Il tecnico del Como, Cesc Fabregas, ha ricevuto al Salone d'Onore del CONI, il Premio Enzo Bearzot, organizzato dall'US ACLI in collaborazione con la Federcalcio.
"È veramente un onore, mi sono sentito amato dal primo giorno in Italia. Questo è un premio che non conoscevo, mi sono informato e ho provato a studiare chi fosse Enzo Bearzot e per questo oggi diventa speciale. È un premio alla città di Como, perché da soli non si va da nessuna parte", ha detto Fabregas ricevendo il riconoscimento, oltre un assegno da 5mila euro che sarà devoluto in beneficenza al reparto di pediatria dell'ospedale Sant'Anna di Como.
Premiato anche Capello
Poco prima era stato consegnato anche un premio speciale alla carriera a Fabio Capello. "Con Bearzot siamo legati da grandi soddisfazioni, anche passando per momenti non semplici - dice Capello -. Il rapporto che lui aveva uomo-giocatore mi ha aiutato e insegnato tanto, è un qualcosa che mi sono portato dietro poi quando ho fatto l'allenatore".
"Italiani in rosa? L'anno scorso ne avevamo dieci"
"Sono molto attaccato a questo progetto, non si può mai dire ma in questo momento penso sia molto difficile che lasci il Como. L'anno scorso, per mia volontà, volevo sapere come lavoravano altre società, ho avvisato il presidente ma ho preso la decisione di rimanere. Sono molto contento di ciò che si può fare a Como, spero di continuare ancora per tanto tempo".
Con queste parole, l'allenatore dei lariani, Cesc Fabregas, giura amore alla società lombarda dopo aver ricevuto a Roma il premio 'Bearzot', organizzato da US ACLI.

"Questo è un progetto importante, io mi devo sentire bene, è importante che la mia famiglia stia bene, se loro sono contenti a Como io rimango qui" ha aggiunto Fabregas, il quale parlando poi dei pochi italiani nel Como ha sottolineato come "l'anno scorso ne avevamo dieci, Goldaniga è uno di quelli che giocava di più. Capisco le critiche perché l'Italia, per tante circostanze, non si è qualificata al Mondiale. Se l'Italia avesse fatto bene nessuno ne avrebbe parlato. Stiamo provando a costruire un'accademia, vogliamo costruire qualcosa di importante perché i ragazzi sono il futuro del calcio".
Infine, ad una domanda a margine dell'evento su una sua possibile candidatura a ct dell'Italia, lo spagnolo ha detto: "Magari un giorno. Ora sono troppo allenatore, mi devo sentire tutti i giorni in campo. Essere ct in questo momento per me potrebbe essere noioso, c'è troppo tempo libero. Nel futuro, quando sarò più vecchio, non si sa mai", ha concluso.
