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La fortezza e il gigante inglese: il Como di Fàbregas sfida lo United a digiuno da sei gare

Cesc Fàbregas
Cesc FàbregasCLAUDIO VILLA / GETTY IMAGES EUROPE / GETTY IMAGES VIA AFP

Primo incrocio di sempre tra i lariani e un club inglese, alla terza giornata di Champions. Fàbregas, che al Sinigaglia ha vinto 32 partite su 40, cerca un’altra notte da favola; Carrick, senza successi da sei gare, una risposta dal campo.

Fino a pochi mesi fa nessuno avrebbe immaginato una serata così, nemmeno chi ci credeva davvero. Mercoledì 21 ottobre, alle 18.45, il Giuseppe Sinigaglia, impianto raccolto e affacciato sull’acqua, apre le porte al Manchester United. Da una parte il club inglese più presente nella storia della Champions League, dall’altra una squadra che in quel torneo ha appena mosso i primi passi.

Non si sono mai incontrate. Il Como, prima d’ora, non aveva mai affrontato una formazione inglese. Quando l’arbitro darà il via, la distanza tra le due storie sembrerà ancora più grande, ma poi si giocherà, e sul prato conteranno altre misure.

Como, la fortezza sul lago

Il Como arriva con il passo di chi ha smesso di sentirsi ospite. Domenica a Firenze ha vinto 3-1 e ha indirizzato la partita in quattro minuti: Liberali al 31', Paz al 35', poi Douvikas nella ripresa a chiudere i conti. Paz, con un gol e un assist, ha firmato una serata da 8,3 in pagella. Nel bagaglio di Cesc Fàbregas c’è poi un dato che pesa più di ogni pronostico: tra le mura amiche i lariani hanno vinto 32 volte in 40 partite. Sono numeri da fortezza, non da outsider, e per chi arriva da fuori il Sinigaglia è diventato un posto scomodo.

In Champions, finora, il Como ha conosciuto entrambe le facce del torneo. All’esordio il 4-1 al Lipsia ha fatto rumore ben oltre la Lombardia. Alla seconda giornata, a Rotterdam, il 3-2 subìto dal Feyenoord ha ricordato che qui ogni distrazione si paga. Le due partite raccontano bene la squadra: abbastanza fragile da essere umana, abbastanza spavalda da segnare in qualunque scenario.

I lariani sono il dodicesimo club italiano diverso a presentarsi in Champions e una delle quattro debuttanti di questa edizione, insieme a LASK, Sabah e Viking. Sono però gli unici ad aver conquistato l’accesso senza passare dai preliminari, grazie al quarto posto in Serie A, il miglior piazzamento della loro storia, che li ha portati anche al primo ingresso assoluto in una competizione UEFA. Prima di loro, in Europa dalla porta principale erano entrati soltanto il Lipsia nel 2017, il Brest e il Girona nel 2024.

Como a pari punti con lo United in Champions
Como a pari punti con lo United in ChampionsFlashscore

United, un blasone da difendere

Dall’altra parte c’è una squadra che porta il proprio blasone come un peso e come una promessa. Per lo United è la ventiseiesima partecipazione alla Champions, record inglese, ma anche la prima dopo due stagioni di assenza. L’ultima, nel 2023/24, si chiuse all’ultimo posto in un girone con Bayern, Copenaghen e Galatasaray: una vittoria, un pareggio, quattro sconfitte. Stavolta il cammino era cominciato meglio. Prima di Madrid, nella fase a campionato delle competizioni europee, i Red Devils avevano infilato sei successi consecutivi e nove partite senza ko.

Il 2-0 dell’Atlético, il 13 ottobre, ha spezzato entrambe le serie. Cinque giorni dopo, a Elland Road, è arrivato l’1-1 nel derby dei Pennini contro il Leeds, con Mbeumo a portare avanti gli ospiti al 35' prima del pareggio avversario. Sono sei le partite senza vittoria in tutte le competizioni. Michael Carrick deve fermare l’emorragia proprio dove la squadra soffre di più, in trasferta, dove in Champions ha vinto una sola delle ultime dieci volte. Quel successo, per una curiosa coincidenza, risale al suo primo giorno in panchina: il 2-0 di Villarreal, novembre 2021.

I numeri, però, non raccontano soltanto difficoltà. Contro le squadre italiane lo United ha perso appena due delle ultime sedici partite, con dieci vittorie e quattro pareggi. In trasferta in Italia è uscito sconfitto una sola volta nelle ultime otto, con quattro successi e tre pareggi. E c’è un dato che promette spettacolo: nessuna delle ultime cinquanta partite europee degli inglesi è finita a reti inviolate.

È una sfida che si scrive quasi da sola. Da un lato Fàbregas, ex centrocampista che ha costruito una squadra a sua immagine, con la palla al centro e il coraggio di giocarla. Dall’altro un club storico e ferito, guidato da Carrick, anche lui ex regista e uomo di un’altra epoca di grandi serate europee, in cerca di una risposta che arrivi dal campo prima che dalle parole. Sul lago si prepara la notte che il Como aveva sognato e che ora può giocare da protagonista.

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