Puoi aver calpestato i campi di gioco più prestigiosi del mondo, aver partecipato a un Mondiale, aver alzato trofei e aver vinto campionati. Gli esami, però, non finiscono mai, anche (o forse soprattutto) in Serie D. Chiedere a Douglas Costa per conferma. “I primi due mesi sono stati imbarazzanti”, ammette il brasiliano con un sorriso.
L’ex attaccante esterno della Juventus e del Bayern Monaco da qualche mese vive a Verona, in attesa di un trasferimento a Dubai. Nella città degli innamorati, il brasiliano ha trovato una sistemazione temporanea al ChievoVerona, club che ha fatto parte della storia del calcio italiano, prima di collassare e ripartire dai dilettanti.
Una rinascita targata Sergio Pellissier, ex attaccante e capitano del Chievo dei miracoli, e Pietro Laterza, imprenditore e presidente del club, oltre che proprietario dell’Al-Ittifaq di Dubai.
“Inizialmente avevamo un accordo per andare a Dubai, ma lì gli slot per i giocatori stranieri erano già tutti occupati. A quel punto mi ha parlato di una seconda squadra, il Chievo, che militava in Serie D. Mi ha chiesto se mi sarebbe piaciuto venire qui a fare un'esperienza di quattro o cinque mesi, proprio nell'attesa di trasferirmi a Dubai. Ci ho pensato e, con la mia famiglia, abbiamo scelto di fare questa nuova esperienza in Italia, Paese che ho nel cuore”.
Poi aggiunge: "All'inizio ho faticato a trovare il mio ritmo e il giusto modo di interpretare le partite. Poi, gradualmente, mi sono adattato al contesto. Adesso sono felice del nostro modo di giocare”.
Siamo alla vigilia del Mondiale e il Brasile è, come sempre, tra le favorite. Sulla panchina c'è Carlo Ancelotti: pensi che sia l'uomo giusto per riportare la coppa in Brasile?
"Penso che Ancelotti abbia tutte le capacità necessarie per vincere un Mondiale. La nazionale brasiliana ha una tradizione unica e ha sempre a disposizione i migliori talenti del momento. Secondo me se ti affidi a giocatori di grande esperienza e talento come Neymar il cammino è più facile. Senza un giocatore del genere credo che l'obiettivo sarebbe diventato un po' più complicato, anche se alla portata".
Vedi il Brasile come l'assoluto favorito?
"Il Brasile parte sempre tra i favoriti, ma lo sono anche la Francia, la Spagna e la Germania. Il livello del calcio globale è cresciuto tantissimo negli ultimi anni: anche nazionali considerate meno tradizionali hanno compiuto enormi progressi. Se guardiamo all'ultimo Mondiale, il Marocco ha fatto qualcosa di straordinario. I valori sono cambiati: oggi, se non scendi in campo con la massima concentrazione e la voglia di sacrificarti facendo il lavoro sporco, rischi contro chiunque".
Che ricordi ha del Mondiale che ha disputato nel 2018?
"Un ricordo meraviglioso. Fin da bambino ho iniziato a giocare a calcio con l'unico vero obiettivo di andare un giorno al Mondiale. Non avrei mai immaginato di raggiungere club così importanti a livello europeo, ma la Coppa del Mondo era il mio chiodo fisso. Partecipare all'edizione del 2018 è stato il coronamento di un sogno e di un progetto di vita iniziato quando ero piccolissimo".
Quale sarebbe la tua finale ideale per questo Mondiale?
"Non saprei dire chi ci arriverà, ma mi piacerebbe tantissimo vedere una finale tra Argentina e Brasile. Il Superclásico sudamericano racchiude un'atmosfera che, se non sei nato in Brasile o in Argentina, non puoi comprendere appieno. Ho avuto la fortuna di giocarlo: è una partita speciale, completamente diversa dalle altre".
Parlando della Serie A attuale: ti appassiona ancora questo campiona
to, lo segui con interesse?
"Amo profondamente il calcio, ma faccio questa vita da quasi vent'anni. Quando non sono impegnato con la mia squadra, cerco di staccare la spina. Preferisco dedicarmi alla mia vita privata, stare con la mia famiglia, viaggiare e scoprire posti nuovi. Di conseguenza non riesco a seguire la Serie A con grande assiduità e non posso esprimere un giudizio approfondito".
Però un'idea sull'andamento della Juventus te la sei fatta...
"Sì, i risultati della Juventus li guardo sempre. Rispetto agli anni passati, quando la squadra vinceva lo scudetto in modo molto più incisivo, sta facendo così così. Però la Juve resta sempre la Juve: sono convinto che tra poco tempo tornerà sui livelli che le competono".

Pensi che Luciano Spalletti possa essere il profilo giusto per la Juventus per avviare un ciclo vincente?
"La dirigenza bianconera sa benissimo cosa sia meglio per il club. La Juventus ha una storia gloriosa alle spalle e lavora sempre per fare il massimo. Ho visto qualche partita e mi piace il modo di esprimere il calcio; auguro a Spalletti il meglio per la sua carriera".
Il calcio italiano ha ancora lo stesso fascino di un tempo? Spesso, confrontato con i ritmi della Champions League, sembra un calcio differente.
"Mi sono letteralmente innamorato del calcio italiano negli anni '90, l'epoca di Del Piero e di Ronaldo il Fenomeno all'Inter. In quel periodo storico la Serie A era indiscutibilmente il campionato più forte e spettacolare del mondo e io lo seguivo con enorme ammirazione. Quando poi ho avuto l'opportunità di giocarci l'ho apprezzato tantissimo. Anche se, per caratteristiche, non sono mai stato un amante della fase difensiva, l'Italia mi ha aiutato moltissimo a evolvermi, a migliorare il mio modo di giocare e a imparare molto sul piano tattico. È un calcio che porterò sempre nel cuore. So che oggi alcune cose sono cambiate e che il ritmo generale è diverso, ma sono convinto che la Serie A tornerà ai fasti di un tempo".

Parliamo del Bayern Monaco, un'altra sua ex squadra. Ha disputato partite incredibili in Europa, come quella contro il Paris Saint-Germain. È quello il vero modello di calcio?
"Dipende dai punti di vista. A me piace il calcio offensivo, quello delle squadre che creano tanto e segnano molto. Ho avuto il privilegio di giocare nel Bayern e la filosofia del club è sempre stata questa: accettare il rischio. Per me il calcio spettacolare è questo. Preferisco di gran lunga guardare una partita che finisce 3-3 piuttosto che uno 0-0 o un 1-0 basato esclusivamente sulla fase difensiva. Il rischio di commettere un errore fa parte della bellezza del calcio".
Che ricordi conservi dell'esperienza in Germania?
"Ho dei ricordi fantastici. Al Bayern Monaco sono stato allenato da giganti come Pep Guardiola, Carlo Ancelotti e Hansi Flick. Ho avuto la fortuna di lavorare con i tecnici più forti in circolazione. Abbiamo vinto molto, dominando la Bundesliga. Resta il piccolo rammarico di non essere riusciti a conquistare la Champions League in quegli anni, anche se poi ci siamo rifatti vincendo il Mondiale per Club. Ho solo splendidi ricordi del Bayern".
Ha citato Guardiola, un nome che spesso viene accostato alla panchina della Nazionale Italiana. Crede che un profilo come il suo potrebbe far compiere il salto di qualità definitivo al movimento calcistico italiano?
"Se l'Italia riuscisse a prendere Guardiola, sarebbe una bellissima svolta. Per quanto mi riguarda, Pep è l'allenatore più forte della storia del calcio. C'è da dire che gestire una nazionale è un lavoro completamente diverso rispetto a un club. In un club alleni i calciatori tutti i giorni, mentre in nazionale vedi il gruppo magari ogni tre mesi. Diventa difficile trasmettere un'identità tattica precisa in così poco tempo, soprattutto perché i giocatori provengono da realtà e sistemi difensivi del tutto differenti. Ricordo che quando giocavo nel Brasile capitavano queste difficoltà: io ero abituato a un certo spartito, mentre magari un compagno che arrivava dall'Atlético Madrid applicava concetti difensivi opposti. Coordinare tutto questo in nazionale è complicato per chiunque, ma Guardiola resta pur sempre Guardiola".

Quindi, secondo lei, Guardiola è più forte di Ancelotti?
"Sono due allenatori profondamente diversi. Ancelotti è straordinario nella gestione umana, ha un rapporto splendido con i calciatori e non gli manca davvero nulla sotto quel punto di vista. Guardiola, invece, vive per la tattica: è un allenatore ossessionato dallo studio dei minimi dettagli, un vero studioso del campo. Ancelotti ha una storia immensa che parla per lui e, nonostante gli anni di carriera, continua a dimostrarsi un vincente assoluto".
Ha pensato a quando deciderà di smettere? Ci sta pensando e quale sarebbe il finale perfetto per la sua carriera?
"Non lo so ancora. Finché mi sentirò bene fisicamente sul terreno di gioco e manterrò intatta la voglia di svegliarmi la mattina per andare ad allenarmi, continuerò a giocare. Quando quella scintilla interiore si spegnerà, alzerò le mani e me ne tornerò a casa".
