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Italia, un ventennio anonimo e tre Mondiali saltati: il declino azzurro spiegato dai numeri

Il momento in cui la Bosnia ha eliminato l'Italia
Il momento in cui la Bosnia ha eliminato l'ItaliaGETTY IMAGES / GETTY IMAGES EUROPE / GETTY IMAGES VIA AFP

La decrescita azzurra dal 2006 ad oggi va di pari passo con un campionato, la Serie A, sempre meno 'potente' sulla scena europea. Riuscirà il prossimo ct a invertire questo trend, o quantomeno a trovare una chiave momentanea come Mancini nel 2021?

La speranza è far bene ad Euro 2028 e soprattutto di centrare il pass per i Mondiali che alla Nazionale manca da ben tre edizioni.

E poco importa che l'edizione 2030 vedrà, con tutta probabilità, la presenza di 64 squadre e sarà veramente complicato riuscire a non ottenere il tanto agognato pass: l'imperativo dopo il caos e l'addio dopo 16 giorni di Maldini-Leonardo è quello di non sbagliare più.

Il nuovo ciclo non ha margine di errore: sfumato Guardiola dopo una corteggiamento serrato e un'offerta quasi irrinunciabile, sfumato Pirlo in modo clamoroso, la rivoluzione ripartirà da un altro tecnico. Si parla di un Mancini-bis con Conte sullo sfondo, ma prima di tutto l'Italia ha bisogno anche di capire cosa è andato storto in questi ultimi vent'anni di declino, in cui ha visto sfrecciare le altre competitor facendo evidenti passi indietro, con l'eccezione della gioia del 2021.

Il calendario azzurro
Il calendario azzurroFlashscore

La Serie A perde peso specifico

È indubbio che il nostro campionato non è più quello di una volta: ormai un miraggio poter competere con le cifre e la disponibilità della Premier League, la vera elite europea, ma anche tenere testa alle altre leghe concorrenti, habitat sani e in cui i top club come Real Madrid, Barcellona, PSG e Bayern Monaco la fanno da padroni, riuscendo a non perdere la propria forza economica.

In Serie A i grandi calciatori circolano ancora grazie alle intuizioni dei dirigenti e sono consapevoli che vi sono tutte le condizioni per esplodere, ma poi è quasi sempre impossibile trattenerli sia per la volontà di confrontarsi con altri palcoscenici e soprattutto di fronte alle avances provenienti dall'estero, dove si è aggiunto anche il 'pericoloso' richiamo dei soldi asiatici.

I minuti in Serie A degli italiani
I minuti in Serie A degli italianiFlashscore

Secondo i dati di BeSoccer Pro, il paragone tra le stagioni 1997/1998 e 2025/2026 è evidente: i giocatori italiani sono passati dal rappresentare il 71,6% di tutti i minuti giocati in Serie A fino al 30,7%.

Dopo il trionfo dell'Italia ai Mondiali del 2006, i giocatori italiani hanno rappresentato il 15,9% di tutti i minuti giocati nei cinque principali campionati europei nella stagione 2006-07. Oggi, questa quota è scesa al 7,4%.

Insomma, considerando anche il momento negativo di Juventus e Milan, non è un sacrilegio affermare che gli italiani non spostano più gli equilibri come prima nel calcio che conta veramente.

Il record negativo dei Mondiali 2026

Quanti giocatori della nostra Serie A militavano nella Spagna campione del mondo 2026? Zero. E anche questo va interpretato come un campanello d'allarme visto che erano presenti rappresentanti di tutti i top 5 campionati europei.

Insomma dal 2006 ad oggi siamo rimasti a guardare: un altro numero significativo in tal senso è quello dei campioni del mondo provenienti dalla Serie A, ben 41 dal 1998 ad oggi (in 8 edizioni dei Mondiali). Il fatto triste è che 23 sono solamente quelli del 2006. Per fare un paragone, da LaLiga ne sono arrivati 58.

Quello spagnolo ovviamente è un esempio virtuoso che non può essere riassunto in poche righe: con due classe 2007 in campo e nessun calciatore del Real Madrid tra i convocati per la prima volta nella storia della Roja, il ct De La Fuente ha saputo trovare le risposte che cercava non solo dai 'big' di Barça e Atletico, ma anche da calciatori provenienti da realtà minori ma ugualmente brillanti come Athletic (Simòn, Laporte e Williams) e Real Sociedad (Oyarzabal).

Solo due 'italiani' erano presenti in finale, e non hanno giocato
Solo due 'italiani' erano presenti in finale, e non hanno giocatoREUTERS/Agustin Marcarian

Lo stesso discorso potrebbe tranquillamente considerare anche la Champions League, dove al netto di alcuni sporadici exploit (nell'ultimo decennio solo l'Inter è riuscita ad arrivare due volte in finale, perdendo in entrambi i casi), i giocatori di nazionalità italiana sono stati raramente protagonisti.

E mentre spagnoli, inglesi, tedeschi e francesi dettano legge, per trovare l'ultimo azzurro decisivo in una finalissima bisogna andare indietro nel tempo fino al 2007, quando Filippo Inzaghi segnò in Milan-Liverpool 2-1.

Nemo propheta in patria

Oltre all'incapacità di allevare i talenti e permettere loro di essere protagonisti nei nostri top club, c'è da segnalare che sempre più spesso i migliori prospetti del nostro calcio sono costretti ad emigrare.

È successo a Gianluigi Donnarumma, ceduto al Manchester City subito dopo essere diventato MVP di Euro 2021, così come a Marco Verratti e Jorginho e in tempi più recenti anche a Sandro Tonali e Riccardo Calafiori.

La carriera di Donnarumma
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Nelle ultime due stagioni due giovani di belle speranze come Giovanni Leoni e Marco Palestra hanno deciso di approdare in Premier League invece che rimanere in Italia, dove ovviamente le offerte non mancavano.

È decisamente curioso che Matteo Ruggeri, l'italiano giunto più lontano di tutti nella scorsa edizione di Champions League (in semifinale con l'Atletico Madrid), non è mai stato convocato in Nazionale maggiore.

E tutto questo accade dopo che vengono raggiunti splendidi risultati a livello giovanile: invece che aspettare i più promettenti, capire come inserirli e sperare di costruire attorno a loro il futuro, spesso anche i migliori vengono accantonati, se non direttamente venduti per fare cassa. Non è per forza necessario farei dei nomi, ma in questo caso la traiettoria di Cesare Casadei è molto azzeccata.

Minuti totali giocati
Minuti totali giocatiFlashscore

L'eccezione del 2021

Al netto di tutto ciò, sembra ancor di più surreale il trionfo del 2021: oltre all'apporto dei singoli (oltre a Donnarumma, molti azzurri hanno sicuramente overperformato) e allo spirito del gruppo guidato dal ct Mancini, il rinascimento azzurro si è poi rivelato solo un fenomeno passeggero, seguito dalla mancata qualificazione ai Mondiali del Qatar e alla pessima figura di Euro 2026. Forse è proprio guardando al passato, a quell'incredibile 2021, che l'ex ct è di nuovo in pole.

Gli italiani titolari
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