ESCLUSIVA: Arda Turan parla dello Shakhtar, del passato con Messi e delle speranze della Turchia per i Mondiali

Turan alla guida dello Shakhtar contro l'AZ
Turan alla guida dello Shakhtar contro l'AZimages/NurPhoto / Shutterstock Editorial / Profimedia

Arda Turan, attuale allenatore dello Shakhtar Donetsk, è considerato uno dei più grandi talenti che il calcio turco abbia mai prodotto. Dopo essere cresciuto nel Galatasaray ed esserne diventato capitano a soli 21 anni, si è trasferito in Spagna, dove ha giocato un ruolo da protagonista nella conquista della Liga sia con l’Atlético Madrid che con il Barcellona. Calciatore di immenso estro e doti naturali, ha collezionato 100 presenze con la sua Nazionale, diventando il sesto giocatore con più apparizioni nella storia della Turchia.

Durante il suo primo anno in panchina, nel 2023, ha guidato il club turco dell'Eyupspor, promuovendolo per la prima volta in Super Lig.

La stagione successiva ha ottenuto un incredibile sesto posto nella massima divisione turca, attirando l'attenzione dello Shakhtar.

Ora, al timone della squadra ucraina, è prossimo a vincere il 16° titolo nazionale e si prepara per la semifinale di UEFA Conference League contro il Crystal Palace.

Arda Turan ha portato l'Eyupspor in Super Lig per la prima volta, prima di trasferirsi allo Shakhtar Donetsk.
Arda Turan ha portato l'Eyupspor in Super Lig per la prima volta, prima di trasferirsi allo Shakhtar Donetsk.ČTK / imago sportfotodienst / Mikolaj Barbanell

Lo Shakhtar ha vinto un solo trofeo europeo nella sua storia, la Coppa UEFA nel 2009, e Turan punta a un nuovo trionfo continentale.

In un'intervista esclusiva rilasciata a Tolga Akdeniz di Flashscore, Turan ha parlato della sua avventura allo Shakhtar e di come si sta preparando per il finale di stagione. Ha inoltre ricordato la sua esperienza in Spagna al fianco di campioni come Lionel Messi e Andres Iniesta, condividendo le sue riflessioni sulle possibilità di successo della Turchia ai prossimi Mondiali.

Con lo Shakhtar state vivendo una stagione brillante: siete vicini al titolo nella Premier League ucraina e in semifinale di Conference League. Raggiungere questo traguardo europeo è un grande risultato, ancor più se si considera il contesto dell’invasione russa. Come si sente e che bilancio fa di questo primo anno?

"Prima di tutto vorrei ringraziare lo Shakhtar. Abbiamo un'organizzazione eccellente, il che non è affatto scontato date le circostanze della guerra. Per quanto se ne parli, è impossibile capire davvero la situazione senza averla vissuta.

"Affrontiamo spesso viaggi lunghissimi, anche di 15 ore. Sappiamo di rappresentare le speranze della gente e cerchiamo di trasmettere questa responsabilità ai giocatori".

"Per quanto riguarda lo scudetto, manterremo lo stesso livello di serietà fino alla fine. In Conference League siamo arrivati fin qui dopo aver superato quattro turni di qualificazione. Un buon piazzamento in Europa potrebbe garantirci la qualificazione diretta alla fase a gironi della prossima Champions League: siamo consapevoli del valore di questo traguardo".

"Siamo entusiasti per la semifinale. Penso che possa essere una fonte d'ispirazione per i bambini in Ucraina e in tutto il mondo. Rispettiamo i nostri avversari, ma cercheremo di imporre il nostro stile di gioco, perché qui stiamo costruendo la squadra del futuro. Questo è il nostro sogno".

Lei ha allenato l'Eyupspor prima di approdare allo Shakhtar, il suo primo incarico all'estero. Cosa ha pensato al suo arrivo? Quali erano le sue ambizioni e si aspettava di ottenere subito questi risultati?

"A essere onesti, a volte i dubbi affiorano, ma credevo molto nella cultura e nell'organizzazione calcistica dello Shakhtar. Inoltre, mi fido ciecamente della mia filosofia e del mio sistema di gioco. È un sistema complesso: per i nuovi giocatori non è facile assimilarlo perché richiede un precampionato durissimo e molte ripetizioni tattiche".

"Sono un allenatore che pretende dai propri giocatori estrema chiarezza su certi concetti. Credo che il legame e la sintonia che abbiamo creato con la squadra ci abbiano portato fin qui. Mentirei se dicessi di non aver avuto dubbi, ma ho sempre creduto nel nostro successo".

"Quando lavoravo nell'Eyupspor, dicevo al mio staff tecnico che avremmo dovuto allenare l'Eyupspor come se fossimo al Barcellona o all'Atlético. Quindi eravamo davvero pronti per questa esperienza allo Shakhtar".

Turan e il suo staff tecnico prima del quarto di finale della Conference League.
Turan e il suo staff tecnico prima del quarto di finale della Conference League.ČTK / imago sportfotodienst / Mikolaj Barbanell

A proposito del suo stile: lei ha giocato per allenatori di grande fama e personalità come Fatih Terim, Luis Enrique e Diego Simeone. I primi sono noti per un calcio aggressivo e propositivo, mentre Simeone è considerato più pragmatico e difensivo. Cosa ha imparato da loro e come hanno influenzato il suo modo di allenare?

"Da Diego Simeone ho imparato la cura dei dettagli difensivi. Ad esempio, le angolazioni nei raddoppi di marcatura, come e quando spazzare l'area o come deve muoversi il blocco difensivo. Mi ha insegnato che, se si lotta insieme come un unico corpo, si può arrivare fino in fondo".

"Con Luis Enrique, oltre alla disposizione in campo, ho appreso le sue soluzioni offensive. Riusciva a trovare modi sempre diversi per superare ogni tipo di pressing. Da lui ho imparato quando sostituire un passaggio con un dribbling, come perfezionare i triangoli di gioco e come trovare soluzioni nell'uno contro uno contro il pressing laterale.".

"Da Fatih Terim ho imparato soprattutto a non fossilizzarmi sui numeri e sui moduli, ma a concentrarmi sul sistema e sulle sue regole. Aveva soluzioni specifiche per ogni giocatore e le trasmetteva con estrema naturalezza. Inoltre, mi ha insegnato l'importanza della motivazione e del legame umano con i calciatori".

"Luis Enrique, poi, aveva sempre una comunicazione aperta con il gruppo. Sapeva cosa dire a un giocatore, nel momento e nel posto giusto, rispettando sempre le gerarchie e i ruoli".

"Da tutti loro posso dire di aver ereditato lo spirito combattivo e la cultura del lavoro: facevano di tutto per vincere, ma sempre nel rispetto del fair play. Sono grato a ognuno di loro e spero che un giorno, guardando la mia squadra giocare, possano riconoscere ciò che mi hanno insegnato".

Lo Shakhtar è un club che punta molto sui giovani per trasformarli in calciatori di alto livello. Come valuta la crescita dei suoi ragazzi in questa stagione?

"Credo che i progressi dei nostri giocatori siano stati incredibili. Tra l'altro, a causa delle circostanze imposte dalla guerra, oggi abbiamo più giovani che mai. In passato c'erano molti talenti brasiliani, ma facevano già parte della nazionale maggiore".

"Oggi i nostri ragazzi giocano nelle selezioni Under 18, 19 e 20 del Brasile e hanno davanti a sé un futuro radioso. Tuttavia, i tempi sono cambiati e con loro serve un metodo di comunicazione diverso, perché il loro modo di apprendere è differente. Adottiamo metodi di insegnamento adatti alle loro esigenze, rispettando il loro percorso di crescita personale".

"Quest'anno siamo tra le squadre che hanno disputato il maggior numero di partite in Europa e credo sia un'esperienza formativa straordinaria. L'età media della nostra rosa è talmente bassa che potremmo quasi giocare la UEFA Youth League".

L'allenatore dello Shakhtar Arda Turan con l'attaccante Alison.
L'allenatore dello Shakhtar Arda Turan con l'attaccante Alison.ANP, ANP / Alamy / Profimedia

Lei era un calciatore molto elegante, dotato di grande estro e abituato a giocare d'istinto. Oggi si dice spesso che ai giocatori non venga concessa la stessa libertà e che siano trattati quasi come dei robot. Come gestisce, da allenatore, un talento di questo tipo?

"Non voglio togliere il lato estetico al calcio, non voglio perderlo; vorrei che in futuro questo sport fosse sempre più bello e divertente per i bambini. I tempi cambiano e oggi esistono molti più sistemi tattici rispetto a 10 o 15 anni fa".

"Tuttavia, cerco di lasciare i miei giocatori il più liberi possibile in campo. Ad esempio, nella prima e nella seconda zona di costruzione abbiamo un sistema e pretendo che venga rispettato, ma negli ultimi trenta metri ho bisogno del loro talento e della loro libertà".

"Penso che il gioco si stia evolvendo, ma credo anche che potrebbe tornare al punto di partenza: il pressing a tutto campo uomo contro uomo sta diventando molto popolare, ma non credo sia possibile sostenerlo per tutti i novanta minuti".

"Credo che la partita della fase a gironi tra Paris Saint-Germain e Bayern Monaco ne sia stato un ottimo esempio. In contesti simili il talento e il dribbling saranno sempre più necessari e richiesti.

"La vera differenza starà nel capire dove e quando tentare la giocata. I calciatori devono essere liberi, ma nel posto giusto del campo".

A proposito di questi profili, pensa che oggi manchi il vero talento individuale rispetto a quando giocava lei? Ci sono meno fuoriclasse e giocatori "anticonformisti"?

"Credo che la forma del talento stia cambiando. Un tempo una stella si riconosceva dal primo tocco, dai passaggi estetici o dall'abilità nello stretto. Ora vediamo campioni più dinamici: Vinicius Junior, Kylian Mbappe, Kenan Yildiz, Lamine Yamal... Sono giocatori velocissimi nell'uno contro uno. Oggi le stelle del calcio sono loro".

"C'è stata un'evoluzione: prima c'erano più centrocampisti e numeri 10, ora ci sono più ali. È così che spiego la trasformazione del fuoriclasse moderno. Ma ai miei occhi, finché Messi calcherà i campi, resterà lui il migliore del calcio mondiale: è qualcosa di non paragonabile e che non cambierà".

Arda Turan festeggia con Lionel Messi al Barcellona.
Arda Turan festeggia con Lionel Messi al Barcellona.PAU BARRENA / AFP / AFP / Profimedia

Affronterete il Crystal Palace in semifinale, continuando la caccia al secondo trofeo europeo dello Shakhtar dopo la Coppa UEFA vinta nel 2009. Cosa pensa del Palace? Che tipo di sfida si aspetta?

"Sono stato a Selhurst Park per vederli dal vivo a dicembre. Posso dire che hanno un ottimo allenatore, che ha già vinto un trofeo europeo e sa perfettamente come affrontare i grandi club. Il Crystal Palace è chiaramente una 'squadra d'allenatore'".

"Hanno un'identità molto definita e sono estremamente dinamici. Eccellono nell'uno contro uno e sanno sia attaccare che difendere in ogni modo possibile. Sono pericolosi nei duelli individuali, ma sono altrettanto compatti quando tornano a fare blocco difensivo, oltre a saper portare un pressing alto molto efficace".

Meritano grande rispetto. Sarà un'esperienza fondamentale per noi, perché allo Shakhtar stiamo cercando di costruire una squadra per il futuro, capace di giocare stabilmente quarti, semifinali o persino finali di Champions League. Questo è il nostro sogno. Affrontare il Crystal Palace, che è abituato a sfidare le grandi della Premier League, sarà un test perfetto per capire il nostro reale livello."

Ha parlato molto bene di Glasner. C'è qualche giocatore del Palace in particolare che teme di più o che pensa di dover marcare stretto?

"Quando affronti una squadra così, soffermarsi sui singoli sarebbe un errore: ognuno di loro può inventare la giocata decisiva in qualsiasi momento. Contro chi dovremmo difenderci, allora?".

"Dobbiamo difenderci da loro come collettivo. In una sfida su 180 minuti, credo sarebbe controproducente fare nomi singoli. Dobbiamo stare attenti a tutti".

"Come dicevo, sanno attaccare in molti modi: sono letali nelle transizioni e molto efficaci sui calci piazzati e sui cross. Non dobbiamo guardare alle individualità, ma restare vigili su ogni avversario, perché chiunque può segnare da un momento all'altro".

"Se una squadra percorre più di tremila metri ad alta intensità a partita, bisogna fare attenzione a ogni singolo elemento."

Come si sente, da allenatore, in vista di una partita con una posta in gioco così alta? Quale messaggio trasmetterà ai suoi giocatori?

"In un doppio confronto è impossibile giocare bene per tutti i 180 minuti. La chiave sarà la gestione dei vari momenti del match. In partite del genere bisogna mantenere la concentrazione altissima dal primo all'ultimo secondo".

"Dobbiamo inoltre accettare che il Crystal Palace è una squadra eccellente dal punto di vista fisico: dobbiamo essere pronti al contatto. Se non scendiamo in campo con la giusta mentalità da semifinale, finiremo in grande difficoltà. Dobbiamo saper gestire le fasi della partita, specialmente quelle in cui saranno loro a spingere".

"Ci saranno momenti in cui il gioco si sposterà nella nostra metà campo e saremo sotto pressione: in quegli istanti dovremo saper soffrire e fare resistenza. Soprattutto, dobbiamo essere pronti allo scontro fisico".

"Contro una squadra di Premier League serve essere al 100% sia fisicamente che psicologicamente. Se resteremo uniti, potremo farcela. So che non sarà facile, ma l'unione sarà la nostra forza".

Quando prima ha parlato di Messi, ho sentito l'ammirazione che ha per lui. Com'è stato il passaggio al Barcellona? Ha percepito un cambiamento significativo anche nello spogliatoio che condivideva con Messi, Xavi e Iniesta? Com'è stato?

"Nutro un rispetto immenso per tutti questi giocatori, ma c'è un aspetto da non dimenticare: quando sono arrivato al Barcellona, ero un calciatore che aveva già vinto cinque trofei, inclusa la Liga. Certamente erano grandi campioni che ammiravo, ma erano anche i miei compagni di squadra; non ero lì per fare lo spettatore".

"Anche con il Barcellona ho vinto titoli importanti. Come giocatore, sono stato capace di adattarmi al loro sistema. Sono sempre stato uno di quelli che viveva pienamente ogni emozione sul campo, che si trattasse di una vittoria o di una sconfitta. Ho avuto un'ottima carriera in blaugrana: ero lì per dare il mio contributo e credo di averlo fatto bene".

Lei era all'Atlético Madrid quando siete riusciti a spezzare il duopolio di Real Madrid e Barcellona in Spagna. Che effetto le ha fatto vincere la Liga nel 2014 da protagonista assoluto?

"Penso che sia uno dei titoli più speciali della storia del calcio. Forse si può fare un paragone con l'impresa del Leicester City, ma credo che sia il più grande titolo mai vinto. Perché è stato vinto contro le due migliori squadre della storia".

"È stato un momento di immenso orgoglio, ma anche una lezione di vita. Eravamo consapevoli della nostra situazione e sapevamo che gli altri avevano Messi, Ronaldo, Higuaín, Neymar, Benzema... Sapevamo che c'erano grandi giocatori contro di noi, ma abbiamo visto che se fossimo stati uniti, avremmo potuto fare qualsiasi cosa".

"Quindi ho imparato molto. Se lotti e fai le cose giuste per vincere, puoi vincere qualsiasi cosa nella vita. E credo che sia stato anche un buon esempio per tutta la comunità calcistica".

Turan è stato un giocatore chiave per l'Atleti.
Turan è stato un giocatore chiave per l'Atleti.GLYN KIRK / AFP / AFP / Profimedia

Lei è cresciuto nel settore giovanile del Galatasaray. Cosa ha significato formarsi lì e diventare il capitano della squadra che amava in così giovane età?

"Non c'è niente di più bello di un sogno d'infanzia che si realizza. Essere il capitano del Galatasaray così giovane è stato uno dei momenti più intensi della mia vita. In quegli anni il club si trovava in condizioni molto più difficili rispetto a oggi: non avevamo lo stadio attuale, non avevamo questo centro sportivo e i nostri avversari erano economicamente molto più forti di noi".

"Per questo credo che, come capitano, stessi rappresentando lo spirito di ribellione di una squadra che lottava contro tutto e tutti. Forse è un concetto difficile da comprendere per la generazione odierna di Twitter, TikTok e dei social media, ma per me è stato fondamentale per imparare a stare al mondo, dentro e fuori dal campo. Sono orgoglioso di quei giorni: era il sogno di un ragazzino che diventava realtà".

La nazionale turca parteciperà ai Mondiali per la terza volta nella sua storia, la prima dal 2002. Cosa ha provato alla qualificazione e quanto merito ha Vincenzo Montella?

"Montella per noi è un allenatore fantastico, oserei dire oltre ogni aspettativa. Ha fatto un lavoro eccellente; gli siamo grati e siamo orgogliosi di lui. La Turchia di oggi è una squadra ottima: anche se le stelle brillano, ciò che emerge davvero è l'immagine del collettivo".

Quando si sono qualificati, li abbiamo seguiti con orgoglio ed emozione. È una nazionale che trasmette entusiasmo, per questo ora ci aspettiamo grandi cose. Li sosterremo e pregheremo per loro. Questa squadra fa sognare un intero popolo, e cosa si può chiedere di più a una nazionale?".

Quali sono i giocatori che l'hanno impressionata per la Turchia e che ritiene saranno fondamentali per la Nazionale in questo torneo, e quali sono i risultati che pensa possano raggiungere?

"Riguardo a questo Mondiale ho una sensazione particolare: penso che possano andare oltre ogni aspettativa. Naturalmente, quando si pensa alla nazionale, si guardano stelle come Arda Guler o Kenan Yildız e ci si emoziona molto.

"Inoltre, Hakan Calhanoglu è un eccellente leader per la squadra. Ma credo che la loro forza più grande risieda nell'essere un blocco unico e coeso.

"Quando si pensa alla squadra, bisogna pensare anche a un portiere eccellente come Ugurcan Cakır. Terzini molto bravi come Zeki Celik e Ferdi Kadıoglu. Centrocampisti come Ismail Yuksek e Orkun Kokcu. Giovani dal potenziale enorme come Baris (Alper Yilmaz), Kerem (Akturkoglu), Yunus (Akgun)...

"Più delle individualità, l'aspetto cruciale è che questa nazionale è davvero una 'squadra'. Credo possano realizzare qualcosa di storico. A volte la vita ti offre l'occasione giusta, e penso che oggi ci siano tutte le condizioni per arrivare fino in fondo".

"Certo, molto dipenderà dai sorteggi e dal girone, ma io sento che possono farcela. Li vedo come dei fratelli minori: non voglio caricarli di troppa pressione, ma vederli giocare fa davvero sognare".

Turan è stato il capitano della Turchia ed è il sesto giocatore con più presenze di sempre.
Turan è stato il capitano della Turchia ed è il sesto giocatore con più presenze di sempre.Bulent Doruk / ANADOLU AGENCY / Anadolu via AFP / Profimedia

La corsa della Turchia verso le semifinali di EURO 2008 è stata incredibile e lei ha segnato gol pesantissimi in quel percorso. Com'è stato giocare quel torneo? È stato il momento di maggior orgoglio per il suo Paese?

"È stato senza dubbio un periodo fantastico. Posso dire di aver giocato più che bene ogni partita, dando sempre un contributo importante. Ci sono state anche altre occasioni in cui ho giocato ad alti livelli, come durante le qualificazioni ai Mondiali, ma quella fase finale fu davvero speciale".

"È stato eccellente giocare anche sotto la guida di Guus Hiddink. Quando ero in Nazionale, ripetevo ogni giorno ai miei compagni quanto fossimo fortunati: avere il privilegio di essere lì è qualcosa di cui bisogna sempre riconoscere il valore".

"Non riesco a identificare un singolo momento o un unico periodo come il più orgoglioso della mia carriera in Nazionale. Molte persone ricordano EURO 2008 come un successo straordinario, ma per me rappresenta anche una delusione. Lo dico onestamente: credevo davvero che avremmo potuto alzare il trofeo. Per questo, a volte lo ricordo con gioia, altre con il rammarico di un'occasione persa".

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