste, che nei giorni scorsi aveva ironizzato dicendo che non si sarebbe presentato nel caso in cui avessero fissato il derby a mezzogiorno, era invece al suo posto accanto alla squadra, pronto a guidare i suoi in una sfida importante soprattutto dal punto di vista dell'orgoglio dopo la sconfitta rimediata nella finale di Coppa Italia contro l'Inter.
Ci pensa Mancini
Come se fosse un riflesso della situazione sugli spalti, a scendere in campo con un atteggiamento decisamente più propositivo è stata la Roma. I giallorossi hanno preso subito in mano il controllo del gioco, imponendo ritmo e intensità nel primo quarto d’ora e sfiorando anche il vantaggio. L’occasione più clamorosa nasce da un cross insidioso sul quale Nuno Tavares, nel tentativo di anticipare Malen di testa, rischia l’autogol spedendo il pallone verso la propria porta. Alessio Furlanetto, però, è attento e riesce a deviare in calcio d’angolo evitando il peggio.
La Lazio, però, non è certo arrivata all’Olimpico per fare da comparsa, nonostante avrebbe preferito avere vicino la propria gente. E così, dopo una partenza complicata, la squadra di Sarri ha avuto un sussulto d’orgoglio, alzando il baricentro e riuscendo anche a creare qualche apprensione alla retroguardia romanista. Prima con una conclusione dalla distanza di Fabio Cancellieri che costringe Mile Svilar all’intervento, poi con il pallone spedito in rete da Dia: il gol, però, è annullato per un evidente fuorigioco del centravanti biancoceleste.

Ed è proprio nel momento migliore della Lazio che arriva il guizzo che l'inerzia del derby. A firmare l'1-0 non è un attaccante, ma Gianluca Mancini: il centrale giallorosso svetta sul calcio d’angolo battuto da Niccolò Pisilli e di testa supera Furlanetto, facendo esplodere l'Olimpico.
Un colpo pesantissimo, che consente alla Roma di chiudere avanti il primo tempo e di rientrare negli spogliatoi, complici i risultati sugli altri campi, al terzo posto in classifica. Prima dell'intervallo, però, c'è anche tempo per il primo vero momento di tensione tra le due squadra quando Cancellieri e Mario Hermoso vengono faccia a faccia per un precedente contrasto del centrocampista laziale con Svilar.

Gianluca il mattatore
La ripresa si apre esattamente come era iniziata la partita: con una Roma aggressiva, intraprendente e subito alla ricerca del colpo del definitivo ko. Gasperini inserisce Stephan El Shaarawy al posto di Pisilli e i giallorossi aumentano ulteriormente pressione e intensità offensiva, costringendo la Lazio a difendersi nella propria metà campo.
E così, a salire in cattedra, in questa fase, è, suo malgrado, Furlanetto. Il portiere biancoceleste tiene a galla i suoi con due interventi decisivi nel giro di pochi minuti: prima respinge una spettacolare conclusione in semisforbiciata di Malen, poi si supera sul calcio di punizione di Paulo Dybala, tra i migliori in campo, riuscendo con la punta delle dita a evitare che il pallone si infili sotto l’incrocio dei pali.

Ma proprio dall’angolo successivo arriva l’episodio che indirizza definitivamente il derby. Ancora un calcio piazzato, ancora Mancini protagonista assoluto: il difensore romanista svetta nuovamente più in alto di tutti e firma il 2-0, scavando un solco pesantissimo tra le squadre. L’Olimpico esplode e, questa volta, il mattatore giallorosso dell'incontro può correre a festeggiare sotto la Curva Sud.
Nervi tesi, squadre in 10
Il raddoppio della Roma finisce inevitabilmente per aumentare la tensione del derby. La partita si incattivisce con il passare dei minuti: prova ne sia che, dopo 70 minuti, l’arbitro Maresca è costretto a intervenire con decisione dopo una mini rissa scoppiata al limite dell'area giallorossa. A farne le spese sono Wesley e Rovella, venuti alle mani nel corso di un parapiglia che ha coinvolto una buona dozzina di giocatori tra spintoni, proteste e tensione alle stelle.
La Roma, però, a differenza della Lazio - Daniele Maldini avrebbe meritato il rosso per un intervento a gamba tesa su Hermoso - riesce a non perdere lucidità nel momento più delicato della partita. I giallorossi continuano a restare concentrati sull’obiettivo, gestendo il finale con maturità e conducendo in porto un derby pesantissimo nella corsa Champions.

Il successo, infatti, assume un valore ancora più grande alla luce di quanto accaduto contemporaneamente a Torino, dove la Juventus è stata sconfitta dalla Fiorentina. Il risultato dello Stadium cambia infatti gli equilibri della classifica e permette alla squadra di Gasperini di scavalcare proprio i bianconeri, prendendosi il quarto posto a novanta minuti dalla conclusione del campionato.
Una posizione che, al momento, significherebbe qualificazione alla prossima edizione di Champions League e che rende il trionfo nel derby Lazio ancora più prezioso.
