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Esclusiva, Dia: "Sapevo di cosa fosse capace la Lazio di Gattuso, la Juventus non è in crisi"

Boulaye Dia col Rennes
Boulaye Dia col RennesGUILLAUME SALIGOT / AFP

L'attaccante senegalese analizza la sfida di Europa League, parla dell'impatto del nuovo tecnico in biancoceleste e si apre ai ricordi salernitani, quando rovinò la festa Scudetto al Napoli

Sorridente, a suo agio e in forma, Boulaye Dia si prende un po' del suo tempo per parlare con Diretta del suo momento al Rennes. Prima della partita di Europa League contro la Juventus, valida per la terza giornata della League Phase, l’attaccante senegalese è convito che i bianconeri non siano in crisi, anche se hanno perso l’ultima partita contro la Lazio, la sua ex squadra…

La partita persa domenica  (4-3) in casa del Paris Fc è stata un po' matta, no? Ci sono stati molti ribaltamenti di fronte e avete perso nel finale.

Sì, molti ribaltamenti di situazione. È bello, c'è spettacolo, ma quando vinci è meglio. Abbiamo perso, quindi fa un po' male.

L'hai vissuta dalla panchina prima di entrare a fine partita. Come gestisci questa situazione a livello mentale?

Sai che la partita può cambiare da un momento all'altro. Quando sei in panchina osservi molto, guardi come vanno le cose. Così, quando entri, hai un'idea precisa di cosa poter sfruttare. Poi, una volta in campo, va tutto veloce: rigore, fallo, non è rigore, gol annullato... Sono situazioni di gioco, va così.

Pensi che questa sconfitta un po' rocambolesca possa aiutarvi a svegliarvi per la prossima partita contro la Juve?

Sì e no, perché i contesti sono diversi. In campionato ci hanno sorpassato con questa vittoria. Per come si era messa la partita potevi anche non perderla, così come potevi vincerla. L'Europa League e il campionato sono contesti differenti.

La carriera di Dia
La carriera di DiaFlashscore

La Juventus sembra un po' in crisi dopo la sconfitta di domenica, no?

Non so se si possa parlare di crisi. Quante volte hanno perso in questa stagione?

Due.

In questo caso non si può parlare di crisi. E poi hanno perso contro la Lazio, che resta una grande squadra. Se quel giorno hanno perso contro una squadra più forte, parlare di crisi... e poi non ci riguarda, è un problema loro.

Segui ancora i risultati della Lazio? Cosa pensi del loro inizio di stagione?

Sì, seguo sempre i loro risultati. Appena posso guardo le loro partite. Ho ancora degli ottimi amici lì, voglio bene a tutti e sono contento quando vincono.

Ti aspettavi che potesse essere così in alto in classifica ora che è prima con l'Inter?

No, nessuno se l'aspettava da quel punto di vista, ma noi sapevamo di cosa fosse capace la squadra. Quando è arrivato Gattuso con il suo staff e con lo spirito che lo contraddistingue, visto come era andata l'anno scorso non potevamo davvero fare di peggio, anche a livello mentale. È stato un rinnovamento. Vista la preparazione prestagionale che abbiamo fatto, sapevamo che saremmo cresciuti. Soprattutto dopo la sconfitta in Coppa Italia (0-2 contro il Mantova), che è servita da scossa. Per me non è una sorpresa: so cosa ha portato l'allenatore e come ho lasciato il gruppo.

Eri quindi fiducioso con Gattuso in questa stagione?

Sì, decisamente. Lo sta dimostrando finora, quello che sta facendo è ottimo.

La classifica di Serie A
La classifica di Serie AFlashscore

Nelle sue precedenti esperienze gli era andata male. Soprattutto in nazionale. Eppure...

Non è un mago, semplicemente c'è del lavoro dietro. La gente lo ha giudicato per le esperienze passate, ma ogni club e ogni contesto ha la sua verità. È venuto con una missione da compiere e per ora lo sta facendo benissimo.

Parli ancora regolarmente con i tuoi ex compagni alla Lazio?

Non tutti i giorni, ma di tanto in tanto con alcuni come Reda (Belahyane) o Noslin.

Com'è andato il tuo adattamento tattico alla Lazio, tra il giocare da trequartista o da centravanti?

Quando sono arrivato, Baroni mi ha detto subito che era pronto a giocare con due punte e che sapeva che potevo muovermi dietro l'attaccante. Il suo sistema preferito era il 4-3-3, ma alla fine, in molte partite della stagione, abbiamo giocato insieme davanti io e Taty Castellanos.

Alla Salernitana hai vissuto una bella epoca. Hai anche segnato quel famoso gol contro il Napoli che ha ritardato la loro festa scudetto nel 2023...

Per me è stato un gol come un altro. Tanto sarebbero diventati campioni comunque, era solo questione di giorni. Non è che avevamo vinto il campionato noi. Era più per il contesto, per i tifosi e per la rivalità. Prima di entrare in campo vedevo la festa nello stadio e mi sono detto: "Sarebbe bello segnare un gol per far stare zitti tutti", tutto qui.

È stata comunque una grande festa a Salerno al ritorno dalla partita, una festa quasi da vittoria di un titolo.

Sì, certo! Abbiamo visto i tifosi al nostro rientro a Salerno, ci hanno accolto con i fumogeni, hanno fatto festa. Per loro è stato un gran momento, quindi eravamo felici anche noi.

Quel gol è stato uno dei più importanti della tua carriera?

No. Del resto ho segnato ai Mondiali e in una semifinale di Champions League. Ci sono stati gol più importanti per me, anche perché a Napoli alla fine non abbiamo vinto. Mi ricordo ad esempio un gol decisivo contro l'Hellas Verona all'ultimo minuto per la vittoria. Per Salerno rovinare la festa ai rivali è stato bello, ma personalmente non è stato tra i più importanti.

Che ricordi conservi del tuo passaggio a Salerno con 16 gol segnati in una stagione?

Bellissimi ricordi. Avevamo una buona squadra e anche dei buoni allenatori. Prima Davide Nicola, poi Paulo Sousa con cui abbiamo giocato davvero bene. Il suo stile di gioco si adattava perfettamente a me, ero in un momento positivo e con grande fiducia. Quando ti senti bene in un posto, si vede in campo.

A proposito, Davide Nicola trasmette tantissimo dalla panchina. Ha appena vinto contro il Napoli al suo esordio con il Venezia...

Sì, è un allenatore che trasmette un'energia enorme. Quando sei con lui hai voglia di dare tutto perché se lo merita, è uno vero.

Eccoti di ritorno in Francia dopo cinque anni. Quali sono le tue impressioni?

Mi sento molto bene. Sono contento di tornare nel Paese in cui sono cresciuto, all'interno di un campionato che mi mancava. Quando vai via per quattro o cinque anni vedi il campionato evolversi da lontano e hai voglia di tornare a vedere da vicino questa evoluzione. Le squadre sono migliori adesso.

Le probabilità di vittoria di Juve-Rennes
Le probabilità di vittoria di Juve-RennesFlashscore

C'è una bella concorrenza in attacco al Rennes, in particolare con Lepaul che ha finito come miglior marcatore l'anno scorso. È una fonte di motivazione?

Sì, assolutamente. L'obiettivo era ritrovare la Ligue 1 e inserirmi in un buon progetto dopo la mia parentesi in Italia. Il Rennes ha un'ottima squadra con grandi giocatori, come Lepaul. È un'ottima cosa essere in concorrenza con lui e soprattutto giocare al suo fianco, ci spingeremo a vicenda verso l'alto.

Hai già giocato contro la Juve ma non le hai mai segnato un gol. È un sogno nel cassetto?

Un sogno no, ma è vero che ho segnato contro molti grandi club in Italia e non ancora contro la Juventus. Cercheremo di rimediare presto!

Cosa hai detto al tuo connazionale Sadio Mané dopo la semifinale di Champions League persa dal tuo Villarreal contro il Liverpool nel 2022?

Non ricordo esattamente, ma si è congratulato con me per il nostro percorso. Eravamo in vantaggio 2-0 alla fine del primo tempo e gli ho chiesto se avessero avuto paura. Loro avevano già l'esperienza della finale del 2019. E quindi gli ho solo detto di andare a vincerla, dato che ci avevano eliminati.

Qual è la differenza principale nella preparazione fisica tra Spagna, Italia e Francia?

In Spagna è tutto incentrato sul pallone (esercitazioni, possesso palla, torelli), c'è pochissimo lavoro atletico puro. In Italia ci si concentra molto di più sulla forza e sul lavoro atletico, un po' meno sul gioco con la palla. In Francia è un mix tra le due cose: molto pallone ma anche un vero carico di lavoro atletico.

Il Marocco è stato proclamato campione dopo un ricorso nonostante in campo il Senegal abbia vinto la Coppa d'Africa 2026. Ti senti comunque campione?

Sì, certamente.

Come hai vissuto quel momento?

È stata una bellissima finale, una vera bella partita tra due delle migliori squadre africane del momento. Si è decisa ai tempi supplementari. Abbiamo alzato il trofeo e siamo andati a festeggiare in patria. È stato un momento importante.

Mantieni sempre un legame particolare con il Senegal?

Sì, certo. Ci vado spesso adesso per la nazionale, ma ci vado regolarmente anche in vacanza. È il mio Paese d'origine, la connessione c'è sempre.

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