La vigilia di Francia-Spagna è anche una partita di nervi e di pressione. Ad aprire il gioco è Didier Deschamps che, durante la conferenza stampa, indica la Spagna di De la Fuente come favorita. La replica del ct delle Furie Rosse non si fa attendere.
"La verità - esordisce De la Fuente - è che fin dall'inizio ho sempre detto che, per me, essere considerati favoriti oppure no non significa assolutamente nulla. Di fronte ci sono due grandissime squadre, esattamente come nell'altra semifinale. Non so come vivano loro questa storia della pressione, ma io sinceramente non la capisco. Lo dico con il cuore: non la capisco".
Poi aggiunge: "Permettetemi anche di alleggerire un po' l'atmosfera, nel caso percepissi un po' di tensione. Mi viene in mente una frase del mio grande amico Joaquín Caparrós. In circostanze come queste, quando si parlava tantissimo dell'avversario, lui diceva: 'Ma alla fine pensate che si presenteranno?'. Essere favoriti oppure no non significa niente e non mi mette ulteriore pressione. La pressione deriva dalla responsabilità che abbiamo verso noi stessi, verso il nostro Paese e verso la nostra gente. Nient'altro".
Come affronterete la Francia?
"Abbiamo studiato molto bene la Francia. Ci conosciamo ormai da diversi anni ed è vero che loro hanno giocatori di livello eccezionale. Ma li abbiamo anche noi. Il senso della partita sarà cercare di imporre le nostre caratteristiche e il nostro stile, provando allo stesso tempo a limitare e controllare i punti di forza dell'avversario. Questo è il calcio. La squadra che riuscirà a essere più equilibrata in tutti questi aspetti sarà normalmente quella più vicina alla vittoria, anche se non avrà comunque alcuna garanzia di riuscirci".
Come si vince questa partita?
"Dovremo prestare grandissima attenzione ai loro giocatori, aiutarci molto nei duelli e cercare di vincerli. Allo stesso tempo dovremo essere protagonisti attraverso il nostro gioco, provando a imporre il nostro stile".
Rodri o Fabián Ruiz? Chi giocherà?
"Ognuno possiede qualità e caratteristiche differenti, anche se entrambi, in quella posizione, possono darci ciò di cui abbiamo bisogno: accompagnare il mediano, giocare vicino a lui e collegarsi con il numero dieci. La cosa più importante è che sanno anche giocare bene insieme. Quindi, se avessi qualche dubbio, potrei schierarli entrambi e risolvere così il problema".
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La Francia l'avete battuta 5-4 in Nations League. Sarà una partita simile?
"Credo che siano partite completamente diverse per moltissime ragioni. Innanzitutto perché quella di domani è un'altra semifinale. Penso che abbiamo imparato da quella partita, perché si impara sempre da tutto. Allo stesso modo avranno imparato anche la Francia e Deschamps, che avranno tratto le loro conclusioni. Cercheremo di riproporre le situazioni che allora ci furono favorevoli ed evitare quelle che ci misero in difficoltà. Ricordiamo bene gli ultimi quindici minuti: eravamo avanti 5-1, poi soffrimmo tantissimo e il risultato diventò 5-4. Proveremo quindi a evitare che quelle situazioni si ripetano e a ricreare invece ciò che ci aveva portato dei vantaggi. Ma questa è soltanto la teoria. Sarà poi il campo a stabilire chi riuscirà davvero a imporre il proprio stile".
Sono cambiate le due squadre rispetto a due anni fa?
"Penso che la Francia sia una squadra migliore, molto migliore, perché i suoi giocatori sono cresciuti, esattamente come i nostri. Credo che il rendimento offerto oggi da entrambe le squadre sia superiore rispetto a quello di due anni fa. I calciatori sono migliorati nel loro percorso di crescita, pur mantenendo naturalmente le proprie caratteristiche. Non si può dire semplicemente chi sia migliorato di più: Mbappé, Dembélé, Pedri o altri. Tutti sono cresciuti nel rendimento individuale, nell'esperienza e nella capacità di gestire le diverse situazioni della partita. Anche noi siamo una squadra migliore e tutti i nostri calciatori, individualmente, sono diventati più forti".
Che cosa si prova a essere protagonisti di una semifinale mondiale?
"Fortunatamente, e grazie a Dio, mi diverto moltissimo nel mio lavoro. È la mia passione. Mi considero un privilegiato perché posso vivere ciò che amo e che, da molti anni, è anche la mia professione. Mi diverto molto, ma naturalmente alla gioia si accompagna anche la responsabilità. È una fortuna e un privilegio trovarsi nella situazione in cui siamo oggi.
Permettetemi di parlare per un momento a titolo personale: oggi mi ritrovo a disputare una semifinale della Coppa del Mondo. Dopo aver visto così tanti Mondiali in televisione, adesso siamo noi i protagonisti. Ma non voglio parlare soltanto di me: lo siamo tutti. Sappiamo che cosa rappresentiamo e non ci siamo mai sottratti alle nostre responsabilità. Giochiamo sempre consapevoli di ciò che portiamo sulle spalle, ma dobbiamo anche goderci qualcosa di così bello e importante come giocare a calcio, soprattutto su un palcoscenico del genere. Dobbiamo trovare il giusto equilibrio, senza permettere che la responsabilità ci renda nervosi".
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