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Rodrigo Mora, il gioiello del Porto scelto dalla Roma: il profilo completo del talento lusitano

Rodrigo Mora
Rodrigo MoraBRUNO DE CARVALHO / BRAZIL PHOTO PRESS / BRAZIL PHOTO PRESS VIA AFP

Il talento portoghese lascia il Porto dopo essere stato considerato per anni uno dei prospetti più brillanti della sua generazione. Tecnica, dribbling e creatività ne fanno un autentico numero 10: la Roma scommette sul suo potenziale e su un profilo che ricorda Dybala

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Rodrigo Mora è stato indicato fin da giovanissimo come una delle più grandi promesse del calcio portoghese del nuovo millennio.

Cresciuto nel settore giovanile del Porto, il trequartista ha fatto il suo esordio in prima squadra nella stagione 2024/25, quando non aveva ancora compiuto 18 anni, imponendosi rapidamente come uno dei volti più interessanti dei Dragões. In un’annata complicata, chiusa al terzo posto in campionato sotto la guida di Martín Anselmi e con una precoce eliminazione dalla Coppa del Mondo per Club, Mora è stato una delle poche note realmente positive.

Il suo talento è emerso con una rapidità impressionante: tecnica nello stretto, capacità di saltare l’uomo, accelerazioni improvvise e una naturale predisposizione a creare superiorità negli ultimi metri. Al termine della stagione ha collezionato 35 presenze, 11 gol e quattro assist, numeri che sembravano destinati a rappresentare soltanto l’inizio della sua consacrazione.

Con l’arrivo di Francesco Farioli, tuttavia, lo scenario è cambiato. L’allenatore italiano ha chiesto al club l’acquisto di Gabri Veiga e l’assegnazione della maglia numero 10 allo spagnolo ha rappresentato fin da subito un segnale piuttosto chiaro sulle nuove gerarchie. Mora è rimasto al Porto, ma senza più il ruolo centrale che aveva conquistato nella stagione precedente.

Nell’ultima annata ha raccolto 44 presenze, cinque gol e due assist, beneficiando soprattutto della scelta di Farioli di affidarsi a una formazione più alternativa nelle gare di Europa League. Ma, progressivamente, è diventato evidente come il giovane portoghese avesse perso la centralità nel progetto tecnico.

Nonostante ciò, il suo percorso internazionale ha continuato a crescere. Nel marzo 2026 Roberto Martínez lo ha convocato per la prima volta nella nazionale maggiore del Portogallo, anche se senza concedergli l’esordio.

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Un talento destinato a un top club

Quella di Roma non è la prima operazione di mercato importante che ha coinvolto Mora. Nella scorsa stagione il giocatore è stato a un passo dal trasferimento all’Al Ittihad per 63 milioni di euro, ma l’affare è saltato nelle fasi finali.

Il Porto ha sempre considerato Mora uno dei propri gioielli più preziosi e André Villas-Boas non ha mai voluto prendere in considerazione una cessione al di sotto di una determinata soglia. L’operazione con la Roma punta ora a garantire ai Dragões un incasso complessivo di almeno 50 milioni di euro, confermando il valore attribuito dal club al talento cresciuto nel proprio vivaio.

La separazione, però, è arrivata in modo tutt'altro che scontato. In Portogallo la cessione è stata accolta con sorpresa, sia per la cifra sia soprattutto per la destinazione. Mora era considerato un talento destinato, prima o poi, a un grande club europeo con l'ambizione di vincere la Champions League. La Roma rappresenta invece una scelta diversa, ma proprio per questo potenzialmente decisiva nel suo percorso di maturazione.

Le caratteristiche del portoghese

Il principale interrogativo che ha accompagnato Mora all’inizio dell’era Farioli riguardava la fase difensiva. Un giocatore con le sue caratteristiche nasce soprattutto per creare, inventare e saltare l’uomo: non è un centrocampista costruito per garantire intensità e copertura senza palla.

Il calcio di Farioli, però, richiede partecipazione collettiva in ogni fase e Mora ha dimostrato di poter aggiungere anche questo elemento al proprio repertorio. Ha imparato a lavorare maggiormente senza pallone e a interpretare con maggiore disciplina le richieste tattiche dell’allenatore.

Rimane invece un limite strutturale difficile da modificare: la componente fisica. Mora è alto appena 1,68 metri e pesa circa 60 chili, caratteristiche che inevitabilmente lo penalizzano nei duelli individuali e nei contesti in cui il gioco diventa più diretto e muscolare.

Ma è proprio qui che si misura la particolarità del suo profilo. Mora non è un giocatore costruito per dominare fisicamente le partite: deve farlo con il pallone tra i piedi.

Più Dybala che Veiga

La Roma, dunque, non acquista un giocatore già completamente formato, ma una promessa che ha ormai raccolto abbastanza segnali per essere considerata una certezza sul piano del talento. Il rischio fa parte dell'investimento, così come il potenziale.

E proprio la sua collocazione tattica rende interessante l'avventura italiana. Mora è più vicino al modello del fantasista puro che a quello di un centrocampista offensivo moderno chiamato a fare tutto. Per caratteristiche e modo di interpretare il ruolo, il paragone più naturale è con Paulo Dybala: un giocatore capace di vivere tra le linee, accendere la partita con una giocata e trasformare una situazione apparentemente innocua in un'occasione da gol.

Più Dybala che Gabri Veiga, dunque. Più numero 10 che centrocampista. Ed è proprio questa la scommessa della Roma: trasformare uno dei talenti più raffinati emersi negli ultimi anni dal calcio portoghese in un protagonista della Serie A.

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