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Mondiali, l'ascesa di Scaloni: da allenatore ad interim a candidato alla seconda Coppa del Mondo

Lionel Scaloni a bordo campo
Lionel Scaloni a bordo campoREUTERS / Paul Childs

Arrivato sulla panchina dell'Albiceleste quasi per caso dopo il disastroso periodo Sampaoli, il tecnico di Santa Fe ha orchestrato la rivoluzione più silenziosa ma anche la più efficace di tutte. E chi lo conosce bene conferma che era sempre destinato a grandi traguardi.

E pensare che nel 2018 tutti volevano Diego Simeone alla guida dell'Argentina. Invece, dopo il breve e caotico regno di Jorge Sampaoli, fu il suo assistente Lionel Scaloni a prendere in mano la nazionale.

L'uomo che aveva iniziato il suo percorso da allenatore al Siviglia, imparando proprio dal tecnico di Casilda, venne scelto come possibile artefice della ripartenza dopo il disastro Mondiale in Russia, che aveva lasciato tutto in macerie.

Scaloni e Sampaoli nel 2018
Scaloni e Sampaoli nel 2018GABRIEL BOUYS / AFP

L'ex esterno del Deportivo La Coruna e della Lazio fu l'unico membro dello staff di Sampaoli a restare dopo la rivoluzione totale. Il motivo? Il suo "debito" nei confronti del tecnico era già stato saldato.

Lo stesso Sampaoli, cresciuto come stratega sui campi polverosi di Santa Fe, era stato introdotto nel mondo del calcio proprio dal padre di Scaloni. Anni dopo, lo aveva voluto al suo fianco come assistente anche in segno di riconoscenza.

Così, una volta andato via Sampaoli, l'unico superstite di quello staff tecnico fu proprio l'ex calciatore che aveva appeso gli scarpini al chiodo appena tre anni prima.

Un giocatore duttile, intelligente e determinato, che al Mondiale 2006 era stato compagno di squadra di Lionel Messi e che, da ct, compì subito una prima mossa significativa: portare con sé come collaboratori Fabián Ayala, Walter Samuel e Pablo Aimar.

Fu una scelta capace di dare nuova linfa al gruppo, anche grazie al peso e al prestigio di ex campioni riconosciuti. Un cambio netto rispetto allo staff che aveva accompagnato Sampaoli.

Destinato a fare l'allenatore

Stefano Colantuono, che lo ha allenato per una stagione e mezza all'Atalanta, ricorda bene com'era Scaloni negli ultimi anni da calciatore. Arrivato a Bergamo da giocatore esperto, diventò fondamentale come ponte tra l'allenatore e diversi sudamericani dello spogliatoio, da Germán Denis a Carlos Carmona fino ad Alejandro "Papu" Gómez.

"Era già saggio allora e avevamo bisogno di lui per cementare il gruppo, in cui c'erano diversi sudamericani e argentini. Ricordo che una volta organizzarono persino un asado al centro sportivo di Zingonia, con tantissima gente. Ma la sua dote più grande era il rispetto che si era guadagnato da tutti per la sua carriera e la sua esperienza".

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Le sue 15 presenze nelle ultime due stagioni confermavano ormai un ruolo più defilato sul campo. Il suo compito principale, però, era un altro: portare equilibrio nello spogliatoio, come ricorda ancora Colantuono.

"Era già un allenatore, in campo o dalla panchina, quando discutevamo di certe situazioni. Per me il suo destino era già scritto, e ora lo si vede da quello che sta facendo con l'Argentina. I suoi punti di forza non sono solo nella gestione o nell'empatia con i giocatori, ma anche nella tattica. In campo mostrava intelligenza nei movimenti, faceva sempre la scelta giusta e non sprecava mai energie".

Scaloni con l'Atalanta
Scaloni con l'AtalantaMATTEO BOTTANELLI / NURPHOTO / NURPHOTO VIA AFP

Leadership silenziosa

L'ex tecnico dell'Atalanta ricorda ancora Scaloni come un leader tranquillo, capace di unire il gruppo in modo naturale: "Si sedeva sempre a capotavola durante le cene di squadra, guidava le conversazioni ed era un punto di riferimento per tutti".

Scaloni si era formato nel grande Deportivo guidato da Javier Irureta, con cui aveva vissuto una pagina storica: la squadra galiziana vinse una Liga, due Supercoppe di Spagna e una Coppa del Re anche con lui in rosa. Dopo una breve parentesi in Premier League, arrivò in Italia, dove affinò ulteriormente la sua conoscenza tattica.

Nato e cresciuto in Argentina, dove aveva giocato poco da professionista prima di trasferirsi in Europa, ha costruito gran parte della sua carriera da calciatore nel Vecchio Continente. Più tardi, da allenatore, il suo ingresso silenzioso in nazionale lo ha catapultato subito in un ambiente emotivamente complesso. Eppure, grazie al suo carattere pacato, è riuscito a tenere la barra dritta e a prendere rapidamente in mano l'Albiceleste con convinzione.

Probabilità di vittoria
Probabilità di vittoriaDiretta

Forse il talento straripante dell'Argentina aveva proprio bisogno di una figura defilata come la sua per esprimersi fino in fondo. Appena smesso di giocare, Scaloni si è immerso in una cultura che conosceva bene, riuscendo però anche a contenerne gli eccessi e le intemperanze. Ora, mentre si avvicina alla sua quarta finale dopo aver vinto le tre precedenti, un Mondiale e due Coppe America, merita grandi elogi anche per la sua intelligenza tattica.

Le sostituzioni contro l'Inghilterra, dopo il vantaggio firmato da Gordon, hanno permesso alla sua squadra di ribaltare la partita. Lo stesso è accaduto in diverse situazioni in cui l'Argentina era sotto in questo Mondiale.

Il suo approccio, dunque, non si limita alla gestione delicata di un gruppo unito attorno a Messi. Scaloni ha saputo offrire anche una guida lucida nei momenti più difficili. Nel New Jersey cercherà la quarta stella per il suo Paese e il quarto titolo in cinque anni, con l'obiettivo di rafforzare ulteriormente la propria leggenda.

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