Milan, Jashari: "Alla chiamata di Ibrahimovic mi tremava la voce, Allegri è un maestro per me"

Ardon Jashari
Ardon JashariGIUSEPPE MAFFIA / NURPHOTO / NURPHOTO VIA AFP

Il ventitreenne centrocampista svizzero, arrivato dal Bruges, si racconta tra adattamento tattico, ambizioni europee e il rispetto per mister Allegri: “È un maestro per me, cerco di imparare moltissimo"

Ardon Jashari si è inserito subito nel cuore del Milan. Arrivato a Milanello la scorsa estate dal Bruges, il giovane centrocampista svizzero di origini albanesi ha firmato un contratto fino al 2030, blindando un futuro che promette grandi prospettive.

Ventitré anni, già punto fermo della nazionale elvetica, Jashari ha scelto di affrontare la sua prima esperienza in Serie A con umiltà e concentrazione: "Molti non conoscendomi pensano che io sia arrogante, ma è esattamente l'opposto - racconta il centrocampista in esclusiva a Il Foglio -. Sono un professionista umile, molto concentrato a dare il massimo in campo per la squadra, ma anche un ragazzo di 23 anni che ama sorridere e stare in compagnia".

Il trasferimento in rossonero non è stato semplice. Il Bruges, che lo aveva ceduto al Salisburgo per valorizzarlo, non voleva lasciarlo partire facilmente. Jashari ricorda con chiarezza il momento in cui la chiamata dall’Italia ha cambiato tutto. "Ero in vacanza a Ibiza, mi stavo rilassando quando è suonato il mio cellulare. Il numero era italiano. Risposi subito, era Igli Tare. Ho capito immediatamente che il Milan avrebbe fatto di tutto pur di convincermi. Circa una decina di giorni dopo la chiamata del direttore è arrivata anche quella di Zlatan Ibrahimovic. Mi ha parlato del progetto, ero emozionato al telefono, la voce quasi mi tremava, ma ero motivato e pronto dentro di me per iniziare una nuova sfida".

"Allegri un maestro, mi sprona anche in allenamento"

Sul campo, Jashari sta completando un adattamento tattico significativo. Da trequartista a regista moderno, lavora per assimilare le indicazioni di Allegri e per leggere il gioco con maggiore continuità: "Allegri è un maestro per me, cerco di imparare moltissimo. Ha grande esperienza, mi parla spesso, dice di inserirmi di più, di giocare con intensità e di andare anche al tiro se abbiamo l'occasione. Mi sprona a migliorarmi anche in allenamento, anche perché nel corso degli ultimi anni la mia posizione in campo è molto cambiata".

"Sono qui per vincere. Per me, per la squadra, per i tifosi. Il nostro obiettivo è tornare in Champions League fra le squadre più importanti di Europa. Sappiamo che dobbiamo lavorare duro, ma questo non ci spaventa".

La crescita non è solo tecnica: l’equilibrio mentale e spirituale aiuta Jashari ad affrontare le pressioni del grande calcio. "Sono musulmano, spesso durante il tragitto verso lo stadio ascolto il Corano, mi aiuta a concentrarmi spiritualmente prima di giocare. Il calore e il tifo dei nostri tifosi una volta arrivati a San Siro fanno il resto".

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