Le sensazioni positive di Cristiano Ronaldo alla vigilia, in conferenza stampa ("Penso che vinceremo"), si sono rivelate errate. E anche in maniera beffarda. La Spagna vince con un gol nel recupero. Un gol che con ogni probabilità chiude la carriera internazionale di CR7.
Alla fine quella con la Spagna sarà probabilmente ricordata come più per l'addio del numero 7 ai grandi palcoscenici che per la prestazione: Mani sui fianchi, sbuffi, poca velocità e spunti e, nel finale, disperazione per il gol subito.

La partita di CR7 inizia subito con i fischi, più di timore che altro, dei tifosi avversari quando viene inquadrato sul maxischermo dell'AT&T Stadium di Arlington. Partono gli inni e l'emozione sale, fino a sfiorare le lacrime quando compare la foto di Diogo Jota, proiettata subito dopo l'inno portoghese.
Poi un siparietto con gli arbitri per la foto di rito prima del fischio d'inizio: lui e Rodri sembrano non capirsi sul da farsi. "La facciamo? Non la facciamo?". Alla fine arriva il click e la partita può iniziare.
Sembra il solito Ronaldo: corsicchia nella trequarti avversaria in attesa di un pallone giocabile, si muove tra le linee e osserva da lontano i compagni difendere.
Il Portogallo rischia di capitolare già all'8', quando Oyarzabal si invola davanti a Diogo Costa ma spreca una clamorosa occasione. CR7 si mette le mani sui fianchi, quasi a chiedersi: "Cosa stiamo combinando?".
La Spagna comanda il gioco e quando il Portogallo prova a ripartire, Ronaldo si dà da fare: prima tenta di saltare due avversari, poi, nell'azione successiva, cade in area sugli sviluppi di un calcio d'angolo e protesta con l'arbitro per una trattenuta di Rodri. Nulla da fare: niente rigore e si continua.
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Il giocatore che ha segnato in più edizioni dei Mondiali (sei) prova a mettersi in proprio al 12': doppio passo e tiro, ma Unai Simón dice di no.
Ronaldo non sembra mai entrare davvero nel vivo del gioco, anche perché è la Spagna a tenere il pallino del match. E gli iberici vanno vicini al vantaggio al 30', quando Dani Olmo, di testa, manca incredibilmente la porta. CR7 è proprio lì davanti a difendere e subito dopo si confronta con il proprio portiere, probabilmente per un'incomprensione nelle marcature.

Ma la zampata può arrivare in qualsiasi momento e al 37' Cristiano mette in apprensione la difesa avversaria con una deviazione acrobatica che costringe Unai Simón, in ritardo e fuori posizione, a un intervento plastico per mantenere il risultato sullo 0-0. Cristiano risponde con una linguaccia, alla Del Piero.
Il primo tempo si chiude con appena due tiri e un xG di 0.19. Troppo poco per uno come lui. Nei secondi 45 minuti avrebbe potuto impensierire Unai Simón soltanto se Pedro Neto, al 51', avesse calibrato meglio il cross sul secondo palo. CR7 non è soddisfatto e torna a sbuffare con le mani sui fianchi.
Otto minuti dopo in area raccoglie una bella sventagliata dalla sinistra, ma non dà potenza né precisione. Sorride e sembra chiedere al compagno di aiutarlo a capire la posizione delle marcature avversarie.

La partita scivola via con le corsette di Cristiano e qualche scatto per pressare il portiere avversario. Tutto sembra portare ai supplementari, ma nel primo minuto di recupero la doccia fredda che rompe la routine della partita del portoghese: Merino segna e Ronaldo inveisce contro i compagni.
Si gioca il recupero per tentare di rimetterla in corsa e Bernardo Silva ha sulla testa la palla del pareggio che però si perde sopra la traversa. A CR7 non resta che raccogliere il pallone dal fondo per far ripartire subito il gioco. Ma non c'è più tempo. Il triplice fischio regala la qualificazione agli iberici e segna la fine della carriera mondiale, da record, di Cristiano Ronaldo.
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