Gravina pubblica il dossier calcio nonostante le dimissioni: "Sistema insostenibile"

Gabriele Gravina e Leonardo Bonucci
Gabriele Gravina e Leonardo BonucciREUTERS/Matteo Ciambelli

La relazione sullo stato di salute del calcio prevista per oggi in audizione e poi annullata è stata diffusa comunque: "Il calcio professionistico italiano perde oltre 730 milioni di euro all'anno".

"L'impossibilità di intervenire ha preso il sopravvento sull'incapacità di individuare possibili soluzioni, ora serve farlo in maniera radicale".

Così Gabriele Gravina, presidente dimissionario della FIGC, nella relazione sul sistema calcio che avrebbe esposto nell'audizione in VII Commissione.

"Un confronto cancellato dopo le mie dimissioni - spiega - come se i problemi fossero conseguentemente risolti". Nel documento, Gravina evidenzia la criticità e le possibili soluzioni, perché "troppe imprecisioni, se non falsità, alimentano la ricerca di colpevoli a tutti i costi". 

L'ormai ex presidente chiarisce

Gravina sottolinea le responsabilità di ciascuna parte in causa: "A mio avviso non è un caso che, nelle materie di diretta ed esclusiva competenza federale, si siano raggiunti risultati ragguardevoli, al contrario delle materie in cui gli interessi delle componenti, così come le reciproche autonomie, si sovrappongono a tal punto da ingessare il sistema".

Il documento elenca i problemi di "un sistema economicamente insostenibile, in cui le risorse generate non bastano a coprire i costi".

Infatti "il calcio professionistico italiano perde oltre 730 milioni di euro all'anno", mentre "il costo delle commissioni pagate dai club agli agenti ha toccato nel 2025 il valore più alto di sempre (oltre 300 milioni di Euro totali)".

Il programma rimasto fermo

Tra i "vincoli" e le "responsabilità" che condizionano lo sviluppo del sistema, mette "al primo posto, per gli effetti

devastanti che ha prodotto sulle fondamenta del sistema calcio italiano, il decreto legislativo 36/2021, che - tra le altre cose - ha abolito il cd 'vincolo sportivo' (con danni probabilmente irreversibili arrecati alla valorizzazione deivivai e quindi anche alla crescita di calciatori potenzialmente utili alla Nazionale): è una legge dello Stato, non una norma federale, sopravvissuta a tre Governi diversi (ministri Spadafora - Governo Conte II / Vezzali - Governo Draghi / Abodi - Governo Meloni)".

Tra le proposte per reagire, 'da tempo sul tavolo', al primo posto c'è il diritto alla scommessa (percentuale di gettito o vincite sul calcio da devolvere al calcio stesso, per valorizzare giovani e impianti): "si tratta solo di recepire, anche in Italia come già avvenuto in molti Paesi europei, un principio sancito da una precisa direttiva europea e, più di recente, richiamato anche dalla Risoluzione della Commissione Marcheschi come un preciso impegno cui il Governo dovrebbe attenersi".

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