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Il primo dei sette gol lo segnò proprio lui. Era l’aprile del 2007, Old Trafford ribolliva e Michael Carrick, centrocampista dai piedi educati in una squadra che sembrava non avere confini, aprì il 7-1 con cui lo United rispedì la Roma fuori dalla Champions.
Diciannove anni dopo Carrick è di nuovo lì, ma a bordo campo. Allena un club che nelle ultime nove partite ha collezionato sei sconfitte e tre pareggi, e ha dimenticato che faccia abbia una vittoria.
La Roma, ora, va a bussare a quella porta con una novità storica: per la prima volta il pronostico le sorride.
Il conto aperto
A Old Trafford i giallorossi sono stati quattro volte e quattro volte hanno perso.
Due di quelle serate sono finite negli annali per le proporzioni più che per il gioco: il 7-1 di Carrick e compagni, appunto, e il 6-2 con cui, nel 2021, lo United aprì la semifinale di Europa League.
A quella seconda notte l'attuale tecnico dei Red Devils partecipò dalla panchina, come collaboratore di Solskjær. Due volte la Roma ha lasciato il biglietto da visita sul prato inglese, e due volte ha trovato lui ad accoglierla.
Una squadra straripante
Il 27 agosto, quando l’urna mise i due club sulla stessa strada, nessuno la scambiò per una passeggiata.
Da allora la corazzata di Gasperini ha cominciato a segnare come chi non intende discutere: 36 gol in 13 partite, quasi 2,8 di media. In campionato sono arrivate sette vittorie e tre pareggi, e i pareggi sono quelli con Inter, Como e Napoli, le partite in cui di solito si capisce di che pasta è una squadra.
In Europa l’unico inciampo è il 3-4 con il Real Madrid, al termine di una gara in cui i blancos erano stati dominati per ottanta minuti.
Il bene più prezioso, però, è l’abbondanza: venti titolari praticamente intercambiabili, una rosa in cui il turnover smette di essere un problema e diventa un’arma.
Il caso United
Dall’altra parte c’è una squadra che ha smesso di assomigliare a se stessa. L’ultimo ko è di sabato, 2-0 contro il Chelsea. L’ultima vittoria risale al 10 settembre, al debutto europeo con gli azeri del Sabah, un’illusione durata una sera.
In Premier il bilancio parla di una vittoria, quattro pareggi e quattro sconfitte: sette punti in nove giornate, meno di uno a partita. Vuol dire 16° posto, appena sopra la zona retrocessione - a pari punti con il Crystal Palace e davanti soltanto a Nottingham Forest e Sunderland, ferme a 6 e a 5 -. La Coppa di Lega, invece, è già alle spalle.

In Champions sono arrivati lo 0-2 con l’Atlético Madrid e il 4-1 subìto dal Como, il risultato che meglio fotografa lo smarrimento.
Anche lo spogliatoio scricchiola. Ci sono stati un paio di episodi interni, e due uomini-simbolo come Lisandro Martínez e Bruno Fernandes hanno criticato pubblicamente le scelte del club. I tifosi sono pronti a chiedere l’ennesima rivoluzione, e in quel caso il nome di Carrick sarebbe il primo a cadere.
La partita nella partita
Se si cerca il punto in cui le due traiettorie si toccano, bisogna guardare al pallone. Nelle prime giornate di Champions la Roma è la seconda squadra per possesso (61,3%), preceduta solo dal Barcellona (65,4%).
Lo United è terzo tra quelle che ne concedono di più: 1781 passaggi agli avversari, dopo Slovan (2026) e Feyenoord (1864). Chi vuole tenere la palla incontra chi non ha troppa fretta di riprenderla: sulla carta, un matrimonio di convenienza.
Gasperini, del resto, ha già dimostrato di non soffrire l’atmosfera di quello stadio. Nel 2021/22 la sua Atalanta andò sul 2-0, poi perse 3-2 a nove minuti dalla fine per un gol di Cristiano Ronaldo. Fu una sconfitta, ma anche la prova che quel calcio, anche lì, sapeva far male.
La trappola
Ed è qui che il pronostico mostra il suo lato velenoso. Il favorito ha per definizione qualcosa da perdere. Lo United, dopo nove partite senza vittorie, ha poco da perdere, e questo lo rende imprevedibile.
Una squadra in cerca di riscatto non va sottovalutata, ma neppure temuta più del dovuto: va giocata.
Gasperini cerca una notte che ne cancelli due, Carrick una che gliene faccia dimenticare nove.
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