Vai al contenuto principale

Esclusiva Rinaudo, dalla borgata al grande calcio: "Voglio alzare ancora il mio livello"

Rinaudo
RinaudoStefano Nicoli / LaPresse / Profimedia

Dalle partite per strada a Brancaccio alla Serie A, passando per Palermo, Napoli e Juventus. Leandro Rinaudo racconta a Diretta il suo viaggio nel calcio, la nuova vita da direttore sportivo e la voglia di rimettersi in gioco: "Non sono appagato, cerco un progetto che mi stimoli".

Scegli squadre e giocatori preferiti e ricevi tutte le news!

Calciomercato, notizie, interviste: attiva le notifiche per ricevere gli aggiornamenti selezionati in base alle tue scelte

Come attivare queste notifiche?

Segui il giocatore e la squadra preferiti
Segui il giocatore e la squadra preferitiDiretta

Il calcio a Palermo è sempre stato vissuto tra pochi alti e molti bassi. Tolta l'era Zamparini, che ha riportato stabilmente i colori rosanero sul palcoscenico della Serie A e dell'Europa, la squadra del capoluogo siciliano ha trascorso buona parte della propria storia tra cadetteria e categorie inferiori, fatta eccezione per alcune parentesi nella massima serie.

Eppure, indipendentemente dalla categoria, il pallone a Palermo non è mai stato soltanto uno sport. È parte della città, delle sue domeniche e dei suoi quartieri. Una passione vissuta con quell'intensità che trasforma un campo, un pallone e due porte improvvisate nel sogno di arrivare un giorno alla Favorita con addosso la maglia rosanero.

Per i ragazzini cresciuti nella Palermo del secolo scorso, però, giocare significava spesso arrangiarsi. Pochi campi, strutture carenti e tanta strada. Leandro Rinaudo è uno di quei bambini che ce l'ha fatta. Nato a Brancaccio, cresciuto calcisticamente nelle strade della città, ha trasformato quel sogno prima in una carriera da professionista e poi in una seconda vita da dirigente.

“La realtà è che giocavo soltanto per strada. All'epoca non c'erano tanti campi e, a dire la verità, non ce ne sono tantissimi nemmeno oggi. Sono nato a Brancaccio, dove ancora vive la mia famiglia. Mio padre, invece, ha avuto per più di vent'anni un'attività alla Kalsa. Quindi vivevo le mie giornate tra questi due quartieri. È lì che sono cresciuto e che ho cominciato a giocare a calcio".

Palermo, Napoli e Juventus sono state alcune delle tappe da calciatore; Palermo, Cremonese, Venezia e Mantova quelle del percorso intrapreso dietro una scrivania. Oggi è in attesa di un nuovo progetto. Ma continua a studiare, guardare partite, aggiornare il proprio database e lavorare con gli scout. Con un'idea precisa: ripartire da una società nella quale poter costruire qualcosa.

"Mi piacerebbe un progetto dove poter ricostruire, condividendo con la proprietà visione, aspettative ed esigenze. Vorrei poter mettere a disposizione le esperienze che ho maturato per raggiungere un obiettivo comune, ma soprattutto avere le mie responsabilità e lavorare in un posto dove ci sia passione, dove si viva per il calcio. Vorrei qualcosa che mi stimoli, dove ci sia bisogno di nuova energia, magari di nuove regole e di un nuovo modo di vedere le cose. È quello che è successo nelle mie ultime esperienze e devo dire che mi è andata molto bene".

Rinaudo dopo un gol all'Empoli con la maglia del Palermo
Rinaudo dopo un gol all'Empoli con la maglia del PalermoMIKE PALAZZOTTO / EPA / Profimedia

La sessione estiva di mercato l’ha vissuta da osservatore. Come è stato?

"Mi sto aggiornando molto e sto lavorando tanto al computer per alimentare e migliorare il mio database e il modo di lavorare con gli scout. Ogni quindici giorni facciamo diverse videoanalisi. Sto anche continuando a studiare l'inglese. Le dinamiche del mercato, alla fine, sono sempre le stesse: cambiano gli anni, le date e i protagonisti, ma i meccanismi di fondo non cambiano. In questo periodo mi sono concentrato soprattutto su me stesso. Spero che questo mi permetta di essere ancora più aggiornato e pronto quando arriverà la prossima esperienza".

Quanto è cambiato il mestiere del direttore sportivo? Oggi quanto conta ancora l'occhio del dirigente e quanto invece sono importanti dati e tecnologia?

"Credo sia importante la videoanalisi dei giocatori, degli allenatori e delle partite. Sono importanti le statistiche e lo sono anche i dati relativi alla parte fisica. Tutto serve per cercare di sbagliare il meno possibile. Ci sono tanti strumenti a disposizione, ma non bisogna mai dimenticare l'occhio del direttore sportivo, la sua esperienza e la capacità di leggere le dinamiche quotidiane di un club. Ci sono situazioni nelle quali i dati o la videoanalisi non possono arrivare e lì serve la sensibilità della persona. Questa, secondo me, resta determinante e non va persa".

Le è mai capitato di avere un giocatore che secondo dati e algoritmi era un profilo ideale, ma che poi si è rivelato un flop?

"Quando un giocatore raggiunge determinate performance dal punto di vista tecnico, fisico e della continuità negli anni, difficilmente presenta grossissimi problemi. Personalmente non mi è mai capitata una situazione così netta, ma credo che i dati offrano una prima scrematura molto importante. Quello che è più difficile da scoprire, ed è lì che entra in gioco il direttore sportivo con le sue relazioni e la sua sensibilità, è il carattere del giocatore. Sono aspetti che non si possono misurare e proprio per questo il ruolo del direttore sportivo rimane fondamentale".

C'è un giocatore che vorrebbe avere sempre nella sua squadra?

"Un calciatore che mi sta sorprendendo molto e che vorrei avere in qualsiasi squadra è Malen della Roma. È un giocatore moderno, dinamico, tecnico, intelligente. Sa dove posizionarsi, quando attaccare gli spazi e quando ricevere tra le linee. Mi piace moltissimo. Non è però un acquisto di questa estate, perché era arrivato già a gennaio, ma è un giocatore straordinario”.

Rinaudo contrasta Adriano
Rinaudo contrasta AdrianoGIUSEPPE CACACE / AFP

Dopo il mercato estivo e 5 giornate giocate, qual è, secondo lei, la squadra di Serie A che ha lavorato meglio?

"Continuo a pensare che l'Inter, come rosa, sia la squadra da battere. Ha una struttura tecnica, fisica e di esperienza che secondo me gli altri club non hanno. Non ha fatto tantissimi movimenti, ma quelli effettuati sono stati sempre di valore e coerenti con la squadra che già c'era. C'è poi la continuità tecnica con l'allenatore dello scorso anno. Per me, anche oggi, l'Inter resta la squadra da battere".

E la Roma che impressione le sta facendo? Sembra una macchina che gira già a mille.

"La Roma mi sembra una squadra moderna, fisica, intensa e verticale, allenata da un tecnico importante che negli anni ha dimostrato sempre di più il proprio valore. Mi fa una grande impressione perché rispecchia il calcio che piace a me: fisicità, verticalità, intensità, uno contro uno e difesa alta. Mi piace molto. In questo momento metterei Inter e Roma davanti. Per le altre dipenderà da tanti fattori.

Parliamo della Juventus, sua ex squadra

"La Juventus è da diversi anni in una fase di ricostruzione. Ci sono stati tentativi che non sono andati bene e altri che hanno funzionato meglio. Credo che alcune scelte dirigenziali possano essere importanti per ricominciare a costruire bene. La Juventus ha anche alcune questioni economiche da sistemare e sta dando priorità a un percorso sostenibile. Credo quindi che servirà ancora un po' di tempo prima di rivedere la Juventus che tutti conosciamo”.

Passando al Napoli, che giudizio dà al lavoro fatto dal club e alla scelta dell'allenatore?

"Il Napoli negli ultimi anni sta dimostrando il valore del lavoro fatto da De Laurentiis. Lo dico da tempo, secondo me ha fatto qualcosa di straordinario. Ha rilevato il club e lo ha portato stabilmente ai massimi livelli, anche europei. Allegri è un allenatore importante, ma quando ci sono cambiamenti tecnici serve del tempo. Il problema è che nel calcio il tempo spesso non c'è, perché ogni settimana è un esame".

Rinaudo e Inzaghi
Rinaudo e InzaghiALBERTO PIZZOLI / AFP

E in Serie B, chi sarà protagonista?

"Il Palermo ha fatto un mercato pazzesco, quasi da carro armato. Ha preso giocatori importanti, esperti, di nome e che hanno già vinto. Questo dimostra quanto il City Football Group abbia investito in questi anni, mettendoci risorse, faccia e credibilità. Oggi è una società molto più strutturata e credo che, se dovesse riuscire a conquistare la Serie A, cosa che gli auguro, sarebbe già pronta per la massima serie. Giovani Gardini (amministratore delegato del Palermo, ndc) sta facendo un grande lavoro per la crescita del club in termini di strutture e di organizzazione. Oggi, sotto questo aspetto, non ha nulla da invidiare ad altri club di Serie A".

Guardando alla sua esperienza da direttore sportivo del Palermo, c'è qualcosa che con il senno di poi avrebbe fatto diversamente?

"Purtroppo il calcio è un mondo che dimentica molto velocemente. Quando arrivai al Palermo nell'era City Football Group, la squadra era appena stata promossa dalla Serie C alla Serie B. L'obiettivo era la salvezza. C'erano tanti ragazzi che avevano fatto un lavoro straordinario l'anno precedente, ma era una squadra giovane e con poca esperienza di Serie B. Alla fine arrivammo a pari punti con la Reggina di Inzaghi, che poi andò ai playoff. Nel secondo anno l’obiettivo era provare ad arrivare ai playoff e raggiungemmo la semifinale contro il Venezia, che poi conquistò la promozione. Spesso questo viene dimenticato, ma credo sia stato fatto un lavoro straordinario, raggiungendo certi risultati con investimenti decisamente inferiori rispetto a quelli successivi. Per questo non cambierei quasi nulla".

Oltre al Palermo, quali squadre vede protagoniste in Serie B?

"La Serie B è un campionato pieno di insidie e soprattutto di imprevedibilità. Ci sono diverse squadre che possono essere protagoniste. Il Modena, per esempio, è una società che ha lavorato bene. Anche la Cremonese, ha grande valore dal punto di vista tecnico e dell'esperienza. E poi in Serie B ogni anno emerge sempre qualche sorpresa. È molto più difficile da decifrare rispetto alla Serie A".

Rinaudo negli Esordienti del Palermo
Rinaudo negli Esordienti del PalermoRinaudo

Chiudiamo con qualcosa di personale. Quando era bambino, qual era il suo sogno più grande?

“Il mio sogno era diventare calciatore per aiutare la mia famiglia. Non volevo farlo soltanto per me stesso, ma per restituire ai miei genitori tutto quello che mi avevano dato e ripagare i sacrifici che avevano fatto. Avevo poi il sogno di giocare con il Palermo in Serie A e ci sono riuscito. Ho giocato anche in Coppa UEFA, segnando una doppietta. Ho vissuto momenti bellissimi nella mia città. Ma non mi sono mai sentito appagato. Volevo sempre qualcosa in più e attraverso allenamenti, sacrifici e tutto quello che c'è dietro la vita di un calciatore sono arrivati altri risultati importanti, come Napoli e Juventus.

Come si affronta una carriera per diventare professionista e superare tutti i sacrifici che si fanno?

"Tutto ciò che ho vissuto da calciatore l'ho vissuto con grandissima intensità e passione. Credo che questa sia la caratteristica principale: il modo in cui si affronto le cose. Lo stesso sta succedendo oggi da direttore sportivo. Non sono appagato, sono sempre affamato e voglio migliorare. Quando raggiungo un obiettivo penso immediatamente a quello successivo. Mi considero una persona fortunata, ma non perché mi sia caduto qualcosa dal cielo. Dietro ci sono tantissimi sacrifici, miei e delle persone che mi sono state accanto: prima la mia famiglia e poi, da tanti anni, mia moglie. Ci sono rinunce e un lavoro portato avanti insieme. Oggi sono alla ricerca di qualcosa che possa permettermi di raggiungere un altro risultato".

SEGUI TUTTE LE NOTIZIE DELLA GIORNATA IN DIRETTA

Per rimanere aggiornato su tutto ciò che accade nel mondo del calcio, segui il nostro live. Notizie, curiosità, approfondimenti e reazioni dai social: tutto in un unico spazio, aggiornato in tempo reale.

Imposta Diretta come fonte preferita su GoogleLeggi le nostre notizie più spesso
AggiungiAggiungi su Google

Calcio