Sebbene la Confederazione Africana di Calcio abbia diffuso una dichiarazione a favore del presidente FIFA, schierandosi così in contrasto con altre tre confederazioni continentali che chiedono chiarimenti sul piano ormai accantonato di separare i diritti commerciali dei Mondiali, non c'è alcuna certezza che le federazioni africane seguiranno la stessa linea.
Infantino gode di una certa popolarità tra le federazioni del continente, anche grazie all'aumento significativo dei contributi FIFA durante il suo decennio alla guida dell'organizzazione. Tuttavia, non può dare per scontato un voto compatto da parte dei 54 membri della CAF quando si presenterà per la rielezione il 17 marzo, in occasione del Congresso FIFA in Marocco.
L'Africa rappresenta una quota molto importante dei voti disponibili, ma in passato le raccomandazioni della CAF sono state spesso ignorate dalle singole federazioni.
La CAF aveva stretto un'alleanza con la UEFA quando il presidente dell'organismo europeo Lennart Johansson si candidò alla presidenza FIFA nel 1998. Nonostante ciò, molte federazioni africane votarono per il suo rivale Sepp Blatter, contribuendo alla sua elezione.
Le precedenti spaccature nel voto africano
Quattro anni più tardi, quando il presidente della CAF Issa Hayatou sfidò Blatter, lo svizzero conquistò comunque un secondo mandato con una vittoria netta, sostenuto anche dalla maggioranza dei Paesi africani.
Una situazione simile si verificò nel 2016. La CAF appoggiava Sheikh Salman Bin Ibrahim Al Khalifa del Bahrein, ma diverse federazioni africane votarono invece per Infantino, aiutandolo a prevalere al secondo turno.
I membri della CAF si sono divisi anche sulla candidatura del Marocco per ospitare i Mondiali 2026.
Undici federazioni africane votarono infatti per la candidatura congiunta di Canada, Messico e Stati Uniti durante il Congresso FIFA di Mosca del 2018. Alla base di alcune di queste scelte ci fu anche la disputa sul Sahara Occidentale, uno dei conflitti territoriali più longevi del continente africano.
Il Marocco considera quel territorio parte del proprio Stato, mentre il Fronte Polisario sostiene la creazione di uno Stato indipendente denominato Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi, riconosciuto da diversi Paesi africani.
Un sostegno che può cambiare
Per il momento l'appoggio africano a Infantino appare solido, ma potrebbe indebolirsi se la contestazione esplosa nelle ultime due settimane dovesse crescere ulteriormente, secondo quanto emerso dalle interviste di Reuters con diversi dirigenti delle federazioni africane.
Tutte le federazioni del continente avevano scritto al Congresso FIFA di Vancouver, ad aprile, esprimendo sostegno alla candidatura di Infantino per un nuovo mandato. Quelle lettere, però, erano arrivate prima delle rivelazioni sul progetto di vendere una quota dei futuri Mondiali.
La proposta ha poi provocato una dura reazione da parte della UEFA, della Confederazione asiatica e della CONCACAF, che gestisce il calcio nei Caraibi, in Nord America e in Centro America.
Diversi presidenti di federazioni africane si sono detti sorpresi dalla forza della reazione contro Infantino, ma hanno preferito non esporsi pubblicamente, in attesa di capire se emergerà un candidato alternativo per le elezioni del prossimo marzo.
Sostegno formale
Nell'ultima settimana, tuttavia, Infantino ha ricevuto dichiarazioni ufficiali di sostegno da Repubblica Democratica del Congo, Egitto, Mauritania, Marocco e Niger, mentre altre federazioni hanno espresso il proprio appoggio.
Mathurin de Chacus, presidente della federazione del Benin e membro del comitato esecutivo della CAF, ha dichiarato: "Non vedo motivi per non sostenerlo". Alexandre Muyenge, presidente della federazione del Burundi, ha aggiunto: "È un presidente che fa ciò che serve per sostenere l'Africa, in particolare i paesi meno ricchi. Il suo bilancio è positivo, quindi è logico sostenerlo".
Le elezioni FIFA si tengono ogni quattro anni. Infantino non ha avuto avversari né nel 2019 né nel 2023, mentre eventuali candidati alternativi per la prossima tornata dovranno presentare la propria candidatura entro il 18 novembre.
Gli statuti FIFA prevedono che, in presenza di due candidati, sia sufficiente una maggioranza semplice di 106 voti per ottenere la presidenza.
Le federazioni affiliate alla FIFA sono 211 e ciascuna dispone di un solo voto.
Gli organismi direttivi delle sei confederazioni continentali non votano direttamente alle elezioni FIFA, anche se i rispettivi presidenti entrano automaticamente nel Consiglio FIFA con il ruolo di vicepresidenti.
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