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Dalla rivincita di Bastoni alla risposta azzurra: cosa lascia la sfida di Parigi

L'esultanza di Bastoni
L'esultanza di BastoniEmmanuele Mastrodonato / Zuma Press / Profimedia

Sotto la pressione della Francia, l’Italia non perde mai la testa e trova il modo di reagire al vantaggio dei Bleus. L’1-1 porta la firma di Alessandro Bastoni, al secondo gol consecutivo in azzurro: pochi mesi dopo Zenica, il difensore trasforma una ferita ancora fresca in una serata di riscatto.

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Parigi sembrava essersi messa di traverso all’Italia proprio quando la partita chiedeva il massimo. La Francia aveva preso campo, alzato il ritmo e costretto gli azzurri a giocare per lunghi tratti con la schiena verso un monumentale Donnarumma. Il vantaggio dei Bleus poteva diventare l’inizio di una fuga, invece è rimasto soltanto un ostacolo da superare.

L’Italia ha continuato a difendersi, a correre, a cercare il momento giusto per uscire dalla propria metà campo. Non ha avuto il pallone per dominarla, questa partita, e forse proprio per questo il pareggio racconta più di quanto dica il semplice 1-1. Gli azzurri sono rimasti aggrappati alla gara fino a quando si è aperta una fessura.

Dentro quella fessura ci è entrato Alessandro Bastoni.

Il pallone è finito sui piedi del comasco Da Cunha al limite dell’area francese, Bastoni gli è piombato addosso, gliel’ha sfilato e poi ha fatto il resto. Un passo, un altro, la porta di Maignan davanti e il sinistro che ha rimesso tutto in equilibrio. Un gol da difensore soltanto nella carta d’identità: nella dinamica, nell’iniziativa e nella faccia con cui se l’è andato a prendere, c’è molto altro.

È il secondo gol consecutivo in azzurro, dopo quello segnato alla Turchia. Per un centrale sarebbe già una statistica curiosa. Nel caso di Bastoni, però, il significato è molto più profondo.

Zenica non fa più così paura

A Zenica il difensore dell'Inter era finito nel modo peggiore dentro una partita che l’Italia non avrebbe più dimenticato. L’espulsione aveva lasciato gli azzurri in dieci e quella serata era diventata uno dei fotogrammi del lungo cortometraggio che avrebbe portato a un altro Mondiale visto in televisione. Un peso difficile da ignorare, soprattutto per chi quel cartellino rosso lo aveva preso in prima persona.

Da allora Bastoni ha continuato a giocare, incassando critiche e attraversando anche un periodo in cui sembrava tutto più complicato. Senza però concedere a quella serata il diritto di raccontare tutto il resto. Lo ha spiegato lui stesso dopo la Francia: due gol consecutivi non erano nei suoi programmi, la fiducia in sé, invece, non è mai venuta meno. Oltre 300 partite alle spalle, una carriera costruita giorno dopo giorno: troppo per lasciarla definire da uno o due episodi.

Così Parigi gli ha restituito una notte quasi speculare a quella di Zenica. Là aveva lasciato la Nazionale in dieci; qui l’ha rimessa in piedi. Là era diventato parte del problema; stavolta è stato parte della soluzione. E forse è proprio questo il senso più bello del suo gol: non cancellare quello che è successo, ma dimostrare che una storia non è obbligata a finire nel punto peggiore.

Un’Italia che non scappa più dalle difficoltà

Il gol ha cambiato l’inerzia, ma non è stato l’unico segnale. Dopo l’1-1 l’Italia ha avuto anche il coraggio di non accontentarsi. Ha continuato a giocare, a cercare spazi, a rispondere alla Francia senza limitarsi a proteggere il risultato.

È forse questo l’aspetto più interessante emerso a Parigi. Non la prestazione perfetta, perché non lo è stata. Non una superiorità netta, perché non c’è stata. Piuttosto la sensazione di avere finalmente una squadra capace di attraversare una partita difficile senza smarrire la propria identità.

Non è ancora il momento di tirare somme definitive. Ma alcune partite servono proprio a capire se una squadra sta soltanto vivendo una buona serata o se, sotto quella buona serata, sta prendendo forma qualcosa di più solido.

Da Parigi, quindi, non arriva una sentenza, ma un’indicazione. Quella di una Nazionale che, contro un’avversaria di questo livello, ha retto l’urto e ha avuto la lucidità di riaprire una partita che le si era complicata. Ora c’è la Turchia di Vincenzo Montella, già battuta 4-1 a Bursa: vincere ancora significherebbe conquistare matematicamente il terzo posto nel girone, quello che garantisce l’accesso alle teste di serie nelle qualificazioni a Euro 2028.

E dentro questo percorso c’è anche Bastoni, forse il volto più emblematico della serata. Da Zenica a Parigi, dall’ombra di un errore alla luce di un gol pesante: adesso, più di tutto, parla il campo.

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