Luci e ombre della prima fase di Champions League: Napoli, PSG e Real bocciati, sorpresa Bodø/Glimt

Antonio Conte
Antonio ConteIPA / Sipa Press / Profimedia

Dal dominio assoluto dell’Arsenal alle imprese di Sporting e Bodø/Glimt, passando per i crolli di Real Madrid, PSG e Napoli: il bilancio finale della fase a girone unico racconta gerarchie ribaltate e verità scomode

La fase a girone unico della nuova Champions League si chiude lasciando una sensazione chiara: il nuovo formato continua a funzionare perché per il secondo anno consecutivo ha premiato la continuità, riuscendo a esaltare l’imprevedibilità. Prima di entrare nel merito di sorprese e delusioni, però, alcune menzioni speciali sono inevitabili. Su tutte, l’Arsenal. Otto partite, otto vittorie, 23 gol segnati e appena quattro subiti: miglior attacco e miglior difesa della competizione. Un dominio totale, tecnico e mentale, che certifica la maturità del progetto di Mikel Arteta.

Poi i miracoli. Quello del Qarabag, capace di qualificarsi ai playoff nonostante il pesantissimo 6-0 incassato ieri a Anfield Road, e quello del Benfica, che ha strappato il pass all’ultimo secondo grazie al gol di testa dello sbadato Trubin che, fino a un secondo prima, non si era nemmeno reso conto che alla sua squadra serviva un altro gol.

Da segnalare anche la qualificazione dell'Olympiakos e il colpo del Club Brugge, che con il 3-0 rifilato all’Olympique Marsiglia ha spedito fuori dai primi 24 Roberto De Zerbi, sempre più in difficoltà e ormai nel mirino di stampa e tifosi. Oltremodo deludente anche il ko dell'Atlético Madrid.

E poi c'è un dato che pesa come un macigno: nessuna italiana tra le prime otto, mentre ci sono cinque inglesi su sei, oltre a Bayern Monaco, Barcellona e Sporting. La fotografia di un dominio, quello della Premier, che non è più discutibile. Così com'è certo che il nuovo formato della Champions ha promosso chi ha dato tutto in campo e bocciato chi ha pensato di potersela cavare con il nome. E forse, più di ogni altra cosa, è proprio questo il suo messaggio più chiaro.

Le sorprese

Tottenham - 4º

Scorrendo la classifica, la prima sorpresa è rappresentata, senza dubbi, dal Tottenham. Quarto posto finale con 17 punti in otto gare, qualificazione diretta agli ottavi conquistata con autorità. Un risultato clamoroso se confrontato con il disastroso cammino in campionato, dove gli Spurs arrancano al quattordicesimo posto. Una dicotomia evidente: lo stesso Thomas Frank che, ieri, ha festeggiato in Europa, pochi giorni prima era stato costretto ad ascoltare cori nostalgici dei propri tifosi per il loro ex allenatore dopo il 2-2 di Burnley. In Champions, però, il Tottenham ha saputo essere squadra.

Sporting - 7º

La seconda bella sorpresa risponde al nome dello Sporting Clube de Portugal. Nessuno lo immaginava tra le prime otto, e invece i portoghesi hanno meritato ogni singolo punto. Decisivo il gol segnato a San Mamés al 94' di Alisson Santos servito a far volare i suoi estromettendo il Real Madrid dall'élite. E la verità è che i lusitani hanno avuto un percorso tutt'altro che semplice: PSG (battuto in casa una settimana fa), Napoli, Juventus e Bayern Monaco lungo la strada. Un calendario durissimo affrontato con personalità e coraggio.

Bodø/Glimt - 23º

E che dire del Bodø/Glimt! Ventitreesimo posto e playoff conquistati nelle ultime due giornate, quando il calendario sembrava una condanna: Manchester City in casa e Atletico Madrid fuori. Ebbene sono arrivate due vittorie, due imprese e un sogno è diventato realtà. Dopo sei giornate nessuno ci avrebbe scommesso, nemmeno il più ottimista dei tifosi norvegesi. E, invece, il Bodø ha scritto una delle storie più belle del torneo, a differenza di un'altra debuttante come il Pafos che è rimasto fuori per un soffio.

Le delusioni

Real Madrid - 9º

La delusione più cocente se la sono presi i tifosi del Real Madrid. Gennaio si chiude peggio di come era iniziato: sconfitta nella Supercoppa contro il Barça, esonero di Xabi Alonso, umiliazione in Coppa del Re ad Albacete e, ora, l'esclusione dalle prime otto della massima competizione europea nonostante a Lisbona sarebbe bastato un pareggio. Le vittorie recenti con Arbeloa avevano illuso, ma i problemi sono più profondi e non così facili da rimarginare. La vera domanda a Madrid non è se Arbeloa sia all’altezza, ma se davvero il problema fosse l’allenatore precedente o una pianificazione della rosa evidentemente carente.

Paris Saint-Germain - 11º

Segue a ruota il Paris Saint-Germain. Undicesimo posto finale, fuori dalla top 8 nonostante si presentasse come favorito. L'anno scorso la cavalcata trionfale partendo dai playoff fu un'epopea, ma allora il progetto era in costruzione. Quest’anno no ed era lecito aspettarsi di più dai campioni d'Europa in carica. E, invece, nelle ultime tre gare sono arrivati solo due punti: pareggio a Bilbao e quello interno contro il Newcastle, dopo la sconfitta con lo Sporting. Bastava vincere. Non lo hanno fatto. Ed è per questo che il bilancio non può che essere negativo.

Napoli - 30º

Infine, la delusione forse più amara ed eclatante: il Napoli. Eliminato, ma mai davvero dentro la competizione. Due vittorie, due pareggi e quattro sconfitte raccontano la squadra campione d'Italia in carica che ha giocato la Champions quasi di passaggio, concentrata altrove. La sconfitta di ieri al Maradona contro il Chelsea è stata una metafora perfetta: impegno, sì, convinzione fino a un certo punto. Antonio Conte - che ha dalla sua parte i numerosi infortuni - ha detto che la sua squadra avrebbe meritato i playoff, ma i numeri dicono altro: otto punti, nove gol segnati, quindici subiti. Una qualificazione che, semplicemente, non è stata guadagnata.

I voti di Napoli-Chelsea
I voti di Napoli-ChelseaFlashscore

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