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Adesso. È la parola che attraversa questa terza giornata di Champions e che le italiane si ritrovano addosso senza nemmeno il tempo di prepararsi: il campionato ha appena fatto il suo giro, il prossimo weekend è già alle porte e in mezzo, incastrata come un'ospite ingombrante, c'è l'Europa, che non concede sconti e non guarda in faccia nessuno.
Martedì e mercoledì tocca a Napoli, Roma, Como e Inter, quattro squadre arrivate allo stesso appuntamento per strade diversissime: una con la ferita di una sconfitta ancora aperta, una con il rimpianto di una notte buttata via, una con il sogno di una prima volta, una con l'acqua alla gola.
Napoli-Bodø/Glimt
Si comincia martedì, e il primo sguardo va a Napoli, dove Massimiliano Allegri porta in dote più domande che certezze. La sconfitta in campionato è solo l'ultimo capitolo di una serie di prestazioni che hanno lasciato addosso la sensazione di una squadra mai del tutto a fuoco, e l'Europa, da sempre, è il posto dove i dubbi o si sciolgono o si moltiplicano.
Davanti ci sarà il Bodø/Glimt, giunto dal Circolo Polare Artico con la sua fama di squadra a due facce: letale tra le mura amiche, imprevedibile, nel bene e nel male, appena varca la soglia di casa.
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Sarà il primo confronto in assoluto tra le due formazioni e tra i norvegesi c'è anche un volto che da queste parti non è affatto sconosciuto, quello di Jens Petter Hauge, ex rossonero, che l'Italia l'ha già vista da vicino e al Napoli ha già fatto male in passato.

Roma-Slovan Bratislava
Nella stessa sera, a poco più di duecento chilometri da lì, il copione cambia genere e passa dall'incertezza al sapore dell'incompiuto. La Roma di Gian Piero Gasperini, sfavillante e fragile nella stessa misura, è ancora lì a leccarsi le ferite di quella notte contro il Real Madrid: un 4-3 pirotecnico e insieme crudele, arrivato dopo una rimonta da 3-1 che sembrava già il racconto di una serata storica e si è trasformata in un ko.
Prima c'era stato il pareggio d'esordio con il Fenerbahçe, e allora all'Olimpico, contro lo Slovan Bratislava, non c'è soltanto una partita da vincere ma una prima vittoria in Champions da andare a prendere.
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Gli slovacchi, a conti fatti, sono l'ultima della graduatoria: zero punti e la peggior differenza reti, meno otto. Anche qui è il primo incrocio assoluto fra le due squadre, e per la Roma, forse, il rischio più grande è proprio quello di scambiare l'occasione per una formalità.
Como-Manchester United
Passa un giorno e il baricentro si sposta verso nord, fin sulle rive del lago. Il Como di Cesc Fàbregas ospita il Manchester United di Michael Carrick, e c'è qualcosa di quasi poetico in questa sfida tra due ex centrocampisti, due uomini cresciuti nel culto del palleggio e dell'intelligenza tattica, ora seduti sulle panchine opposte.
Gli inglesi, tre punti su sei e una differenza reti di +2, siedono proprio accanto ai lariani in classifica: due squadre fianco a fianco, ma con alle spalle vite diversissime.
Per il Como è la prima vera sfida europea di grande calibro, nella stagione in cui l'Europa per la prima volta nella sua storia gli ha aperto le porte. Per lo United è l'occasione di ritrovare un'identità smarrita negli anni, quella di una regina del continente che da tempo cerca la strada di casa e che a Carrick, uno che quella maglia l'ha portata fino al titolo europeo, chiede soprattutto di ricordarsi chi è stata.

Inter-Shakhtar Donetsk
A chiudere il sipario, sempre mercoledì, c'è San Siro, e c'è l'Inter campione d'Italia in carica, che ha l'urgenza di chi sa di non poter più sbagliare. Dopo due sconfitte e zero punti in classifica, i nerazzurri non possono permettersi nemmeno un altro passo falso: la partita con lo Shakhtar Donetsk deve diventare una rampa di lancio, non un'altra occasione mancata.
Gli ucraini arrivano con un bottino di tutto rispetto, quattro punti in due giornate frutto del pareggio con il PSV e del successo sull'AEK Atene, e hanno il fascino un po' ruvido delle squadre che non hanno nulla da perdere. All'Inter, invece, resta una sola strada: risalire il prima possibile la graduatoria.
Le altre
Intanto, sullo sfondo, l'Europa che conta continua a preparare i suoi duelli più attesi. Due, in particolare, hanno già il profumo di una finale anticipata.
Da una parte il PSG di Luis Enrique, campione d'Europa in carica, che accoglie il Barcellona schiacciasassi di Hansi Flick: sfida nella sfida per il tecnico asturiano, che a Barcellona è stato giocatore e poi allenatore, e per questo non sarà mai una partita come le altre.
Dall'altra Bayern Monaco-Arsenal, i bavaresi di Vincent Kompany contro i finalisti della scorsa stagione guidati da Mikel Arteta, due squadre che si guardano da vicino e sanno di potersi dire molto sulle ambizioni di maggio.
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