Scegli squadre e giocatori preferiti e ricevi tutte le news!
Calciomercato, notizie, interviste: attiva le notifiche per ricevere gli aggiornamenti selezionati in base alle tue scelte
Come attivare queste notifiche?

Quando un allenatore dice in pubblico che la sua squadra “può vivere altre serate straordinarie come quella del derby, ma anche altre come quella contro il Bologna”, non sta cercando un alibi. Sta mettendo a verbale una confessione.
Ruben Amorim sapeva, e ieri il Ferencváros gliene ha dato la controprova: terza sconfitta in quattro partite di Europa League, stavolta contro un avversario ordinato più che travolgente. Ed è proprio questo il dettaglio che inquieta più del risultato.
Cortocircuito a San Siro
Gli ungheresi hanno pressato con metodo, ma senza quella ferocia che manda in affanno anche le squadre migliori. Il Milan si è inceppato lo stesso. Nessuno offriva una linea di passaggio, nessuno attaccava lo spazio, il pallone girava a vuoto fra uomini fermi.
Quando una squadra non è soffocata e non riesce comunque a respirare, il problema non è l’avversario: è dentro casa.
Le spiegazioni di rito sono sul tavolo, e hanno il loro peso. Un mercato estivo rimasto a metà ha lasciato ad Amorim una rosa corta e poche alternative credibili in certi ruoli, il centravanti su tutti, mentre gli infortuni hanno ristretto ancora il campo delle scelte. Ma queste ragioni spiegano il tetto della squadra, non il suo pavimento.

All’intervallo il tecnico ha giocato le carte migliori, Pulisic, Gila e Moreira, tre dei titolari più solidi. L’intensità è cresciuta, la partita è rimasta dov’era. Se il guaio fosse stato soltanto chi stava in campo, quei tre cambi l’avrebbero raddrizzata.
Più rivelatore è ciò che è accaduto ai giocatori da cui ci si attendeva ordine e invenzione. Jashari avrebbe dovuto dare tempi e respiro alla manovra: ha prodotto passaggi corti, errori e poca serenità, trasmettendo ai compagni più apprensione che fiducia. Cisse ha attraversato il primo tempo senza lasciare tracce, con un solo tiro, da buona posizione e fuori misura, prima di uscire all’intervallo con un’ammonizione a referto. Quando due dei principali riferimenti creativi spariscono insieme, una squadra scopre di non avere un piano alternativo.
I gesti che finiranno nelle sintesi sono, in fondo, il sintomo e non la malattia: il retropassaggio sciagurato di De Winter, il pasticcio di Torriani, la distrazione sul secondo gol. Sono gli errori di chi gioca senza riferimenti, a corto di energia nelle gambe e di attenzione nella testa.
Diavolo a due facce
Il vero nodo è più sottile dell’altalena fra due Milan: esiste una squadra sola, e dipende dalla temperatura emotiva della serata.
Nel derby, sentito e atteso, aveva trovato da sé l’energia. Contro il Ferencváros, in una notte senza la stessa elettricità, la luce è rimasta spenta e nessuno ha saputo dove cercare l’interruttore.

Una squadra che ha bisogno di un’occasione speciale per accendersi vive di stati d’animo, non di sistema. L’impressione, ieri, era che l’Europa League fosse stata trattata come un impegno minore, e un calendario fitto non perdona queste gerarchie.
Da qui in avanti ogni sfida continentale peserà come una piccola finale. Amorim lo aveva già detto con la sua frase post derby, ma descrivere il problema non basta a risolverlo. Il Milan sa già chi è quando la serata lo asseconda. Resta da scoprire chi sia quando non lo fa.
SEGUI TUTTE LE NOTIZIE DELLA GIORNATA IN DIRETTA
Per rimanere aggiornato su tutto ciò che accade nel mondo del calcio, segui il nostro live. Notizie, curiosità, approfondimenti e reazioni dai social: tutto in un unico spazio, aggiornato in tempo reale.
Vuoi goderti al massimo il tuo weekend calcistico? Iscriviti a Football Weekender!
