Nel corso degli anni abbiamo assistito a una buona dose di grandi gol nella Coppa del Mondo. È scontato che nell'unico torneo in cui sono presenti tutti i migliori giocatori del mondo, si assista a una grande collezione di reti davvero grandiose.
Chi può dimenticare il gol di Hakan Şükür dopo soli 11 secondi nel 2002? O quando un diciottenne Michael Owen si è presentato al mondo con una bellezza contro l'Argentina nel 1998? E che dire del diciassettenne Pelé nel 1958, quando con un pallonetto scavalcò Bengt Gustavsson e con un tiro al volo portò il Brasile sul 3-1 nella finale contro la Svezia?
Purtroppo per loro, tutti questi gol sono solo menzioni d'onore. È una testimonianza della qualità dei gol che abbiamo visto in 96 anni di storia della Coppa del Mondo.
Quindi, dopo 2.720 gol in 964 partite, in 22 edizioni totali, quali sono i 10 gol più belli della storia dei Mondiali? Flashscore ve li presenta, in ordine sparso.
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I migliori gol nella storia della Coppa del Mondo FIFA
Giovanni van Bronckhorst contro l'Uruguay, Coppa del Mondo 2010
Alla Coppa del Mondo FIFA 2010 in Sudafrica, i Paesi Bassi avevano appena battuto il Brasile nei quarti di finale per raggiungere la loro prima semifinale in 12 anni. Gli avversari? L'Uruguay, due volte vincitore della Coppa del Mondo, che si era qualificato per la sua seconda Coppa del Mondo dal 1990 ed era privo di Luis Suárez dopo il suo famigerato fallo di mano e rosso contro il Ghana.
Con il punteggio ancora sullo 0-0, sembrava che nulla stesse accadendo dopo che gli Oranje avevano creato una manciata di piccole occasioni nei 15 minuti iniziali. Poi, dopo 17 minuti, il capitano dei Paesi Bassi Giovanni van Bronckhorst ha deciso di fare il vuoto. Risultato: un gol da urlo. La palla è finita perfettamente nell'angolino e Fernando Muslera ha potuto solo sporcare la traiettoria. Che colpo di grazia.
Diego Maradona contro l'Inghilterra, Coppa del Mondo 1986
Quando persino il grande Diego Armando Maradona afferma che il suo gol è stato un "gol da sogno", è meglio credere che si tratti di uno dei gol più belli che abbiate mai visto.
Appena quattro minuti dopo il suo famigerato gol con la "mano de Dios" contro l'Inghilterra alla Coppa del Mondo FIFA 1986 in Messico, Diego Maradona ricevette il pallone nella propria metà campo e percorse 60 metri senza che nessun avversario toccasse la palla, compreso il leggendario Peter Shilton.
Peter Beardsley, Peter Reid, Terry Fenwick e Terry Butcher, che fu battuto due volte, furono tutti lasciati nella polvere dal magistrale Maradona, il cui gol sarebbe stato soprannominato il "gol del secolo". E per una buona ragione.
James Rodríguez contro l'Uruguay, Coppa del Mondo 2014
Ogni Coppa del Mondo FIFA ha il suo giocatore di spicco. Prendiamo Diego Maradona nel 1986, Lionel Messi nel 2022 o Ronaldo nel 2002. Per la Coppa del Mondo FIFA 2014, si trattava della stella della Colombia James Rodríguez.
Il talento dal volto da ragazzo incendiò il Brasile con una campagna d’esordio semplicemente travolgente: tre reti e cinque assist in una fase a gironi dominata, cifre da fuoriclasse che lo proiettarono immediatamente tra i protagonisti assoluti del torneo. Negli ottavi contro l’Uruguay arrivò la giocata destinata a entrare negli archivi della storia mondiale.
Controllo di petto su sponda aerea di Abel Aguilar, coordinazione perfetta e destro violento che non lasciò scampo a Fernando Muslera: il pallone si infilò sotto la traversa mentre lo stadio tratteneva il respiro. Meraviglioso.
Robin van Persie contro la Spagna, Coppa del Mondo 2014
La Spagna si presentava a Brasile 2014 con lo status di campione in carica, pronta a difendere il primo titolo mondiale conquistato quattro anni prima a Johannesburg contro i Paesi Bassi. Un ciclo irripetibile che sembrava destinato a proseguire. Il calendario, però, mise subito davanti alle Furie Rosse proprio gli Oranje, offrendo agli sconfitti del 2010 l’occasione per una rivincita immediata.
La sfida del Gruppo B del 13 giugno 2014 è entrata negli annali come una delle più clamorose detronizzazioni di un campione del mondo. La corazzata guidata da Iker Casillas, dominante per un intero quadriennio, crollò sotto i colpi dei Paesi Bassi: 5-1 a Salvador, nonostante il vantaggio iniziale firmato al 27’. Da quel momento la partita cambiò volto e si trasformò in un manifesto della fine di un’epoca.
L’azione simbolo arrivò allo scadere del primo tempo: il lancio millimetrico di Daley Blind, la lettura perfetta di Robin van Persie e quel colpo di testa in tuffo, sospeso nell’aria come in un fermo immagine. Un gesto tecnico diventato iconico - l’“Olandese Volante” - che scavalcò Casillas e scosse il mondo del calcio, aprendo la notte più amara della Spagna e la più dolce vendetta sportiva degli Oranje.
Dennis Bergkamp contro l'Argentina, Coppa del Mondo 1998
Gli olandesi hanno la capacità di segnare gol clamorosi alla Coppa del Mondo FIFA, non è vero?
Passiamo dall'olandese volante all'olandese non volante, Dennis Bergkamp. Il fenomeno dell'Arsenal era noto per la sua paura di volare, ma fortunatamente per lui la Coppa del Mondo FIFA 1998 si giocò in Francia. Il 4 luglio 1998, il centravanti dalla chioma bionda ha fatto di Marsiglia la sua tela per uno dei più grandi gol della storia del calcio.
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Nei quarti di finale contro l'Argentina, il punteggio era in parità sull'1-1 al 90° minuto quando Frank de Boer, proprio come Daley Blind, si inserì in profondità nella metà campo argentina e trovò Dennis Bergkamp, che controllò il pallone come solo lui sapeva fare e lo tagliò superando Roberto Ayala prima di concludere con la parte esterna del piede. Un vero artista al lavoro.
Maxi Rodríguez contro il Messico, Coppa del Mondo 2006
Continuiamo la nostra carrellata di gol dai piedi olandesi a quelli biancoceleste di Maxi Rodríguez, che ha illuminato gli ottavi di finale dei Mondiali di Germania 2006 con un'assoluta meraviglia.
Si trattava dell'Argentina contro il Messico, che cercava di dimenticare una volta per tutte la maledizione della Coppa del Mondo, raggiungendo per la prima volta i quarti di finale. La partita contro l'Argentina sembrava avviata verso i tempi supplementari, quando Maxi Rodríguez ricevette un pallone alto dal capitano Juan Pablo Sorín, lo prese di petto e lanciò un missile nella porta di Oswaldo Sánchez dall'angolo dell'area di rigore. Una perla tecnica che spedì l’Albiceleste ai quarti e, allo stesso tempo, condannò il Messico all’ennesima eliminazione agli ottavi, alimentando una maledizione mondiale che sembrava non voler finire mai.
Carlos Alberto contro l'Italia, Coppa del Mondo 1970
Quando si parla delle più grandi squadre della storia del calcio, la squadra del Brasile del 1970 è in cima alla lista. Era ricca di talenti, con giocatori del calibro di Pelé, Jairzinho, Rivellino, Tostão e il leader indiscusso della squadra, Carlos Alberto.
Il Brasile aveva dominato il torneo prima della finale contro l'Italia, che vantava giocatori del calibro di Giacinto Facchetti, Gigi Riva e Gianni Rivera. Gli italiani, tuttavia, sono stati ampiamente surclassati dagli imperiosi brasiliani, e ciò si è manifestato al meglio nel gol di Carlos Alberto.
Nel 4-1 che chiuse la finale, il pallone passò con una naturalezza disarmante dai piedi di Tostão a quelli di Brito, quindi a Clodoaldo e Gérson, fino al tocco illuminante di Pelé. Senza nemmeno guardare, il numero 10 servì l’accorrente capitano Carlos Alberto, che arrivò in corsa e scaricò un destro secco nell’angolo basso, alle spalle di Enrico Albertosi.
Un’azione corale perfetta per tempi, geometrie e qualità tecnica, l’emblema del calcio totale brasiliano. Sugli spalti del Estadio Azteca, 107.000 spettatori si alzarono in piedi per applaudire quella che resta una delle reti di squadra più iconiche.
Manuel Negrete contro la Bulgaria, Coppa del Mondo 1986
Messico 1986 è stato un torneo epocale. E a renderlo tale non è stata solo la masterclass di Diego Maradona.
16 anni dopo aver ospitato la loro prima Coppa del Mondo FIFA, il Messico aveva una nuova stella su cui costruire la squadra: L'attaccante del Real Madrid Hugo Sánchez. La superstar era in coppia con Manuel Negrete, che aveva appena concluso la sua settima stagione ai Pumas. E non è stato Sánchez, ma Negrete a far esplodere il pubblico di casa nella partita della fase a gironi contro la Bulgaria.
Manuel Negrete addomesticò un pallone spiovente con eleganza e lo scaricò su Javier Aguirre, che di prima intenzione glielo restituì senza farlo toccare a terra. In una frazione di secondo il centravanti si coordinò: stacco perfetto, torsione del corpo e una spettacolare rovesciata che si infilò alle spalle di Borislav Mihaylov.
Un gesto tecnico di rara purezza che fece esplodere lo Estadio Azteca e consegnò al Messico uno dei gol più iconici della Coppa del Mondo FIFA 1986, trasformando Negrete in un simbolo eterno del torneo.
Tim Cahill contro l'Olanda, Coppa del Mondo 2014
C’era davvero qualcosa di magico nell’aria del Brasile nel 2014. Un’energia speciale, capace di trasformare ogni partita in uno spettacolo irripetibile.
Contro i Paesi Bassi - reduci dal clamoroso 5-1 inflitto alla Spagna - l’Australia andò subito sotto per effetto della fuga e del diagonale chirurgico di Arjen Robben, che batté Matt Ryan. Sembrava l’inizio di un’altra serata in salita.
Passò appena un minuto e arrivò la replica che fece esplodere un intero continente. Il lancio lungo del terzino Ryan McGowan attraversò il campo e trovò Tim Cahill: coordinazione perfetta e un sinistro al volo di inaudita potenza che si stampò sotto la traversa prima di gonfiare la rete alle spalle di Jasper Cillessen.
Un gesto tecnico assoluto, tanto immediato quanto devastante, entrato di diritto nella galleria dei capolavori della Coppa del Mondo FIFA 2014.
Benjamin Pavard contro l'Argentina, Coppa del Mondo 2018
La Coppa del Mondo 2018 ha visto gol, gol e ancora gol. Per quasi due settimane nessuno 0-0, solo partite aperte e colpi di scena. Ma uno dei fotogrammi simbolo del torneo arrivò negli ottavi di finale, quando Benjamin Pavard fece irruzione nella storia mondiale con una giocata destinata a diventare iconica, spezzando sogni e ambizioni dell’Argentina di Lionel Messi.
La gara era già un concentrato di emozioni: il rigore trasformato da Antoine Griezmann, la rimonta albiceleste firmata da Ángel Di María e Gabriel Mercado. Poi, all’improvviso, la perla.
Il cross apparentemente innocuo di Hernández venne raccolto da Pavard con una coordinazione perfetta: esterno destro al volo, traiettoria a uscire e pallone che sfiora il palo prima di infilarsi in rete. Un gesto tecnico di una pulizia irreale, esaltato dall’inquadratura da dietro la porta, forse la più appagante che il calcio possa offrire.
