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Fagioli, dalle scommesse alla rinascita: "Ho sbagliato, ma non mi odio per ciò che ho fatto"

Nicolò Fagioli
Nicolò FagioliGABRIELE MALTINTI / GETTY IMAGES EUROPE / GETTY IMAGES VIA AFP

Il centrocampista della Fiorentina si racconta senza nascondersi, ripercorrendo il periodo della squalifica per il caso scommesse e il percorso che lo ha aiutato a cambiare. Dalla gratitudine per la Juve e Allegri al confronto decisivo con Vanoli, fino al ritorno in Nazionale.

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Ci sono errori che lasciano un segno ben oltre le conseguenze immediate. Per Nicolò Fagioli, la vicenda legata alle scommesse ha rappresentato uno spartiacque, costringendolo a fare i conti con se stesso quando la sua carriera era appena agli inizi. Oggi, a 25 anni, il centrocampista della Fiorentina è tornato a vestire la maglia della Nazionale e guarda al futuro con una consapevolezza diversa. Il passato resta una parte della sua storia, ma non è più l'unica cosa attraverso cui vuole essere giudicato.

Nell'intervista concessa a Sportweek, il giocatore ripercorre quei mesi difficili, il sostegno ricevuto dalle persone più vicine e il lavoro necessario per ritrovare equilibrio. Il primo cambiamento, spiega, riguarda proprio il modo in cui affronta la quotidianità e le responsabilità, dentro e fuori dal rettangolo verde.

"Sicuramente sono un ragazzo cresciuto. In campo e fuori, dove sono passato attraverso qualche errore. Ora è il momento di essere uomo. Anche perché a Firenze, una piazza che ti dà tanto e a cui devi restituire altrettanto, sto molto bene".

La squalifica, il sostegno della Juve e la consapevolezza degli errori

Fagioli sapeva già da mesi che sarebbe arrivata la squalifica quando continuava a scendere in campo con la Juventus. Ripensare a quel periodo significa tornare a una fase in cui il calcio, pur restando il centro della sua vita, conviveva con una situazione personale complessa. Il centrocampista non dimentica la vicinanza trovata a Torino, dove Massimiliano Allegri e il club erano al corrente di quanto stava accadendo e continuarono a sostenerlo.

"È stato strano perché io già sei mesi prima sapevo che sarei stato squalificato e nonostante ciò ho continuato a giocare. Sono grato alla Juve e ad Allegri, che erano a conoscenza della situazione e mi sono stati vicini. Prima di ogni partita il mister mi chiedeva: 'Te la senti?'. E io tutte le volte rispondevo: 'Sì, voglio giocare'. Dei sette mesi in cui sono rimasto fermo il primo è stato veramente difficile perché non ero abituato a stare lontano dal terreno di gioco. Nei successivi 6, invece, sono stato bene, almeno per i primi tempi".

In questo percorso c'è stato anche il confronto con la ludopatia, una battaglia che il centrocampista ha scelto di raccontare pubblicamente durante la squalifica. Non era convinto, inizialmente, di rendere nota una dimensione tanto personale, ma col tempo ha riconosciuto il valore di quella testimonianza, anche nella speranza che potesse essere utile ad altre persone.

"Diciamo che mi fu proposto. All’inizio non ero tanto d’accordo, però, pensandoci bene, è stata una cosa utile. Almeno per qualcuno, spero".

Le ultime partite di Fagioli
Le ultime partite di FagioliFlashscore

Il percorso con uno psicologo gli ha consentito di comprendere meglio alcuni aspetti della propria personalità. Fagioli parla di sensibilità e bontà, caratteristiche che considera preziose ma che, secondo la sua esperienza, possono diventare anche una vulnerabilità in un ambiente nel quale non tutti agiscono con le stesse intenzioni.

"Col percorso fatto dallo psicologo ho scoperto di essere tanto sensibile, anche tanto buono, e alcune volte essere buoni non porta sempre sulla strada giusta, soprattutto nel mondo del calcio, perché in giro c’è parecchia gente sempre pronta ad approfittarsi di te".

"Non c’è mai stato niente che non ho sopportato di me stesso. Negli anni delle scommesse mi andava bene tutto di me, anzi neanche ero cosciente di sbagliare, però non è che odiassi me stesso. E anche adesso che ho compreso i miei errori, non mi odio per ciò che ho fatto".

Il campo resta il luogo in cui riesce a ritrovare la massima concentrazione. Durante una partita, racconta, tutto il resto perde importanza: "Quando gioco a calcio. In partita non penso a niente altro che al gioco, a quel che devo fare per avere la meglio sull’avversario, e mi godo il momento. I rumori si azzerano, è come se giocassi in uno stadio vuoto, senza tifosi, solo io e i miei compagni che cerchiamo di vincere".

Tra gli obiettivi che si era posto durante la sospensione ce n'era uno particolarmente importante: tornare a vestire la maglia dell'Italia. Dopo le convocazioni successive alla fine della squalifica, Fagioli aveva perso il posto in Nazionale e si era ripromesso di riconquistarlo attraverso le prestazioni. Il recente ritorno rappresenta quindi una tappa significativa nel percorso che sta cercando di completare.

"La sola promessa che mi ero fatto riguardava il ritorno in Nazionale, dove non ero più stato convocato dopo le chiamate di Spalletti immediatamente successive alla fine della squalifica. Dissi a me stesso che avrei fatto di tutto per tornarci".

La Fiorentina, la fiducia di Vanoli e la voglia di crescere

A Firenze Fagioli ha trovato un ambiente nel quale tornare a sentirsi centrale. Il ruolo di regista gli permette di partecipare alla costruzione del gioco e di assumersi responsabilità, ma per rendere al meglio ha bisogno anche della fiducia del tecnico e della società.

"Sicuramente. Ho bisogno di fiducia da parte del tecnico e della società".

Nel suo rapporto con Paolo Vanoli c'è un episodio che il centrocampista considera particolarmente significativo. Quando l'allenatore è arrivato, un anno fa, ha scelto di parlargli senza giri di parole, mettendolo di fronte alla distanza tra la reputazione costruita attorno al suo talento e quanto fosse riuscito effettivamente a dimostrare. Un confronto che Fagioli ha trasformato in uno stimolo concreto, lavorando per conquistare spazio e continuità.

"Quando è arrivato, un anno fa, mi ha subito parlato in faccia. 'Tutti dicono che sei un fuoriclasse, un fenomeno, ma poi, stringi stringi, cosa hai fatto di così importante per essere descritto in questo modo?'. Quelle parole mi hanno smosso qualcosa dentro. Il primo mese non ho giocato tanto. Mi sono messo sotto, ho lavorato e mi sono conquistato il posto. L’obiettivo, ovviamente, è quello di non perderlo più".

Tra i nuovi compagni che lo hanno colpito c'è Franco Mastantuono, arrivato dal Real Madrid. "Franco mi ha impressionato. Il giocatore non ha bisogno di descrizioni perché viene dal Real Madrid e al Real non vai per caso. Ma è anche un ragazzo buonissimo, umile e tranquillo. Ci si diverte insieme. L’unico suo difetto è che è un po’ scarso a ping-pong, visto che lo batto sempre. Ma sono pochi quelli migliori di me con la racchetta".

I riferimenti tecnici di Fagioli raccontano molto del tipo di centrocampista che vorrebbe diventare. Luka Modric è il suo idolo da quando Andrea Pirlo ha lasciato il calcio giocato: dell'ex regista croato ammira soprattutto l'uso dell'esterno del piede. Di Pirlo vorrebbe invece la qualità del calcio, l'eleganza e la capacità di disegnare passaggi, senza dimenticare la precisione sui calci piazzati. Da Rodri, infine, prenderebbe la capacità di recuperare palloni e la tranquillità nella gestione del gioco.

Il percorso non cancella ciò che è accaduto, ma ha cambiato il modo in cui Fagioli guarda alla propria storia. "Sì. Ho sbagliato, ma tutti sbagliano. Il mio errore ha avuto più eco perché vivo in un mondo in cui tutto è amplificato. Ma non ho fatto male a nessuno se non a me stesso", conclude.

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