Fabregas: "La Premier fantastica, Conte mi ha insegnato tanto, in nazionale non andrei"

Cesc Fabregas
Cesc FabregasREUTERS/Daniele Mascolo

Il tecnico del Como ha parlato della sua modalità di lavoro, nella quale si basa soprattutto sull'estetica. "Alleno seguendo quello che sento. Amo il gioco: se dovessi allenare solo per il risultato, non lo farei", ha ribadito

L'allenatore del Como, Cesc Fabregas, ha rilasciato un’intervista al Daily Telegraph, soffermandosi su presente e prospettive future. Ed è partito da un torneo che conosce bene: "La Premier League è il miglior campionato del mondo. L'ho percepito da calciatore, lo percepisco da allenatore e anche da tifoso. Però Mourinho una volta, ai tempi del Chelsea, mi disse: ‘Ho ancora 30 anni di carriera’. Per questo potrei restare al Como anche per altri 10 anni e magari arrivare in Premier tra 12 o 15 anni".

Cesc ha poi fatto capire di non guardare troppo avanti in questo periodo: "Il calcio è imprevedibile, cambia in un attimo: un giorno sei il migliore, quello dopo il peggiore. Perciò godiamoci il momento. Quello che stiamo vivendo qui a Como è molto bello, poi vedremo cosa porterà il futuro".

Lo stato di forma del Como
Lo stato di forma del ComoFlashscore

Metodo di lavoro

Il tecnico iberico ha poi parlato della sua modalità di lavoro: "Qui prendo tutte le decisioni calcistiche. Il ds lavora ogni giorno al mio fianco e condividiamo la stessa visione di calcio. Per il mercato utilizziamo i dati, abbiamo i nostri osservatori, ma alla fine deve trattarsi di qualcuno in cui credo davvero, giocatori di cui sono convinto. Mi ritengo fortunato ad avere un presidente che ha fiducia in me e mi lascia libertà nelle scelte calcistiche: per me è fondamentale".

Fabregas spiega anche un altro aspetto: "Anche la palestra l’ho progettata insieme agli architetti: ho voluto, ad esempio, il vetro frontale, un’idea che ho imparato da Wenger. La palestra deve affacciarsi sul campo. Lo stesso vale per l’edificio dove mangiamo. Allo stadio ho chiesto un campo più grande, perché siamo una squadra che punta sul possesso, quindi l’ho fatto allargare. Per qualcuno può sembrare una sciocchezza, ma anche un metro può fare la differenza quando cerchi l’ampiezza".

Ideologia

Su una cosa il catalano è convinto, ossia sulla sua filosofia di calcio: “Alleno seguendo quello che sento. Amo il gioco: se dovessi allenare solo per il risultato, non lo farei. Ho giocato per 20 anni, ho una famiglia e una vita serena, non avrei bisogno di continuare. Ma lo faccio per passione e a modo mio. Certo, bisogna adattarsi ai giocatori, però alla fine contano le proprie convinzioni. Non potrei allenare con i lanci lunghi: è importante credere in ciò che si fa. Si può vincere in tanti modi, l’importante è convincere i giocatori che sia quello giusto. Io, però, ho il mio credo".

Cesc risponde poi così a una domanda su Antonio Conte, uno dei suoi mentori: “Con Conte è stata la prima volta che qualcuno mi dicesse esattamente dove passare il pallone. Era molto esigente su certi aspetti. Mi ha insegnato tante cose nuove e, col tempo, ha imparato a fidarsi di me: per questo era così attento nei miei confronti".

Infine, ha chiuso scongiurando un eventuale incarico in nazionale: "No. Perché amo allenare. Amo stare ogni giorno sul campo. Amo stare con i giovani giocatori. Amo le sessioni individuali. Amo tutto".

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