Storie dai Mondiali, Laurent: dal primo storico gol del torneo ai campi di prigionia nazisti

Lucien Laurent ha lasciato un segno indelebile nella storia del calcio
Lucien Laurent ha lasciato un segno indelebile nella storia del calcioCYRIL VILLEMAIN / AFP / AFP / Profimedia

I prossimi Mondiali negli Stati Uniti, Canada e Messico saranno la 23ª edizione di questo prestigioso evento e c’è da aspettarsi che lasceranno ancora una volta un segno indelebile nella storia. Il calcio, lo sport più popolare al mondo, ha regalato dal 1930 numerosi racconti affascinanti sul palcoscenico più importante. In questa prima parte della nostra rubrica dedicata alla storia della Coppa del Mondo, ci soffermiamo su un uomo straordinario che fu protagonista della nascita dell’identità calcistica francese ai Mondiali.

Il primo gol della storia dei Mondiali

Nel 1930 il mondo era molto diverso da oggi, ma il calcio era già un gioco amatissimo. Il primo Mondiale in Uruguay segnò l’inizio di una rivoluzione sportiva e tra le partecipanti c’era anche la Francia. La federazione calcistica locale era ancora agli inizi, fondata nel 1904, e alla prima edizione non era certo tra le favorite.

Nel gruppo c’era anche Lucien Laurent, originario di Saint-Maur-des-Fossés vicino a Parigi. Era già stato convocato in nazionale nel 1928 per le Olimpiadi estive, ma non aveva giocato nemmeno una partita. Due anni dopo, la fortuna gli sorrise e al 19° minuto della sfida contro il Messico segnò il primo gol della storia dei Mondiali, con una splendida conclusione al volo che gonfiò la rete. La Francia vinse 4-1, ma dopo le sconfitte contro Argentina e Cile fu eliminata dal torneo.

Laurent era un calciatore dilettante e lavorava in una fabbrica Peugeot. Il datore di lavoro gli concesse un congedo non retribuito per permettergli di unirsi alla nazionale. Il viaggio in nave Conte Verde verso il Sud America durò ben 15 giorni, durante i quali i giocatori si allenavano direttamente a bordo.

Probabilmente nemmeno lui poteva immaginare l’importanza di ciò che aveva realizzato in quella partita. Fu convocato anche per i Mondiali quattro anni dopo, ma un infortunio lo costrinse a saltare la competizione. Con la maglia dei Bleus giocò solo dieci partite e, oltre al gol storico, segnò un’altra volta, contro l’Inghilterra nel maggio 1931.

Prigioniero

Durante la Seconda Guerra Mondiale, la vita quotidiana si fermò in molti paesi europei. Laurent non fu un’eccezione: si arruolò nell’esercito francese e trascorse tre anni come prigioniero in Sassonia, sotto la sorveglianza dei soldati della Germania nazista. Durante la guerra perse gran parte dei suoi beni, compresa la maglia storica del 1930.

"Per fortuna, tutti i miei ricordi sono rimasti qui, ben custoditi in un angolo della mia vecchia testa. Quelli nessuno potrà mai rubarmeli," raccontò dopo molti anni.

Nemmeno dopo la fine del conflitto abbandonò il calcio. Dopo la liberazione nel 1943, giocò per il Besançon RC, dove poi lavorò come allenatore e aprì anche una birreria in città, che gestì fino alla sua morte.

Laurentov portrét z roku 1930.
Laurentov portrét z roku 1930.Profimedia

Una leggenda nascosta

La storia di Laurent per molto tempo non fu particolarmente nota, o comunque non ricevette grande attenzione. Col passare degli anni, la situazione cambiò e il racconto di questo ormai pensionato iniziò a interessare sempre più persone. Lui però rimase umile.

"Il nostro portiere rinviò il pallone al difensore centrale, che lo passò alla nostra ala destra (Ernest Libérati) che superò il difensore e crossò, io riuscii a colpire al volo da circa 12 metri e a piazzare la palla nell’angolo", descrisse Laurent il momento storico in un’intervista a The Independent.

"All’epoca ovviamente non potevo immaginare che significato avrebbe avuto quel gol. Non sapevamo nemmeno se i Mondiali sarebbero sopravvissuti. Ricordo che quando tornai a casa, sui giornali c’era solo una breve menzione", rivelò a Inside Fifa.

Il cerchio si chiude

Nel 1998 la Francia voleva finalmente trionfare nel Mondiale casalingo. Quello che non era riuscito alla celebre generazione di Michel Platini, lo realizzò l’allenatore Aimé Jacquet con la sua squadra stellare.

Il grande successo della squadra di Zinedine Zidane e Didier Deschamps fu seguito anche da Laurent, che era allora l’ultimo membro vivente della rosa del 1930. Quando la Francia batté il Brasile 3-0 e conquistò il suo primo titolo, Laurent lo considerò come la chiusura simbolica di un cerchio che lui stesso aveva aperto con il gol contro il Messico. Nonostante avesse già 90 anni, visse la vittoria con grande emozione.

Dopo la finale, nella sua mente riaffiorarono i ricordi del passato. Mentre la sua generazione giocava in Uruguay davanti a meno di mille spettatori in uno stadio incompleto, nel 1998 assistette a uno Stade de France gremito e a milioni di tifosi nelle strade.

Mantenne però uno sguardo critico sul calcio moderno, trovando fastidiosi diversi aspetti, soprattutto le simulazioni e il comportamento generale dei giocatori. Nel 2005 ci ha lasciato per sempre all’età di 97 anni.

Lucien Laurent è diventato il simbolo di un’epoca in cui si giocava a calcio per passione e per momenti eterni, non per denaro. Nel corso della sua vita fu un ponte tra generazioni, sostenendo che i veri valori si trovano nella mente, non nei trofei.

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