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Totti e il ritorno alla Roma: "Non mi piace stare in società senza fare niente, serve un progetto"

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Francesco Totti
Francesco TottiEMILIO ANDREOLI / GETTY IMAGES EUROPE / GETTY IMAGES VIA AFP

Francesco Totti si racconta nel giorno dei 50 anni: il possibile ritorno alla Roma, il rapporto con Spalletti, gli allenatori della carriera e la maglia numero 10 a Dybala. "Non va data dopo qualche partita fatta bene".

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Francesco Totti compie 50 anni e torna a parlare della Roma, del suo passato e di un possibile futuro nuovamente dentro il club giallorosso. In una lunga intervista al Corriere dello Sport, l'ex capitano ha ripercorso la propria carriera, partendo anche da uno dei pochi rimpianti rimasti: non aver mai giocato insieme a Ronaldo il Fenomeno.

"Mi sarebbe piaciuto giocare con Ronaldo, il Fenomeno. Penso che gli avrei fatto fare il triplo dei gol. Però, per me, il calcio è Maradona: lui è l'emblema di questo sport, il pallone ha scritto sopra il suo nome. CR7 o Messi? Sono due extraterrestri, per loro è difficile anche trovare un aggettivo".

La carriera di Francesco Totti
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Il traguardo dei 50 anni non lo spaventa, anche se la nostalgia del campo resta forte: "La cifra tonda non mi pesa, prima o poi arriva e sono contento di stare bene. Diciamo che se mi ci fermo a pensare non sono pochi. Quando non puoi più fare quello che ti piace ti senti destabilizzato: darei qualsiasi cosa per tornare a giocare".

E se nella sua carriera ci fosse stato spazio per una maglia diversa da quella della Roma, Totti avrebbe scelto il Milan: "Da bambino simpatizzavo per loro. Gli anni di Sacchi e degli olandesi mi hanno affascinato, era una squadra bellissima da vedere e vinceva tutto".

Totti, Spalletti e gli allenatori della sua carriera

Totti è tornato anche sulle sensazioni che provava quando aveva il pallone tra i piedi: "Appena mi arrivava sapevo già quello che volevo fare. Poi magari spesso sbagliavo, ma tante volte mi riuscivano. Ogni tanto mi metto sul divano e mi guardo qualche mia giocata e rimango stupito: alcune cose che facevo io non le ho viste fare a nessun altro calciatore".

Un passaggio anche sul rapporto con Luciano Spalletti, segnato negli ultimi anni della sua carriera ma oggi più sereno: "Mi ha fatto piacere rivederlo. Spesso nel calcio bisogna essere bravi a mettersi alle spalle il passato, anche perché avevo sbagliato anch'io, sia in campo che fuori con alcune interviste".

Tra gli allenatori che lo hanno conosciuto meglio, Totti cita Carlo Mazzone e Zdenek Zeman: "Sono quelli che mi hanno capito di più. Bianchi invece è quello con il quale non mi sono trovato; può darsi sia stato anche perché ero giovane, comunque fu Sensi a mandarlo via. Io ero un giocatore importante, il capitano, e chiaramente avevo un peso diverso dagli altri, ma non influenzavo le decisioni della dirigenza".

Il ritorno alla Roma e la numero 10 di Dybala

Sul possibile ritorno in società, Totti ha ribadito una posizione già espressa in passato: "I matrimoni si fanno in due, l'ho sempre detto. Io ho lasciato tre anni di contratto da dirigente perché non mi piaceva stare in società senza fare niente, essere inutile".

Poi uno sguardo alla Roma di oggi e al lavoro di Gian Piero Gasperini: "È uno dei migliori allenatori in Serie A. Lo ha dimostrato all'Atalanta e ora ha in mano la situazione. Se gli danno carta bianca ha ottime possibilità di fare bene".

Infine il tema più simbolico, quello della maglia numero 10 e della possibilità che possa essere affidata a Paulo Dybala: "È la società che deve decidere, ma non credo sia una maglia che va data dopo qualche partita fatta bene: serve un progetto a lungo termine".

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