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Milan, tre punti e idee nuove: Amorim parte col piede giusto, ma restano dubbi da risolvere

Ruben Amorim
Ruben AmorimČTK / imago sportfotodienst / Jonathan Moscrop

Il nuovo Milan inaugura l’era Amorim con una vittoria e una proposta di gioco già riconoscibile. Cissé incanta, Chukwueze sorprende e il Diavolo ritrova entusiasmo: non mancano però interrogativi su alcune scelte e sulle gerarchie ancora da definire.

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Tre punti in tasca e una sensazione diversa. Ruben Amorim inaugura la sua avventura sulla panchina del Milan con un successo che vale molto più del risultato: per la prima volta dopo mesi, attorno ai rossoneri si respira l’idea di una squadra capace di proporre calcio, di attaccare e, soprattutto, di divertire. Un debutto che segna anche un confronto inevitabile con il passato recente: un anno fa l’esordio di Massimiliano Allegri era stato amarissimo, con il Milan sconfitto dalla Cremonese di Davide Nicola e dalla rovesciata di Bonazzoli.

Dodici mesi dopo lo scenario è cambiato. Al posto delle discussioni su un calcio spesso troppo prudente e prevedibile, ci sono i tre punti e la scoperta di un talento come Cissé. Ma soprattutto c’è un Milan che sembra avere idee diverse, più fresche, e una voglia nuova di aggredire le partite. Il percorso è appena iniziato e sarebbe prematuro trarre conclusioni definitive, ma dalla prima uscita emergono già indicazioni interessanti. E anche qualche interrogativo.

Cissé e Chukwueze: le scommesse funzionano

Tra le note più incoraggianti ci sono le risposte arrivate da alcuni singoli. Il nuovo arrivato Mario Gila ha dato solidità e personalità al reparto arretrato, mentre Chukwueze è apparso trasformato nel ruolo di quinto a tutta fascia sulla destra, una posizione centrale nel sistema di Amorim e già interpretata con profitto da Amad Diallo ai tempi del Manchester United.

Il nigeriano ha ritrovato brillantezza, gamba e continuità all’interno della partita, mostrando di poter diventare una pedina importante nel nuovo Milan. Non è andato a segno, ma ha convinto anche il nuovo centravanti rossonero Gonçalo Ramos, sembrato subito a proprio agio nel sistema di gioco e costantemente coinvolto negli ultimi metri.

Poi c’è Cissé. Il gioiello che Amorim ha confessato di apprezzare particolarmente ha lasciato intravedere qualità non comuni, soprattutto considerando la giovane età. Talento ancora da modellare, certamente, ma anche una materia prima che il tecnico portoghese sembra intenzionato a valorizzare.

Fiducia totale a Estupiñán: una scelta discutibile

Non tutto, però, ha convinto. La scelta di puntare con decisione su Pervis Estupiñán, apparso ancora incerto e impreciso in diversi frangenti, apre inevitabilmente una riflessione. Il laterale sembrava poter rappresentare una possibile fonte di entrate sul mercato, con l’Aston Villa tra i club interessati, e invece è partito titolare a Torino. La prestazione non ha cancellato i dubbi.

A rendere ancora più interessante il discorso è la posizione di Diego Moreira. Amorim, parlando nel post-partita, ha spiegato che il nuovo acquisto può giocare da quinto sia a destra sia a sinistra, lasciando però intendere una possibile preferenza per la corsia destra: "Può giocare da quinto sia a destra che a sinistra, forse giocherà più a destra. In un grande club è importante avere due ottimi giocatori per ruolo. Moreira e Chukwueze hanno caratteristiche importanti, difficili da trovare in un solo calciatore. Se non c'è Chukwueze, c'è bisogno di un giocatore con le stesse caratteriche in modo che la squadra non ne risenta troppo".

Un’indicazione che apre inevitabilmente un interrogativo: se Moreira sarà impiegato soprattutto a destra, chi si prenderà la fascia opposta? Estupiñán?

E poi c’è il caso Musah. Al rientro dal prestito all’Atalanta era stato indicato tra i giocatori con la valigia pronta, ma Amorim ha scelto di affidargli una maglia da titolare al fianco di Jashari. L’esperimento non ha restituito risposte particolarmente convincenti. Qualche trama interessante, qualche buona giocata, ma anche una manovra a lungo macchinosa e priva della necessaria fluidità.

È servito l’ingresso di Modric per cambiare passo. Con il croato e Rabiot avanzato sulla trequarti al posto di un Loftus-Cheek impalpabile, il Milan ha ritrovato ordine, pulizia e qualità nella gestione del pallone. Un segnale tutt’altro che secondario: alcuni giocatori sembrano ancora dover trovare la propria dimensione all’interno della nuova idea di calcio.

Musah, Estupiñán, Loftus-Cheek: tutti rimandati. Non bocciati, perché siamo soltanto all’inizio. Ma certamente sotto osservazione.

“Per vedere il mio Milan serve tempo”

Ed è proprio qui che si inserisce la richiesta di pazienza di Amorim: “Per vedere il mio Milan serve tempo”. Una frase che fotografa perfettamente lo stato attuale del progetto. La squadra non è ancora completa, il mercato potrebbe regalare qualche ultimo movimento e diverse gerarchie devono ancora essere definite.

Il portoghese, però, ha già mostrato una caratteristica importante: il coraggio di fare scelte nette. A Torino ha avuto la personalità di affidarsi a giocatori giovani, di sperimentare e di proporre un calcio ambizioso anche su un campo tutt’altro che semplice.

La materia prima non manca. C’è Cissé, c’è la nuova centralità di Chukwueze, c’è un sistema che sembra poter valorizzare caratteristiche rimaste a lungo inespresse. Adesso bisogna mettere ordine, tanto sul campo quanto sul mercato, e risolvere gli ultimi nodi, con il futuro di Rafael Leão inevitabilmente al centro dell’attenzione.

Nel frattempo, una sensazione è già cambiata. Senza Rafa, il Milan ha vinto e, soprattutto, si è divertito. E dopo la scorsa stagione, non è un dettaglio da poco.

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