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Il momento più importante della carriera di un giovane talento arriva, quasi sempre, quando l'ambiente smette di considerarlo una promessa e comincia a trattarlo come una realtà.
Per Alessandro Romano, quel momento è andato in scena lo scorso 22 agosto al Tardini. Minuto 79 di Parma-Cagliari: l'italo-svizzero riceve, controlla, conduce, se la sposta sul mancino e trafigge Edoardo Corvi con un'imparabile conclusione da fuori area.
Non solo il primo gol in campionato, ma anche il manifesto di un ragazzo nato nel 2006 che ha deciso di prendersi il palcoscenico della Serie A senza chiedere il permesso.
L’inizio di stagione di Romano con la maglia del Cagliari non è stato una semplice irruzione in scena, ma una vera e propria epifania calcistica. Cinque presenze, tutte da titolare inamovibile, 445 minuti di pura sapienza tattica.
Dimensione scientifica del suo impatto confermata anche dai numeri: un 88% di precisione nei passaggi che, a vent'anni, evoca paragoni scomodi, ma solo per la loro grandezza.

E già, perché anche sotto la pressione asfissiante di San Siro contro l’Inter, Romano ha ripulito 35 palloni su 39, giocando con la calma olimpica di chi sembra avere un secondo di vantaggio sugli avversari.
Una diga che sa essere fioretto, capace di firmare otto salvataggi decisivi contro il Lecce e, una settimana dopo, di dettare i tempi a Bergamo nell'epica vittoria dei sardi contro l'Atalanta.

La convocazione
Un’esplosione così fragorosa non poteva lasciare indifferente la Nazionale. Roberto Mancini non ha perso tempo, battendo la concorrenza del ct svizzero, Murat Yakin, che ha tentato l'ultimo disperato assalto per il ragazzo che era stato capitano delle selezioni giovanili elvetiche.
Romano, però, ha scelto l'azzurro e Mancini lo ha immediatamente inserito nella lista dei 34 convocati per i prossimi impegni di Nations League. Una chiamata che sa di investitura e che, allo stesso tempo, serve a blindare il mediano a cui consegnare, in un futuro sempre più prossimo, le chiavi del nuovo ciclo della Nazionale.
Il rimpianto giallorosso
Eppure, mentre la Sardegna si gode il suo nuovo gioiello e i radar di Juventus e Inter iniziano a surriscaldarsi in vista della prossima sessione di mercato, c’è un luogo dove il nome di Alessandro Romano risuona come un doloroso colpo al cuore: Trigoria.
La Roma lo ha voluto nel proprio settore giovanile facendolo anche debuttare in Serie A con la prima squadra: sei minuti in due partite, lo scorso mese di gennaio, prima di spedirlo in prestito a La Spezia.

Un po' come a dire: crediamo in te, ma ora vai, gioca e torna più forte. Ed è proprio quello che è successo. Poi, però, la scorsa estate, i problemi di bilancio e la necessità tassativa di registrare plusvalenze entro il 30 giugno hanno spinto i dirigenti giallorossi al sacrificio.
Romano è passato al Cagliari per 6,5 milioni di euro complessivi: prestito con obbligo di riscatto. Una plusvalenza per le casse giallorosse, certo, ma il capolavoro l'ha fatto il Cagliari, che ha blindato fino al 2032 un giocatore che vale già almeno il doppio.
Il vero dramma per la Roma, tuttavia, sta nei dettagli di un accordo che, se analizzato bene, fa acqua da tutte le parti. Non solo sportivo, ma anche finanziario: non è stata inserita nessuna clausola di recompra e nessuna percentuale sulla futura rivendita nel contratto di cessione al club sardo.
E così, oggi, vedere Romano dominare i centrocampi d'Italia con la maglia rossoblù a tal punto da guadagnarsi la chiamata di Mancini trasforma quella cessione nel più grande rimpianto della storia recente giallorossa. Un talento cristallino sacrificato sull'altare dei conti, nel peggiore dei modi.
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