C’è una linea sottile che separa il campo da calcio dalla vita che viene dopo. Per chi non riesce a restare nel mondo del calcio, il fischio finale della carriera significa reinventarsi e cercare nuove vocazioni per sostituire l’adrenalina del rettangolo verde. Alcuni lo fanno semplicemente prestando il proprio nome a un’operazione commerciale, altri invece decidono di sporcarsi le mani con terra, mosto e legno di botte.
A lasciare un segno indelebile in questo settore in rapida espansione è proprio chi di segni ne ha lasciati parecchi sul campo: Ronaldinho. In esclusiva per Flashscore, l’ex Pallone d’Oro e superstar brasiliana non usa mezzi termini nel rivendicare il suo ruolo da pioniere nel mondo del vino legato ai grandi nomi del calcio.
"Ormai Ronaldinho fa tendenza", dichiara il brasiliano con il suo inconfondibile mix di orgoglio e ironia. "Vedo che dopo di me, ora, tutti vogliono fare vino. E tutti si sono ispirati a me, sono stato un pioniere."
Una battuta che non è solo uno scherzo, ma la punta dell’iceberg di un progetto molto serio, nato oltre 10 anni fa dall’intuizione del direttore sportivo Fabio Cordella, che è anche produttore di vino. Con il suo ‘Wine of the Champions’, Cordella ha creato la squadra di calcio più bella della storia, con bottiglie firmate da campioni come lo stesso brasiliano, Buffon, John Terry, Cafu, Roberto Carlos e molti altri.
Fabio ha creato un ecosistema unico nel suo genere: oltre venti grandi campioni del calcio, ormai non più in attività, la sua squadra dei sogni, da schierare non in campo, ma nella sua cantina vicino al Lecce, in Puglia. E la superstar della sua squadra dei sogni non può che essere Ronaldinho, non solo sul campo, ma anche in cantina: "La verità è che il vino migliore resta il suo."
"Possiamo produrre e promuovere vino perché siamo Leggende," spiega Ronaldinho. "Quando la carriera sportiva è finita, nella vita di tutti i giorni, è assolutamente normale metterci la faccia e promuovere un prodotto alcolico."
Poi mette in guardia sui rischi di farlo mentre si è ancora in attività: "Durante l’attività agonistica è diverso; un ragazzino di dieci, dodici o quindici anni non riesce a separare l’importanza della figura del proprio idolo dal prodotto. Ho aspettato di smettere di giocare, perché un calciatore ancora in attività non è un buon esempio per i giovani se inizia a promuovere vino, vodka o altre bevande alcoliche."
È una questione di etica, ma anche di sostanza. Il progetto non prevede la vendita di un marchio a scatola chiusa. L’approccio è artigianale, fisico, quasi faticoso. "Tutti i ragazzi che hanno aderito al progetto sono stati in cantina con noi", sottolinea Cordella. "Ognuno ha il proprio vitigno, le proprie etichette e ha scelto personalmente il proprio vino."
I dettagli di questo lavoro dietro le quinte rivelano una dedizione impensabile per delle superstar mondiali. Ronaldinho ha trascorso più di una settimana in cantina, selezionando con cura le botti per il suo vino. Eden Hazard si è calato nel ruolo, passando tre giorni interi nella tenuta, per poi tornare in altre due occasioni.
Ivan Zamorano è rimasto per 10 giorni. Ma c’è chi ha fatto ancora di più: Amauri e Sebastien Frey hanno vissuto in cantina per ben 15 giorni, proprio nel pieno del periodo Covid, partecipando attivamente in prima persona alla vendemmia.
Un mondo fatto di fatica, terra e qualità, che si scontra frontalmente con il lato oscuro del business che spesso ruota attorno ad altre stelle del calcio mondiale. Le cronache recenti, infatti, hanno portato alla luce scenari ben diversi per chi si è affidato a imprenditori improvvisati o senza scrupoli.
Basti pensare agli eventi che hanno travolto i produttori legati ai vini di superstar come Lionel Messi o l’ex “L’Imperatore” Adriano. Imprenditori del vino finiti al centro di pesantissime indagini: condanne a cinque anni per bancarotta fraudolenta con distrazione di milioni, o, ancora peggio, coinvolgimento in maxi operazioni antidroga (come l’Operazione Bogota) per traffico internazionale di stupefacenti tra Colombia e Italia.
È la differenza sostanziale tra chi cerca il business facile sfruttando l’immagine altrui e chi invece costruisce un percorso reale. Perché, come dice Ronaldinho, dopo il fischio finale c’è tutta una vita da vivere. E le Leggende sanno bene che, per fare un buon vino, non basta metterci la faccia: bisogna anche metterci le mani.
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