In un'intervista esclusiva a Flashscore, Joaquín Caparros condivide le sue opinioni sull’arrivo di Alvaro Arbeloa sulla panchina del Real Madrid, dopo l'addio di Xabi Alonso.
Conosce molto bene Alvaro Arbeloa, visto che ha iniziato la sua carriera professionistica sotto la sua guida al Deportivo de La Coruña. Come valuta la sua crescita come allenatore?
“Era un difensore centrale, ma l’ho schierato anche come terzino destro in alcune occasioni. Come allenatore, non ha ancora molta esperienza, se non quella maturata facendo tutta la trafila delle giovanili del Real Madrid".
“Che fosse con Infantil A, Juvenil A o Castilla, i risultati sono arrivati. Da giocatore era un vero professionista, sempre impegnato al massimo in allenamento".
“Non ho lavorato con lui a lungo perché dopo sei mesi è arrivato il Liverpool e Rafa Benitez lo ha voluto con sé. Era un ragazzo molto serio, sempre attento ai consigli dello staff tecnico e pronto a correggersi".
“Viveva per il calcio, e questo è fondamentale nella sua nuova carriera. È un mestiere molto duro, ma anche bellissimo”.
Lui ha detto di aver imparato molto da lei e che il periodo al Deportivo è stato molto importante per la sua crescita.
“Sì, ed è interessante notare che ha condiviso lo spogliatoio con Filipe Luis, che arrivò anche lui dopo un’esperienza al Real Madrid (in prestito dall’Ajax, che poi lo cedette al Deportivo con diritto di riscatto). Questo gli ha permesso di debuttare in prima divisione.”
Arbeloa era conosciuto come un giocatore duro e anche come allenatore sembra avere la stessa reputazione, almeno per quanto riguarda il suo periodo con le giovanili del Real Madrid, giusto?
“Il suo punto di forza è che conosce perfettamente la realtà dello spogliatoio del Real Madrid: un ambiente di altissimo livello, con giocatori di fama mondiale. Ha vissuto in prima persona le pressioni di questo club, sia da calciatore che da allenatore del Castilla".
“Ma soprattutto da giocatore ha sperimentato la pressione costante di dover vincere e dare sempre il massimo. Ora dovrà dimostrare di saper trasmettere la stessa mentalità come allenatore della squadra. Serviranno risultati per conquistare fiducia e credibilità.”

Quindi, alla fine, conta più la gestione delle persone che il calcio?
“Un allenatore deve sempre adattarsi ai giocatori che ha, secondo le sue idee. Ma ciò che non cambia è il suo metodo e il modo in cui costruisce il gruppo".
“Dovrà saper gestire tutto questo, perché non si tratta di uno spogliatoio qualsiasi”.
