Italia, Mancini pronto al bis sulla panchina azzurra: la FIGC punta su di lui per il nuovo ciclo

Roberto Mancini da CT azzurro
Roberto Mancini da CT azzurroCLAUDIO VILLA / GETTY IMAGES EUROPE / GETTY IMAGES VIA AFP

Roberto Mancini è sempre più vicino al ritorno sulla panchina azzurra, con un’intesa di massima già raggiunta e solo gli ultimi passaggi istituzionali da completare. La decisione definitiva arriverà dopo il voto federale del 22 giugno, ma il tecnico che portò l’Italia al trionfo europeo è ormai il candidato favorito per aprire un nuovo ciclo

Roberto Mancini è tornato al centro del progetto azzurro. Non come suggestione o come operazione nostalgica, ma come candidato concreto alla panchina dell'Italia. A tre anni dalle dimissioni che avevano spaccato l’opinione pubblica, il suo nome è di nuovo quello più forte sul tavolo federale, in attesa che il quadro politico della FIGC si chiarisca definitivamente.

Il punto di svolta arriverà il 22 giugno, quando l’assemblea eleggerà il nuovo presidente federale. La corsa vede Giovanni Malagò in vantaggio su Giancarlo Abete, e il rapporto storico tra Mancini e l’attuale numero uno del CONI è un elemento che pesa nella costruzione del nuovo assetto tecnico. Senza quell’incastro, la trattativa potrebbe cambiare direzione; con Malagò eletto, invece, il ritorno del Mancio diventerebbe un passaggio quasi naturale. Per questo, nonostante l’intesa di massima sia già stata raggiunta, la firma non arriverà prima del voto.

La rescissione con l'Al-Sadd e un rapporto da ricucire

Sul piano contrattuale, l’uscita dall’Al Sadd non rappresenterebbe un ostacolo. Mancini, che compirà 62 anni a novembre, ha un accordo fino al 2028 con il club qatariota, fresco di titolo nazionale, ma la rescissione non sarebbe un problema. Il vero nodo è un altro, più sottile e più profondo: riconquistare la fiducia del pubblico italiano. L’addio del 2023, improvviso e accompagnato dalla scelta dell’Arabia Saudita, lasciò una ferita aperta. Lo stesso allenatore, negli ultimi mesi, ha ammesso più volte di aver sbagliato, parlando di nostalgia e di un legame con l’azzurro che non si sarebbe mai spezzato. Ma ricostruire la fiducia del pubblico richiederà tempo, e soprattutto risultati.

E i risultati serviranno subito, perché il calendario non concede margini. A settembre l’Italia affronterà Belgio, Turchia e Francia in Nations League, un avvio che non permette rodaggi. Da novembre inizierà invece il percorso verso Euro 2028, con la Slovacchia come primo avversario in un girone che comprende anche Germania e Belgio. È un cammino impegnativo, che arriva in un momento in cui la Nazionale porta sulle spalle il peso di tre mancate qualificazioni consecutive ai Mondiali, un dato che condiziona ogni scelta e ogni valutazione.

In questo contesto, il nome di Mancini torna a essere centrale non solo per ciò che rappresenta, ma per ciò che ha già dimostrato. Nel suo primo ciclo aveva ereditato una squadra smarrita dopo il fallimento del 2018 e l’aveva trasformata in un gruppo riconoscibile, capace di unire gioco, identità e risultati. La vittoria di Euro 2020, la striscia record di 37 partite senza sconfitte, la sensazione di un progetto solido avevano ridato credibilità alla Nazionale. Poi erano arrivate le crepe, la Macedonia del Nord, la Nations League, le dimissioni improvvise. Una parabola che si era chiusa bruscamente, lasciando l’impressione di un lavoro interrotto.

Mancini è l'uomo giusto?

Oggi quella storia torna sul tavolo con un peso diverso. Non si tratta di ripetere ciò che è stato, ma di capire se Mancini possa essere l’uomo giusto per affrontare un nuovo ciclo, più complesso e più esigente.

La Nazionale ha bisogno di una guida stabile, di un’idea chiara, di una figura capace di restituire direzione a un movimento che negli ultimi anni ha perso continuità. Ed è per questo che il suo nome divide, ma allo stesso tempo convince una parte importante della struttura dirigenziale italiana.

Il resto lo deciderà l’assemblea federale. Fino ad allora, l’Italia resta in attesa, con una certezza soltanto: qualunque sarà la scelta, segnerà l’inizio di un nuovo capitolo. E il nome di Mancini, ancora una volta, è quello attorno a cui ruota tutto.

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