Le favole degli Europei: la struggente storia di Kim Vilfort nella leggendaria vittoria danese del 1992

La Danimarca campione d'Europa nel 1992
La Danimarca campione d'Europa nel 1992Profimedia

Agli Europei del 1992 la protagonista inattesa è la Danimarca di Richard Moeller Nielsen, che batte 2-0 in finale la Germania di Berti Vogts. Autore del secondo gol è il centrocampista del Brondby, che in quell'Europeo da favola visse la sua personale tragedia.

Nella grande storia degli Europei ci sono tante storie che val la pena di ricordare. Una delle più belle e struggenti viene dalla terra di Christian Andersen: una favola del 1992 con la Danimarca protagonista e un  eroe tragico, Kim Vilfort.

Per raccontarla bisogna partire però da un antefatto che trova la sua spiegazione in un drammatico evento: la guerra nel Balcani che portò alla squalifica della Jugoslavia, che poi si sarebbe dissolta nelle diverse federazioni degli stati indipendenti. 

Una generazione di fenomeni spazzata via dalla guerra

Il 13 novembre del 1991, nel gruppo 4 di qualificazione, la nazionale allenata da Ivica Osim batte l'Austria in trasferta 2-0 con i gol di Lukic e Savicevic, salendo a 14 punti, uno in più proprio della Danimarca, e così l'anno successivo vola in Svezia per prepararsi agli Europei. Qui, il 30 maggio 1992, apprenderà però una notizia che squarcerà i sogni come un fulmine a ciel sereno: l'Onu ha deciso di adottare contro la nazione la risoluzione 757 che si allarga anche al calcio, squalificando di fatto la nazionale dal torneo. 

Danimarca quindi ripescata, proprio dieci giorni prima dell'inizio, mentre la Jugoslavia della generazione dei fenomeni Dragan Stojković, Dejan Savicević, Robert Prosinečki, Davor Šuker, Sinisa Mihajlović, Alen Bokšić, Vladimir Jugović non riuscirà mai a coronare la sua tremenda forza con un trofeo.

Dalla spiaggia al campo

Kim Vilfort, in quella nazionale danese chiamata in fretta e furia, senza preparazione e ancora con l'abbronzatura della vacanza, era una delle colonne portanti. Il centrocampista faceva infatti parte dello zoccolo duro del Brondby che aveva raggiunto le semifinali di Coppa Uefa, ed era stato premiato come giocatore dell'anno in patria.

La "Danish Dynamite" di Sepp Piontek che aveva impressionato ai Mondiali del 1986 ma deluso agli Europei del 1988 aveva così la possibilità insperata di rifarsi sotto la guida di Richard Møller Nielsen, assistente proprio dell'ex coach ma dalle vedute diametralmente opposte, visto che alla spettacolarità preferiva l'efficacia. Una filosofia che non piaceva alle star della nazionale danese, i fratelli Laudrup. Michael entrerà in rotta di collisione e non parteciperà agli Europei, mentre il fratello Brian deciderà comunque di esserci.

La promessa impossibile

Vilfort all'epoca ha 29 anni, ma la gioia di quella qualificazione non lo tocca perché la sua mente è offuscata da preoccupazioni molto più serie: sua figlia di sette anni, Line, è in un letto di ospedale, in cura per la leucemia.

Vilfort, appena può, con il benestare del coach, lascia il ritiro della nazionale per andarla a trovare in Danimarca. Proprio lei però, lì su quel letto, lo spinge a continuare la sua avventura sportiva, con una richiesta ben precisa: "Promettimi che vincerai la coppa". Vilfort le dà la sua parola anche se sa bene che l'impresa è pressoché impossibile.

E infatti l'inizio dell'avventura della Danimarca nel girone non è dei migliori: dopo il sofferto pareggio per 0-0 contro l'Inghilterra grazie alle prodezze del portiere danese del Manchester United, Peter Schmeichel, arriva la sconfitta 1-0 contro la Svezia, autore del gol l'ex Parma Tomas Brolin. Per sperare in una qualificazione i danesi hanno così bisogno di battere la Francia allenata da Platini, che con Papin e Cantona è tra le favorite per la vittoria finale. Non solo, al contempo devono sperare che la Svezia batta l'Inghilterra. Un'impresa disperata.

I miracoli accadono

Vilfort vorrebbe aiutarli ma non può, ancora una volta la sua storia personale offusca sogni e programmi: sua figlia ha avuto una ricaduta e il centrocampista deve recarsi di nuovo in ospedale. I compagni però, anche senza il loro mediano di riferimento, riescono clamorosamente a battere i transalpini 2-1, mentre la Svezia supera gli inglesi: l'incastro perfetto che sembrava impossibile si avvera con due gol negli ultimi dieci minuti. La Danimarca, come da regole di allora, dopo i gironi si qualifica per la semifinale, dove incontrerà l'Olanda.

Contro i campioni d'Europa in carica serve un altro miracolo. Moeller Nielsen cerca di compattare il gruppo con una curiosa gita al fast food, in una disperata ricerca dell'ingrediente magico: c'è bisogno di qualcosa di speciale per affrontare gente del calibro di Marco Van Basten, Ruud Gullit, Frank Rijkaard, Denis Bergkamp e Ronald Koeman. I danesi però stavolta possono contare anche su Kim Vilfort, spinto dalla stessa figlia ad andare fino in fondo. 

I campioni d'Europa si arrendono

La Danimarca stupisce ancora una volta con Brian Laudrup sugli scudi che serve due assist a Henrik Larsen: è 2-1 a quattro minuti dalla fine. Quando sembra ormai fatta, dopo aver servito a Bergkamp la palla del momentaneo pareggio, Rijkaard si mette in proprio e su torre di Gullit segna il gol del 2-2. Nei supplementari gli orange spingono e Schmeichel deve fare gli straordinari per mandare l'incontro ai rigori.

Dagli undici metri i tiratori selezionati non sbagliano un colpo. Anche Vilfort, con l'inferno nella mente, spazza via i demoni e realizza con freddezza. Quando tocca a Van Basten, l'eroe dei campioni d'Europa orange, però Schmeichel si supera. È il rigore decisivo che farà terminare la partita 5-4 mandando i danesi a un'incredibile finale contro la Germania. 

Un gol per la storia ma non per la vita

A Goteborg gli avversari, campioni del mondo in carica, hanno temibili nomi come Brehme, Voeller e Haessler. I danesi però non tremano, anzi passano per primi in vantaggio con John "Faxe" Jensen dopo diciotto minuti. I tedeschi, colti di sorpresa, si riversano in attacco alla ricerca del pareggio e iniziano un vero e proprio assedio, ma Schmeichel si trasforma ancora una volta in una saracinesca e sventa tutti i tentativi.

La favola della Danimarca si sta avverando, e come in una storia per bambini dal lieto fine , il protagonista non poteva che essere l'eroe sfortunato, Kim Vilfort, che al 78' riesce a infilarsi tra Helmer e Brehme e far partire un tiro angolato che bacia il palo e termina in rete. È la rete che piega l'orgoglio tedesco e riduce in brandelli le speranze. La Danimarca è campione d'Europa. I ragazzi di Moeller Nielsen hanno compiuto un'impresa epica, degna del favolista Andersen: hanno trasformato il brutto anatroccolo che aveva mancato le qualificazioni in un regale cigno.

La favola sportiva dell'eroe sfortunato, il mediano del Brondby Kim Vilfort, non avrà però un lieto fine nella "vita reale": sua figlia non ce la farà e morirà poco tempo dopo aver visto suo padre che, come le aveva promesso, era riuscito ad alzare quella la coppa al cielo. 

La stampa, che Vilfort voleva tenere all'oscuro di tutto per rispetto della sua privacy, ricamerà su quelle vincende con titoli come "Un gol per Line", ma lui non lo considererà mai tale, preferendo tenere le due storie separate: "Sennò non sarei andato in Svezia". Per il mediano danese questa storia non sarà mai una favola a lieto fine.