Sterile e arruffona, l'Inter viene battuta in casa dal Bodo/Glimt e saluta la Champions

L'esultanza del Bodo dopo la rete dello 0-1
L'esultanza del Bodo dopo la rete dello 0-1PIERO CRUCIATTI / AFP

I nerazzurri sono partiti subito a grande velocità, senza però trovare il gol. Dopo un primo tempo finito a reti bianche, i norvegesi approfittavano di un errore di Akanji per portarsi in vantaggio. Al raddoppio ospite seguiva l'inutile gol della bandiera di Bastoni

Con in tribuna Ronaldo il Fenomeno e Christian Vieri, che prima della partita hanno posato con delle maglie omaggio, Pio Esposito e Marcus Thuram si sono sentiti più responsabili che mai di trascinare l'Inter. Perché l'obiettivo di rimontare il 3-1 subito all'andata in casa del Bodo/Glimt era il minimo sindacale per chi sta ammazzando il campionato italiano. E dopo poco più di due minuti, il centravanti classe 2005 sfiorava il gol con un colpo di testa alto su cross da sinistra di Dimarco.

Sugli sviluppi di un corner dalla destra, calciato sempre da Dimarco, l'Inter si rendeva pericolosa con un colpo di testa ribattuto sulla linea. I nerazzurri ci credevano, confezionando un paio di buone occasioni e alzando progressivamente il pressing, mentre il Bodo ribatteva con attenzione e cercava di difendersi con ordine.

Tentativi infruttuosi

Su un altro corner, Bastoni colpiva di testa indisturbato ma alzava troppo la traiettoria, mandando la palla sopra la traversa. Poco dopo, sempre da calcio d’angolo battuto da Dimarco, Frattesi impattava con forza di testa, ma Haikin si superava con una parata straordinaria.

Nel finale di tempo l’azione diventava confusa: Barella cadeva accentuando il contatto con Hogh, che però interveniva sul pallone. La sfera arrivava a Dimarco, che provava la conclusione ma calciava alto, non di poco. Così si chiudeva una prima frazione in cui l’Inter attaccava con continuità, senza però riuscire a trovare il gol.

Castigo

L'inizio del secondo tempo vedeva i nerazzurri continuare sulla falsa riga del primo. Una punizione da lontano di Dimarco finiva tra le braccia di Haikin, mentre su un corner si accendeva una mischia nella quale Akanji colpiva di testa ma senza convinzione. Poco prima lo svizzero si era fatto bendare la testa per una botta sul sopracciglio che lo aveva fatto sanguinare copiosamente.

E forse stordito dal colpo, l'elvetico usciva male palla al piede al 58esimo, perdendo il possesso e favorendo l'incursione di Blomberg: il tiro di quest'ultimo veniva respinto da Sommer ma finiva sul mancino dell'ex Milan Hauge, che appoggiava facilmente nella porta sguarnita e zittiva San Siro, che sentiva il gelo del Nord della Norvegia ricadere improvvisamente su Milano.

Gioia e disperazione
Gioia e disperazioneREUTERS/Claudia Greco

Apparentemente con la strada in ripida pendenza, i padroni di casa venivano poi puniti poco dopo da un contropiede culminato in modo splendido da Evjen, che disegnava un destro secco in diagonale per fulminare Sommer. La reazione istintiva arrivava poco dopo con un colpo di ginocchio di Bastoni sotto misura, che andava poco oltre la linea e portava il risultato sull'1-2. 

E così, senza capitan Lautaro e con Vieri e Ronaldo a rimuginare sugli spalti, l'Inter si scopriva terribilmente poco concreta in avanti. E salutava la Champions anzitempo, da vice campione. L'eliminazione, già in parte plasmatasi al Circolo Polare Artico, è però anche la conferma della scarsezza del calcio italiano nel continente, dove la freschezza di gambe e di testa fa la differenza.

Le statistiche del match
Le statistiche del matchStats Perform

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