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Commissariamento Figc, cresce l'incertezza sulla decisione finale e c'è un caso Buonfiglio

Giovanni Malagò
Giovanni MalagòALBERTO PIZZOLI / AFP

Polemiche ancora in vista della votazione della Giunta di martedì, che si pronuncerà sul commissariamento. I cinque pareri voluti dalla FIGC opposti a quelli richiesti dal CONI.

Dopo i quattro pareri giuridici richiesti dal CONI, arrivano i cinque sollecitati dalla Federcalcio. E le conclusioni sono totalmente opposte, aumentando così l'incertezza del voto al quale i 16 membri di Giunta prima, e il Consiglio intero poi, saranno chiamati dalle 13 di martedì prossimo: la FIGC di Giovanni Malagò va commissariata o no?

Mentre cresce l'attesa per la riunione convocata dal presidente CONI, Luciano Buonfiglio, si susseguono le telefonate "politiche" di presidenti di federazione, sponsor, atleti di punta, ed emergono ulteriori elementi di polemica come quello che riguarda il figlio di Buonfiglio e i suoi incarichi professionali in ambito calcistico.

In questo clima teso, tra conta dei voti e battaglie su chi può o non può parteciparvi, sul tavolo di chi dovrà decidere sta per arrivare anche l'incartamento raccolto dalla Federcalcio.

I due quesiti

Ai suoi cinque esperti, tra i quali Sabino Cassese e Bernardo Giorgio Mattarella, la Federcalcio aveva posto due quesiti: se il tesseramento che mancava a Malagò fosse "requisito essenziale" per candidarsi alla presidenza federale, e se quella mancanza sia una "grave violazione" dello Statuto tale da condurre al commissariamento.

Alla prima domanda, la risposta è diametralmente opposta rispetto ai quattro giuristi CONI: il tesseramento non sarebbe per nulla essenziale, perchè il vero requisito fondamentale è l'accredito di una delle componenti e perchè il tesseramento non è previsto per il presidente - sostiene Cassese -.

Alla seconda domanda - che peraltro non entrava nel perimetro di valutazione dei giuristi CONI - la risposta è che non si profila "la grave violazione" in grado di motivare il commissariamento.

Per Ruperto, "l'ammissione di Malagò alla candidatura e dunque l'elezione non puo essere ribaltata", perchè chi si poteva oppore (procura FIGC o organi di garanzia CONI) non lo ha fatto nei termini previsti (7 giorni). Dunque, la nomina di Malagò "è inattaccabile".

Scoca, Medugno, Coccia e Angeletti, su richiesta del CONI, erano invece stati unanimi sul principio che il tesseramento fosse "requisito essenziale" e "l'elezione del non tesserato è invalida".

Niente decisioni politiche

Sul commissariamento, tutti e quattro però attribuiscono al CONI la valutazione di opportunità, "su base tecnico-giuridica" e non "politica".

La stessa linea già espressa nei giorni scorsi da Buonfiglio, che ha invitato i membri di Giunta e Consiglio a scegliere sulla base del diritto e non "di posizioni personali", senza peraltro avere effetto sulla caccia al voto di queste ore.

La battaglia sarà anche sull'ammissione alla votazione di Diana Bianchedi ed Elisabet Spina: la convalida è al collegio dei revisori, ma c'è un corrente di pensiero convinta che il potere 'autocratico' spetterebbe a Buonfiglio, ammesso che lo voglia esercitare fino in fondo.

Insomma, più confronto politico che in punta di diritto, anche se poi ai giuristi si potrebbe finire di nuovo: qualsiasi sia l'esito, ci sono poi Collegio di garanzia CONI, TAR e Consiglio di Stato ai quali, eventualmente, ricorrere. 

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