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Settimanale NBA: Cade Cunningham in stato di grazia, l’All-Star Game si preannuncia disastroso

Cade Cunningham da leader.
Cade Cunningham da leader.Jim Dedmon/Imagn Images/Flashscore

Nella rubrica settimanale di Flashscore, ripercorriamo i fatti salienti degli ultimi sette giorni in NBA. I Cavaliers sono finalmente riusciti a dare una svolta alla loro stagione, mentre Cade Cunningham è in stato di grazia e l’All-Star Game si prospetta sotto cattivi auspici.

La squadra della settimana: i Cleveland Cavaliers

10 vittorie nelle ultime 11 partite. Dopo un inizio di stagione deludente e con le voci di una possibile smobilitazione del roster che si facevano sempre più insistenti, i Cavs sono finalmente riusciti a ingranare. Era sorprendente vedere questa squadra, che lo scorso anno aveva vinto la Eastern Conference, improvvisamente ridotta a livello da play-in. Ma la rinascita è stata travolgente e ha riportato Cleveland tra le prime quattro a Est.

Con l’arrivo di James Harden al posto di Darius Garland, l’obiettivo è chiaro: riscattare la deludente campagna playoff della scorsa stagione. Il titolo resta il traguardo massimo, Donovan Mitchell rimane il leader e il quinto miglior realizzatore NBA. Resta da vedere come evolverà l’infortunio di Evan Mobley, senza il quale gran parte di questa striscia positiva è stata ottenuta. Se tornerà al 100%, i Cavs saranno una seria candidata ai playoff.

I peggiori della settimana: i Dallas Mavericks

Questa volta è certo: in Texas non si punta nemmeno al play-in. I Mavs hanno appena collezionato nove sconfitte consecutive, sancendo definitivamente una stagione che finirà nel modo peggiore possibile. Il draft 2026 si preannuncia particolarmente ricco, e Dallas non vuole lasciarsi sfuggire l’occasione di affiancare un top player universitario a Cooper Flagg.

Il numero 1 dell’ultimo draft ha appena vissuto una serie di prestazioni di alto livello, con ben 49 punti contro Charlotte che gli hanno permesso di battere l’ennesimo record da quando è arrivato. Ma ora si è infortunato, e non ci stupiremmo se venisse tenuto a riposo fino a fine stagione. A un anno dall’indimenticabile scambio di Luka Dončić, il futuro sembra luminoso, ma il presente è tutt’altro che entusiasmante.

Il giocatore della settimana: Cade Cunningham

Curiosità: il numero 1 del draft 2021 ha segnato leggermente meno punti rispetto alla scorsa stagione (25.3 contro 26.1). La differenza? I Pistons erano sesti l’anno scorso, mentre ora sono ben avviati a chiudere la regular season in testa alla Eastern Conference. E il merito è soprattutto del loro playmaker, due volte all-star.

Secondo miglior assistman della lega (9.6 assist), è il regista che Detroit aspettava dal draft 2021. I Pistons viaggiano a un ritmo impressionante, con otto vittorie nelle ultime dieci partite, e con cinque successi di margine sui Celtics, il vantaggio del campo nei playoff sembra ormai a portata di mano. Quanto a Cunningham, un posto tra i primi cinque nella corsa all’MVP è alla sua portata, in attesa di vedere cosa potrà fare quando raggiungerà il suo massimo potenziale...

L’azione della settimana: Quentin Jackson

Negli ultimi tempi si sono visti tanti poster spettacolari in NBA, ma scegliamo quello del giocatore dei Pacers. Perché? A tutta velocità, l’effetto è assicurato, e il povero Egor Demin viene “battezzato” nella sua stagione d’esordio.

La storia della settimana: l’All-Star Game va alla deriva

Sono ormai quasi dieci anni che l’All-Star Game ha abbandonato la classica sfida Est contro Ovest per cambiare formula in continuazione. Quarti giocati a parte, squadre formate da capitani che scelgono i compagni, due, tre, quattro team, allenatori di prestigio o ex giocatori. Nulla da fare, l’evento ha perso ogni significato. E quest’anno potrebbe toccare nuovi minimi.

Due squadre americane contro una internazionale. I criteri di selezione non sono chiari. Ma soprattutto, il principio delle conference viene completamente ignorato. Steph Curry (Ovest) dà forfait e viene sostituito da Brandon Ingram (Est). Poi Giannis Antetokounmpo (Est), anche lui out, lascia il posto a De’Aaron Fox (Ovest). Ma per bilanciare la squadra internazionale, sarà Norman Powell (americano-giamaicano) a prendere il suo posto. Avete capito qualcosa?

Noi nemmeno. È da tempo che la sostanza dell’All-Star Game è svanita. Una partita ad alta intensità tra i migliori giocatori NBA desiderosi di dimostrare il proprio valore: è tutto ciò che il pubblico chiede. Invece, ci ritroviamo con giocatori che non vogliono rischiare in vista dei playoff, una lega che accetta la situazione e crea solo fumo negli occhi, proponendo formule di gioco sempre più complicate. Appuntamento all’anno prossimo per la stessa identica analisi.

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