Osimhen, gol alla Juve e quel silenzio che fa rumore: rispetto per Spalletti o indizio di mercato?

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Victor Osimhen
Victor OsimhenREUTERS/Guglielmo Mangiapane

Nessuna esultanza all’Allianz Stadium dopo la rete decisiva contro la Juventus: Osimhen ha spiegato il gesto come un segno di rispetto verso il suo ex allenatore, ma tra parole di apertura ai bianconeri e un futuro ancora tutto da scrivere, resta una notte carica di significati… e indizi?

Niente scatto verso la bandierina, niente pugni al cielo, nessun boato liberatorio a prendersi la scena. Solo uno sguardo basso, quasi raccolto, mentre i compagni lo stringono in un abbraccio che sa di qualificazione e di sollievo. La notte dell’Allianz Stadium consegna al Galatasaray gli ottavi di Champions League e porta la firma pesantissima di Victor Osimhen, ma il fotogramma che resta impresso non è il gol: è il modo in cui quel gol viene assorbito, quasi trattenuto. Ed è qui che comincia la storia.

Perché Osimhen non è un attaccante qualunque. È istinto, fuoco e teatro puro. Vive ogni pallone come se fosse l’ultimo, protesta, combatte, si accende in ogni duello. Anche contro la Juventus è stato così: corpo a corpo continui con Gatti, braccia larghe a cercare spiegazioni dall’arbitro, quella tensione emotiva che lo accompagna da sempre. Il suo linguaggio è fatto di fiamme. Per questo quel silenzio dopo la rete pesa il doppio.

Osimhen impassibile dopo il gol
Osimhen impassibile dopo il golPhoto by RICCARDO DE LUCA / ANADOLU / ANADOLU VIA AFP

La spiegazione, almeno quella ufficiale, ha un nome e un volto ben precisi: Luciano Spalletti. L’uomo che lo ha trasformato nel centravanti totale ammirato a Napoli, l’allenatore che oggi siede sulla panchina bianconera e che rappresenta una parte decisiva della sua crescita.

Non c’era bisogno di esultare. Penso sia importante rispettare un uomo al quale ho voluto bene e ha avuto una parte importante nella mia carriera, parlo ovviamente di Spalletti”.

Dentro quelle parole c’è molto più di un semplice gesto di educazione sportiva. C’è il ricordo di un Napoli che lo ha consacrato, di un allenatore che ne ha scolpito i movimenti: “Spalletti ha tirato fuori il meglio di me, ci teneva talmente tanto che dormiva al campo. Sono in debito con lui”, aveva raccontato alla vigilia. E quel debito emotivo, in qualche modo, si è materializzato in quel gol senza festa.

Un messaggio per il futuro?

Eppure, sotto la superficie del rispetto e della riconoscenza, resta un interrogativo che attraversa la notte europea: è stato solo un gesto emotivo o anche un messaggio? Perché pochi giorni prima Osimhen aveva aperto uno spiraglio che non è passato inosservato: “Io alla Juve? Sarebbe un privilegio”.

Parole pesanti, soprattutto se pronunciate da un attaccante che ha lasciato Napoli tra frizioni, incomprensioni e la sensazione di una storia finita prima del tempo. Oggi si ritrova in Turchia, in un campionato che gli sta stretto per talento e per età - 27 anni, pieno della maturità calcistica - e che appare più come una tappa che come una destinazione.

Il suo gol ai bianconeri, seguito da quell’esultanza mancata, sembra quasi un cortocircuito narrativo: segna alla squadra "per cui il 90% dei giocatori sogna di giocare", lo fa davanti all’allenatore che lo ha reso grande e sceglie il silenzio. Un atteggiamento che nel calcio moderno spesso accompagna chi è già proiettato altrove, chi sente che il prossimo capitolo è pronto a essere scritto.

Non ci sono certezze, solo indizi. Ma nel calcio, come nelle grandi storie, sono i dettagli a fare rumore. E quel silenzio di Osimhen, in uno stadio pieno e in una notte da dentro o fuori, potrebbe rivelarsi un indizio tutt’altro che trascurabile.

Penale anti Italia

L'ostacolo più importante a un suo ritorno in Italia, però, potrebbe averlo messo Aurelio De Laurentiis nel contratto di cessione dell'attaccante nigeriano al Galatasaray nell’estate 2025. E già, perché il club azzurro avrebbe inserito clausola che ne impedirebbe, in teoria, il ritorno in Serie A per due anni.

Secondo la Gazzetta dello Sport, la penale, valida fino al 1° settembre 2027, è di 70 milioni il primo anno e 50 il secondo. E così, se il club turco dovesse decidere di vendere Osimhen a una squadra italiana, dovrebbe versare l’importo al Napoli, che manterrebbe anche il 10% sulla futura rivendita.

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