Chivu, l'artefice del trionfo nerazzurro: con lui l'Inter si cuce sul petto lo Scudetto numero 21

Cristian Chivu
Cristian ChivuReuters

Cristian Chivu ha trasformato l’Inter con la naturalezza dei grandi allenatori, guidandola a uno Scudetto che porta inequivocabilmente la sua firma. Dalla rinascita mentale dopo la batosta europea alla valorizzazione di ogni singolo giocatore, il tecnico rumeno ha costruito un capolavoro che ha riportato i nerazzurri sul tetto d’Italia

Se a inizio stagione qualcuno avesse pronosticato un Cristian Chivu dominatore della Serie A alla sua prima esperienza in una big, sarebbe stato accolto da più di una risata. Non però da chi, ai vertici dell’Inter, aveva intravisto in lui qualcosa che gli altri non vedevano ancora.

La scintilla tra le parti è riesplosa in estate, dopo una parentesi breve ma rivelatrice al Parma: chiamato il 18 febbraio 2025 a salvare una squadra terzultima, l’ha condotta fino al sedicesimo posto, restituendole dignità e futuro. Un lavoro lampo, ma sufficiente per mostrare a Marotta e alla dirigenza nerazzurra la stoffa del tecnico e dell’uomo. Tanto è bastato per riportarlo ad Appiano Gentile, casa sua dal 2017 al 2024, quando aveva plasmato generazioni di giovani allenando Under 14, U-17, U-18 e Primavera.

Una gavetta costruita mattone dopo mattone, con la stessa maglia che aveva indossato da giocatore per sette anni. Un cerchio che si chiude e si riapre, perché l’esordio tra i “grandi” non poteva essere più luminoso: una stagione da urlo, una crescita esponenziale, un impatto che ha sorpreso persino chi lo conosceva bene.

La rinascita dopo la batosta: Chivu riparte dalla testa

Fin dalle prime gare, ancora durante il Mondiale per Club, la mano del rumeno si è vista nitidamente. Nonostante l’eredità pesante lasciata da Simone Inzaghi e quel 5-0 in finale di Champions che avrebbe potuto lasciare scorie profonde, Chivu ha capito subito che il primo terreno su cui intervenire non era tattico, ma mentale.

Restituire serenità, ricompattare un gruppo ferito, convincere una rosa abituata a vincere a fidarsi di un allenatore giovane e alla prima vera ribalta. Missione compiuta. E non solo: Chivu ha trasformato quell’Inter, rendendola più fluida, più imprevedibile, più libera di esprimersi.

Chivu festeggia insieme ai giocatori dell'Inter
Chivu festeggia insieme ai giocatori dell'InterREUTERS/Jennifer Lorenzini

Dimarco, Zieliński e non solo: il lavoro sui giocatori

Uno dei capolavori del tecnico è stato Federico Dimarco. Da 60 minuti medi a partita con Inzaghi, è passato a essere un titolare da 90 minuti quasi fissi, sempre brillante, sempre lucido, sempre decisivo. Il risultato? Miglior assistman del campionato e principale pericolo offensivo in tutta la Serie A. Una metamorfosi mentale prima ancora che fisica.

Ma il lavoro di Chivu ha toccato ogni reparto. In attacco, Lautaro ha continuato a essere il faro nonostante qualche stop fisico, senza che gli infortuni pesassero davvero sul rendimento della squadra: il merito è di un ricambio all’altezza, con un Pio Esposito sorprendente, un Bonny sempre prezioso e un Thuram altalenante ma letale nei momenti decisivi, come nel 3-4 di Como che ha segnato la svolta della stagione.

E poi Zieliński: oggetto misterioso con Inzaghi, diamante purissimo con Chivu. Utilizzato ovunque in mediana, ha dato ritmo, qualità, gol, assist e una capacità di far girare il motore nerazzurro con una naturalezza che nessuno aveva mai visto in lui in Italia.

Un titolo che porta la sua firma

Il trionfo dell’Inter in Serie A, insomma, porta il nome di Cristian Chivu. Senza giri di parole. Ha costruito la squadra mentalmente a luglio, l’ha modellata tatticamente tra agosto e settembre, l’ha accompagnata umanamente quando la macchina ha iniziato a correre da sola.

Poi, qualche accortezza qua e là, qualche aggiustamento chirurgico, la capacità di non perdere mai la vetta una volta conquistata. L’esperienza, forse, è mancata in Champions, dove l’eliminazione ai playoff brucia ancora. Ma è un dettaglio nella cornice di una stagione che sembra l’inizio di qualcosa di molto più grande.

Perché se questo è solo il primo capitolo della storia tra Chivu e l’Inter, è legittimo chiedersi fin dove potrà arrivare il resto del libro.

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