La Fiorentina vince una gara complicata contro la Lazio, gran parte trascorsa a difendere il vantaggio. Si tratta dell'ottava vittoria in campionato.
L'1-0 pesa eccome nella lotta per non retrocedere, visto che adesso i toscani sono a +8 sulle due terzultime della classe.
Ancora Gosens
Primo tempo estremamente cinico per la Fiorentina, decimata dalle assenze di Moise Kean, Albert Gudmundsson, Nicolò Fagioli e Marco Brescianini.
Rimasti in piedi dopo le grosse chance capitate a Mattia Zaccagni e Matteo Cancellieri, entrambe disinnescate da David De Gea, i toscani hanno saputo trovare il vantaggio con Robin Gosens poco prima della mezz'ora, di testa su cross dalla destra di Jack Harrison.
Il laterale tedesco ha svettato su Manuel Lazzari e schiacchiato la sfera sul terreno bagnato, infilando Edoardo Motta con l'aiuto del palo: era andato in gol anche all'andata.
La Lazio dopo il gol subito ha continuato a provarci, tenendo maggiormente la palla e schiacciando i padroni di casa, ma senza trovare l'1-1.
Difesa a oltranza
Nel secondo tempo Maurizio Sarri inserisce subito Fisayo Dele-Bashiru e Tijjani Noslin, che si rende sicuramente più pericoloso dei suoi compagni d'attacco se non altro per il penalty quasi ottenuto dopo un contatto con Rolando Mandragora: l'arbitro però riguarda l'azione e non concede la massima punizione.
Al 67esimo, con il punteggio sempre in favore della Fiorentina, nella Lazio fanno il loro ingresso in campo anche Pedro e Gustav Isaksen con la speranza di raddrizzare la gara.
Ci prova Nuno Tavares su punizione, ma la palla non scende e termina alta, mentre poco dopo il compagno di squadra Tijjani Noslin colpisce di testa ma non centra lo specchio e l'azione sfuma.

La gara procede con tante interruzioni e poco ritmo, il tutto a favore della squadra di Paolo Vanoli che rimane avanti di fatto senza strafare.
De Gea non si fa sorprendere in occasione di un altro colpo di testa, quello del neo entrato Petar Ratkov, mentre solamente in pieno recupero arrivano due occasioni per la Viola, con Giovanni Fabbian di testa e Cher Ndour col mancino: le due conclusioni, così come quella precedente di Jack Harrison, terminano però fuori.
