2014: Il Siviglia perpetua la maledizione del Benfica
Quando Béla Guttmann venne esonerato dal Benfica nel 1962, lasciò in eredità una profezia destinata a diventare leggenda: senza di lui, il club non avrebbe più sollevato una Coppa europea. Da allora, finali perse in serie - 1963, 1965, 1968, 1988 e 1990 in Coppa dei Campioni, 1983 e 2013 in Coppa UEFA - hanno alimentato la maledizione. Nel 2013‑14, però, le Aquile sembrano avere finalmente la squadra per spezzarla. Con Jorge Jesús in panchina, firmano un triplete nazionale e puntano con decisione anche al trofeo continentale.
Dall’altra parte c’è il Siviglia, che l’Europa League la conosce come pochi. I Palanganas hanno già centrato la doppietta 2006‑2007 e, con Unai Emery - ex centrocampista della Real Sociedad, tecnico rivelazione con Almería e poi restauratore del Valencia - hanno trovato un allenatore capace di trasformare il club in una macchina europea. Dopo la parentesi negativa allo Spartak, il basco torna in patria e a Nervión diventa un riferimento assoluto.
La finale è una battaglia di 120 minuti senza reti. Si va ai rigori. In un’epoca in cui i portieri potevano ancora avanzare senza l’obbligo del piede sulla linea, Beto manda fuori giri Tacuara Cardozo. Rodrigo Moreno non va meglio. I giocatori del Siviglia, invece, non tremano: quattro rigori su quattro, 4‑2, e un’altra notte di gloria per Nervión.
2015: Seconda doppietta consecutiva
Nel 2015 il Siviglia va a caccia della seconda doppietta consecutiva in Europa League. La semifinale è già un romanzo: al Mestalla, il gol di testa di Stéphane Mbia all’ultimo secondo gela il Valencia e manda Emery in finale. L’ex tecnico dei che esplode in una corsa sfrenata sotto il settore ospiti, gesto che gli costerà l’antipatia di buona parte dell’afición blanquinegra, che avrebbe preferito maggiore compostezza.
La finale contro il Dnipro sembra in discesa, ma gli ucraini colpiscono subito: l'ex Fiorentina e Milan Kalinic svetta e firma l’1‑0 dopo appena sette minuti. A Varsavia, però, il polacco Grzegorz Krychowiak trova il varco giusto in area e rimette tutto in equilibrio (28’). Tre minuti più tardi, il figlio di casa José Antonio Reyes illumina la notte con un assist perfetto per Carlos Bacca, che salta Boyko e ribalta il risultato (31’). Il Dnipro non si arrende e Ruslan Rotan infila una punizione all’incrocio poco prima dell’intervallo (44’).
Alla lunga, però, emerge la superiorità del Siviglia. Ancora Bacca, servito da Vitolo, firma la doppietta che vale il 3‑2 e consegna a Nervión un’altra notte di gloria europea.
2016: Lo storico three-peat
Nel 2016 il Siviglia insegue lo storico three‑peat. Il Liverpool di Jürgen Klopp è una squadra in piena trasformazione, identità nuova ma ancora in costruzione; dall’altra parte, Nervión vede la possibilità di entrare definitivamente nella storia della competizione.
Quindici anni dopo la folle finale contro l’Alavés (5‑4 dts), i Reds colpiscono per primi: Daniel Sturridge inventa un esterno sinistro meraviglioso che si infila all’angolino (35’).
Come l’anno precedente, il Siviglia va al riposo sotto, ma la ripresa cambia tutto immediatamente. Mariano sfonda sulla destra dopo appena un minuto e serve Kevin Gameiro per l’1‑1 (46’). Poi sale in cattedra il capitano Coke: prima firma il sorpasso al 64’, poi, sei minuti più tardi, completa una doppietta inattesa che chiude la finale (70’).
Il Siviglia di Emery entra così nella leggenda: tre Europa League consecutive, un’impresa che nessun club aveva mai osato immaginare.
2019: L'unico fallimento con l'Arsenal
Nel 2019 arriva l’unico vero inciampo europeo della carriera di Unai Emery. Dopo il ciclo trionfale al Siviglia e i due anni al PSG segnati per sempre dalla Remontada del Camp Nou (6‑1, dopo il 4‑0 dell’andata), il tecnico basco accetta la sfida più complessa: raccogliere l’eredità di Arsène Wenger all’Arsenal. Una trappola perfetta, eppure riesce comunque a riportare i Gunners in una finale europea.
Come nel 2015, Emery elimina il Valencia in semifinale e si presenta all’ultimo atto da specialista assoluto della competizione. Il Chelsea, però, è un ostacolo enorme. L’Arsenal non vince un trofeo continentale dal 1994 e l’ultima finale - quella del 2000 contro il Galatasaray di Hagi - è ancora una ferita aperta.
A Baku, il derby londinese resta bloccato fino all’intervallo (0‑0). Poi la partita si accende: su cross di Emerson Palmieri, Olivier Giroud, ex Gunner, si tuffa di testa e firma l’1‑0 (49’). All’ora di gioco Eden Hazard pesca Pedro sul secondo palo per il raddoppio (60’), quindi lo stesso Hazard chiude virtualmente i conti dal dischetto (65’).
L’Arsenal prova a riaprirla con una splendida conclusione di Alex Iwobi (69’), ma Hazard risponde subito e firma la sua doppietta (72’).
Per la prima volta in carriera, Emery perde una finale europea. E pochi mesi dopo, la sua avventura a Londra si chiude con l’esonero.
2021: La prima del Villarreal
Nel 2021 arriva la prima, storica notte europea del Villarreal. Unai Emery sbarca al Madrigal nel 2020 per raccogliere i cocci lasciati dal disastroso passaggio di Quique Setién. Quattordici anni dopo essere stato a un rigore di Juan Román Riquelme dalla finale di Champions League, il Sottomarino Giallo ha finalmente l’occasione di conquistare il primo trofeo della sua storia.
La finale contro il Manchester United si accende su palla inattiva: da una punizione laterale, Dani Parejo pesca Gerard Moreno sul secondo palo, e il bomber spagnolo sblocca il risultato. Nella ripresa, dopo una conclusione deviata, Edinson Cavani è il più rapido a ribadire in rete e a riportare tutto in equilibrio.
Come nel 2014, Emery si ritrova davanti alla sua zona di comfort: i rigori. Ma questa volta la serie diventa interminabile.
Dopo venti esecuzioni perfette, tocca ai portieri. Gerónimo Rulli calcia all’incrocio, poi intuisce la direzione del tiro di David de Gea e lo respinge. È il rigore che consegna a Emery la quarta Europa League della carriera e il primo titolo assoluto nella storia del Villarreal.
