Vonn torna a parlare dopo la caduta: "Ero pronta, non voglio essere ricordata per l'incidente"

Lindsey Vonn
Lindsey VonnEZRA SHAW / GETTY IMAGES EUROPE / GETTY IMAGES VIA AFP

La sciatrice statunitense sta ancora ultimando la fase di recupero dall'infortunio dell'8 febbraio scorso, e ha parlato per la prima volta a Vanity Fair US.

L'incidente dell'8 febbraio è ancora negli occhi tutti: Lindsey Vonn, tornata sugli sci sette anni dopo il suo ritiro e decisa a disputare i Giochi Olimpici di Milano-Cortina nonostante un ginocchio ko, è tornata a parlare per la prima volta dopo il tragico volo per cui ha rischiato anche l'amputazione.

Lo ha fatto a Vanity Fair US, entrando in merito a tutte le voci di 'estranei' che hanno commentato la sua scelta di voler gareggiare a tutti i costi: "Non sono pazza, so quello che posso o non posso fare. Tutti dicevano che era una follia, che stavo togliendo il posto a qualcun'altra, e tutte queste sciocchezze."

Dopo la caduta sulla pista dell'Olympia delle Tofane e una lunga serie di quattro delicati interventi chirurgici effettuati nei giorni immediatamente successivi a Treviso, Vonn ha continuato il suo percorso di recupero aggiornando in merito alle sue condizioni di tanto in tanto, tramite Instagram e X. 

"Ero esattamente nello stato mentale in cui volevo essere. Ero pronta. Ero la numero uno al mondo, ed ero in corsa per una medaglia olimpica. Adesso sono su una sedia a rotelle".

La caduta e i giorni successivi

Poi prosegue: "Avevo la gamba rotta. Gli sci erano ancora attaccati. La gamba era tutta storta e non riuscivo a togliermeli. Non potevo muovermi e urlavo chiedendo aiuto".

Durante la prima TAC, "a metà esame ho cominciato a sudare. Avevo un dolore fortissimo. Ho urlato con tutto il fiato che avevo: tiratemi fuori. Non si attenuava. Non mollava la presa. Mi è rimasto inciso nel cervello."

Poi Vonn è stata subito ricoverata nell'ospedale della cittadina veneta prima di tornare in Colorado per l'operazione di ricostruzione finale, dopo una serie di imprevisti dovuti alla degenza di un infortunio così grave: "Mi ci è voluto tutto l'autocontrollo possibile per non impazzire".

"Non voglio essere ricordata per questo incidente. Quello che ho fatto prima delle Olimpiadi non l'aveva mai fatto nessuno: volevo vincere le Olimpiadi e la coppa di specialità in discesa, ed ero sulla strada giusta per fare entrambe le cose."

Così come i grandi campioni, c'era quel senso di sazietà sportiva non ancora raggiunta misto ad ambizione che ha riportato l'americana a competere: "Mi piace mettermi alla prova. E non c'è modo che, nella mia vita, io possa essere sfidata, anche solo lontanamente, come mi è successo con lo sci. Quella resterà sempre la mia sfida personale: come faccio a trovare gioia nelle cose normali?"

Il futuro

E adesso che farà? Tornerà a sciare? "Non mi piace chiudere la porta a niente, perché non sai mai che cosa può succedere. Non ho la minima idea di come sarà la mia vita tra due anni, o tre, o quattro. Potrei avere due figli. Potrei non averne e voler tornare a gareggiare. Potrei vivere in Europa. Potrei fare qualsiasi cosa". 

E un'ultima riflessione: "Con un infortunio del genere è difficile dirlo. È un disastro totale. Davvero, sento che sarebbe terribile se la mia carriera dovesse finire con quell'ultima discesa. Ho resistito solo 13 secondi. Ma sono stati 13 secondi davvero belli".