Ultima contro settima in classifica, un quasi testacoda solo apparente che alla vigilia sembrava indirizzato verso un copione già scritto. L’Atalanta arrivava in Toscana forte di tre vittorie consecutive senza subire gol, con la sicurezza di chi ha trovato continuità e identità. Dall’altra parte un Pisa in crisi, fermo a una sola vittoria stagionale (datata 7 novembre) e con uno dei peggiori attacchi della Serie A.
Sorpresa Pisa
Presentarsi all’Arena Garibaldi con un solo gol segnato in undici partite casalinghe, insomma, non è esattamente il modo migliore per accogliere una delle squadre più brillanti del campionato. Eppure il Pisa ha dimostrato che i numeri, quando incontrano fame e orgoglio, possono anche essere messi tra parentesi. La squadra di Gilardino, ferita nella classifica e fragile sul piano dei risultati, ha scelto di giocare la partita più istintiva possibile, con aggressività e senza fare calcoli.
Nei primi minuti l’Atalanta di Palladino è rimasta sorpresa da tanta intensità. Schiacciata nella propria metà campo, la Dea ha subito una partenza furiosa dei padroni di casa, capaci di guadagnare tre calci d’angolo consecutivi nei primi cinque minuti. Tutti respinti con ordine, ma il messaggio era chiaro: il Pisa c’era, eccome.
Quando l’onda nerazzurra ha iniziato a perdere forza, l’Atalanta ha provato a rimettere ordine, affidandosi alla sua trama più riconoscibile: palla a terra, ritmo controllato e ricerca costante della verticalità per il ritrovato Scamacca. L’attaccante della Dea si è visto al 10’, su cross di Musah, ma il suo tentativo è finito largo. Un lampo isolato in una fase in cui la formazione ospite ha faticato più del previsto.

Col passare dei minuti è emersa una fotografia inattesa: un Pisa compatto, pulito tecnicamente, sorprendentemente lucido nelle scelte, contro un’Atalanta macchinosa, lenta nel palleggio e tradita da errori elementari. E proprio i toscani hanno avuto l’occasione più grande del primo tempo. Meister, a due passi dalla porta, ha calciato centrale trovando la risposta di Carnesecchi; sulla respinta, Aebischer ha incredibilmente spedito fuori il tap-in, facendo esplodere il rammarico in panchina e sugli spalti.
Lì si è condensata tutta la frustrazione di una squadra che lotta, costruisce, ma continua a pagare un prezzo altissimo sotto porta. Dall’altra parte, l’Atalanta ha abbassato i giri del motore senza mai riuscire davvero a riaccenderli. Il primo tempo si è chiuso con un dato che racconta più di mille parole: zero tiri in porta per i bergamaschi contro l’ultima in classifica.
Raspadori e Durosinmi al debutto
Una statistica allarmante che, però, non ha spinto Palladino a intervenire immediatamente. All’intervallo il tecnico bergamasco ha scelto la strada della continuità, ripartendo con gli stessi undici e lasciando Raspadori in panchina, nella speranza di una reazione d’orgoglio dei titolari. Ma la ripresa ha inizialmente ricalcato fedelmente il copione del primo tempo.
A prendersi di nuovo la scena è stato infatti il Pisa, indemoniato con e senza palla, feroce sulle seconde palle e sempre pronto a colpire in transizione. Al 50’ i toscani sono andati ancora una volta a un passo dal vantaggio: Moreo ha svettato più in alto di tutti, indirizzando bene il colpo di testa, ma ha trovato davanti a sé un Carnesecchi straordinariamente reattivo, decisivo nel tenere a galla una Dea fino a quel momento in apnea.
A quel punto Palladino si è ritrovato quasi obbligato a cambiare volto alla sua squadra. Il messaggio è stato forte e chiaro, affidato a un triplo cambio: dentro il nuovo acquisto Raspadori, Ederson e Zappacosta, fuori alcune certezze della prima ora. Una mossa necessaria per provare a scuotere un’Atalanta spenta, in balia di un Pisa che stava giocando la partita perfetta.
Le sostituzioni hanno effettivamente restituito energia alla Dea. Quasi dal nulla, i bergamaschi hanno iniziato ad alzare l’intensità, trovando per un attimo continuità nel palleggio e presenza negli ultimi metri. L’occasione più grande è arrivata sui piedi di Scalvini, servito da De Ketelaere al termine di una splendida azione personale sulla destra. Il difensore classe 2003 ha però visto negarsi la gioia del gol da un intervento prodigioso di Scuffet, bravissimo a respingere con il piede e a mantenere lo 0-0.
La risposta di Gilardino non si è fatta attendere. Anche il tecnico del Pisa ha scelto un triplo cambio, inserendo tra gli altri Rafiu Durosinmi, arrivato da poco dal Viktoria Plzen, per rinnovare energie e ambizioni di una squadra che continuava a sorprendere.
Botta e risposta
La sfida a scacchi tra i due allenatori ha visto poi Palladino, poco dopo, pescare l’asso nella manica: un passaggio al 4-2-3-1 con l’ingresso di Krstovic al posto di Scalvini, mossa disperata ma decisiva. All’84’, infatti, il numero 90 nerazzurro ha approfittato di una carambola in area e con una zampata precisa ha firmato l’1-0, un gol pesante in un match durissimo e sudatissimo.
Sembrava la svolta, ma a sorprendere qualche minuti più tardi è stato il nuovo arrivato Durosinmi: all’87’ il giovane attaccante del Pisa ha siglato un colpo di testa perfetto, superando anche un Carnesecchi in stato di grazia.

L’1-1 finale premia una prestazione coraggiosa dei padroni di casa, che tornano finalmente a segnare in casa e conquistano un punto prezioso nella corsa salvezza. Per l’Atalanta, invece, una battuta d’arresto che la ferma al settimo posto.
