In gioco ci sono centinaia di milioni di dollari ma anche l'immagine della Coppa del Mondo che rischia di apparire ormai totalmente prona e sottomessa alle logiche economiche. La questione è il "cooling break", più semplicemente la pausa per permettere ai calciatori di rinfrescarsi durante le partite.
Il dispositivo esiste già da tempo ma la FIFA, lo scorso dicembre, lo ha reso obbligatorio una volta per tempo durante le partite del Mondiale. La motivazione ufficiale è evitare 'colpi di calore' agli atleti, ma non tutti sono convinti sia vero.
Le sue critiche sono state riprese da più commentatori in giro per il mondo e rilanciate anche dai media statunitensi all'interno di una lotta tra network. Tutto è nato dalla sosta imposta nella partita inaugurale Messico-Sudafrica, nonostante in quel momento a Città del Messico si registrassero soltanto 23 gradi. Erano da poco passati i primi 20 minuti della gara quando l'arbitro ha disposto l'interruzione. E, durante quei tre lunghi minuti, la statunitense Fox ha trasmesso spot di cinque sponsor.
Nessuno apprezza
La pausa per l'idratazione imposta durante le partite del Mondiale non va giù al pubblico. Da quando sono iniziate le partite, i tifosi sui social media non hanno nascosto il loro disappunto per le interruzioni che creano per i network un'occasione per inserire pubblicità e fare soldi.
"Da tifoso non sono entusiasta", ha ammesso Rob Stone, il conduttore in studio per la copertura dei Mondiali su Fox Sports, augurandosi che le pause per l'idratazione siano fatte "per la ragione giusta, pensando al benessere dei giocatori".
"Le pause non mi piacciono. Vanno bene quando le condizioni sono estreme, ma quando sono buone è superfluo", ha detto il tecnico degli Stati Uniti Mauricio Pochettino.
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"Quei tre minuti interrompono tutto. Dobbiamo adattarci. Ma le emittenti sono contente, no?", ha osservato ancora l'allenatore della Francia Didier Deschamps prima dell'inizio dei Mondiali.
"Vuoi immergerti in questa esperienza e ti viene subito ricordato che è tutta un'operazione per fare soldi. È estremamente deludente", ha osservato il documentarista Randy Wilkins.
"Hanno sostanzialmente suddiviso la partita in quattro tempi, creando interruzioni di grande valore", ha spiegato al Wall Street Journal John Kosner, consulente ed ex dirigente di ESPN.
Lo sfogo di Klopp
Jürgen Klopp non ha usato mezzi termini ai microfoni dell’emittente tedesca ZDF. Per il tecnico tedesco, lo sport sta scivolando verso una preoccupante deriva commerciale, lanciando una critica senza filtri sui veri retroscena di queste interruzioni.
"Il calcio è ormai ostaggio di dirigenti chiusi in uffici climatizzati. Quando ho visto i giocatori fermi per una pausa dovuta al caldo, mentre in TV andavano in onda le pubblicità, non ho potuto fare a meno di chiedermi: a chi serve davvero la Coppa del Mondo? Ai tifosi? Ai giocatori? O agli inserzionisti? Una partita di Coppa del Mondo dovrebbe scorrere come un fiume. Invece costruiamo dighe nel mezzo solo per far passare le pubblicità. È pericoloso. Il calcio era l’attrazione principale, ma rischia di diventare semplicemente la colonna sonora di uno spettacolo pubblicitario. Spero che il calcio non diventi un’interruzione tra due spot."
Fox nel mirino
Secondo le stime, uno spot di 30 secondi durante le partite della fase iniziale costa ad alcuni marchi sui 200.000 dollari, cifra che sale a 750.000 quando gioca la nazionale americana.
C'è anche chi ha già fatto qualche altro conto: più di quattro minuti di spot pubblicitari a partita per un torneo che prevede 104 gare. Secondo gli analisti, uno spazio pubblicitario televisivo può arrivare anche a 9 milioni di dollari per le partite più seguite.
Sotto la lente di ingrandimento c'è la Fox, che ha acquisito i diritti tv per il mercato USA per 'soli' 500 milioni, definito dagli accusatori un prezzo di favore e una sorta di compensazione per la programmazione del 2022 quando i Mondiali in Qatar danneggiarono il palinsesto.
A dicembre 2025, nello stesso periodo in cui si definitva la regola del cooling break, Infantino definì il Mondiale come "104 Superbowl in un mese": il presidente della FIFA lasciava intendere che l'organizzazione della Coppa del Mondo negli Usa avrebbe imposto di creare uno show. È il calcio che cambia, per molti non necessariamente verso il meglio.
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