Ci sono derby che valgono una stagione e altri che finiscono per segnare un'epoca. Il 24 febbraio 1963 Inter e Milan si affrontano con una differenza in classifica che ricorda molto quella attuale: nerazzurri primi con sette punti di vantaggio sui rossoneri (allora le vittorie ne assegnavano ancora due). San Siro è gremito da 80 mila spettatori e tra i nerazzurri c’è un ventenne al suo primo derby: Sandro Mazzola.
È l’Italia del boom economico, del miracolo industriale, delle fabbriche che lavorano a pieno ritmo e delle famiglie che scoprono la televisione in bianco e nero. Milano è il motore del Belpaese e il derby non è più solo una partita: è la fotografia di una città che corre, che cresce, che sogna in grande.

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Da una parte, il Milan di Nereo Rocco che, nella primavera di quell'anno, vincerà la sua prima Coppa dei Campioni. Dall’altra, l’Inter di Helenio Herrera che avrebbe conquistato le due edizioni successive della massima competizione europea confermando il primato di Milano non solo a livello locale, ma anche internazionale. Non solo a livello economico, ma anche calcistico.
13 secondi
Il fischio iniziale è affidato alla squadra del Mago. Di Giacomo tocca il primo pallone per Mazzola, che appoggia a Luisito Suarez; lo spagnolo scarica su Corso, immediato il lancio in avanti per lo stesso Mazzola che fa da sponda ancora per Suarez sul cui controllo s'inserisce di nuovo Di Giacomo che chiude il triangolo restituendo la palla al giovane Sandrino. Il resto è storia: controllo in area, Trapattoni saltato, destro secco, Ghezzi battuto. Sono passati appena 13 secondi per quello che, ancora oggi, è il gol più rapido nella storia del derby della Madonnina.
San Siro esplode. Non è soltanto un vantaggio immediato, è l’annuncio di qualcosa che sta per nascere. Quel ragazzo al debutto, figlio di Valentino Mazzola e dell'eredità pesante del Grande Torino, in un attimo dimostra di poter scrivere la propria storia. È l’alba di un campione destinato a diventare bandiera.
Il Milan reagirà e troverà il pareggio nel finale con Sani, fissando il risultato sull’1-1. Ma quella rete lampo resta il simbolo di qualcosa di più grande. A fine stagione, l’Inter conquisterà l’ottavo scudetto della sua storia e, come dicevamo, nei due anni successivi vincerà e rivincerà tutto in Europa e nel mondo forgiando l'epopea della Grande Inter di HH.
Insomma, quel pomeriggio di febbraio, in tredici secondi, non nacque solo un primato statistico. Nacque la consapevolezza di una squadra che stava per diventare la più forte d’Europa. E nacque definitivamente la leggenda di Sandro Mazzola.
