Le ha sorpreso il rendimento di Messi, autore di una tripletta a 38 anni, nell’Argentina-Algeria e ora capocannoniere storico del Mondiale insieme a Klose?
Quello che fa Messi credo non sorprenda nessuno, anche se si vede quello che fa e quello che dà in ogni partita, ed è già il suo sesto Mondiale. Dicevo agli amici che Messi è ancora lì, quasi 39 anni, e fa praticamente sempre le stesse cose di sempre.
I gol sono il suo marchio di fabbrica, anche quello che segna in fuorigioco, sono tutti gol simili. Sembra che si guardi indietro ed è sempre la stessa cosa, continua a fare esattamente le stesse cose. Non sorprende nessuno perché è proprio la sua caratteristica.
Come vede l’Argentina al Mondiale con Scaloni? Pensa sia possibile cucire la quarta stella sul petto e conquistare quattro titoli di fila, cosa straordinaria considerando anche le due Coppe America?
Sì. Nel pre-Mondiale l'Argentina sembrava un po’ al limite, con diversi giocatori infortunati che non avevano messo molti minuti nelle gambe nelle ultime partite, come Romero o Dibu Martínez, anche lui reduce da uno stop. Sono calciatori che si stanno ancora adattando e che è come se fossero nuovi. Si è visto ad esempio Medina adattato come terzino sinistro, mentre a destra erano entrambi acciaccati, con Molina non al meglio.
Quindi, sinceramente non mi aspettavo moltissimo, ma contro l’Algeria — che è un'ottima nazionale — ho visto un’Argentina piuttosto solida. Guardando questo Mondiale e le varie partite, è vero che oggi c’è qualche nazionale sulla carta superiore, come la Francia. I francesi però avrebbero tranquillamente potuto perdere la loro gara: anche se nel secondo tempo sono cresciuti, il Senegal sarebbe potuto andare all’intervallo sullo 0-2 senza problemi.
Non vedo una netta superiorità da parte di nessuno e la verità è che giocare queste partite è sempre complicato. Ora lo si nota anche in tv, ma in ogni sede, come a New York o a Miami, fa un caldo pazzesco. Ci sono stadi coperti, ma a seconda di dove si gioca la temperatura resta altissima. Inoltre ci sono nazionali molto fisiche. Si è visto mercoledì con il Portogallo, che ha faticato tantissimo e alla fine non ha vinto, o come l’Inghilterra, che l'ha spuntata solo nel finale in un match tesissimo deciso dai dettagli.
Non c'è una squadra nettamente un gradino sopra le altre. Sulla carta penso che la Francia abbia la rosa migliore, ma, come dicevo, nel primo tempo poteva benissimo ritrovarsi sotto di due gol. Vedo tutto molto equilibrato e l'inizio è sempre complicato per chiunque. Quando una squadra trova la giusta quadratura e una buona striscia di risultati, come successe all’Argentina nello scorso Mondiale, tutto si costruisce un passo alla volta con il passare delle partite.

Ha parlato della Francia, che ha reagito nella ripresa con Olise e Mbappé, del pareggio del Portogallo contro la Repubblica Democratica del Congo. Non so come ha visto il debutto della Spagna contro Capo Verde, con quello 0-0 che ha lasciato tante critiche per la mancanza di incisività.
Sulla carta, anche solo per il blasone, dalla Spagna ci si aspettava indubbiamente qualcosa in più. Ma nessuna partita è scontata. Nel gioco della Spagna ho notato una manovra molto monotona: cercavano costantemente la stessa soluzione. Capo Verde si è chiusa molto bene e alla Spagna è mancato il guizzo per proporre qualcosa di diverso, soprattutto nei primi 70 minuti. Poi, con l'ingresso delle forze fresche, la situazione è leggermente cambiata, ma nella prima partita ho visto un possesso troppo prevedibile. Capo Verde si è difesa con grande comfort contro quel tipo di assetto.
Forse è mancata una variante tattica, dato che si vedeva chiaramente che non riuscivano a sfondare come volevano. Ma, ripeto, è solo la prima partita, e spesso anche la seconda le somiglia. Alla fine il Mondiale consiste nel prendere il ritmo, trovare la condizione ottimale e far dialogare i giocatori; sono automatismi che arrivano solo giocando.

“Rodri è fondamentale nella Spagna”
Quale giocatore della Spagna metterebbe in evidenza rispetto agli altri?
Per me Rodri è sempre fondamentale. Credo sia lui a dettare il ritmo della Spagna, al di là delle individualità degli altri, no? Se parliamo di Lamine, di Dani Olmo, di Fabián Ruiz, anche loro. Ma per me Rodri è fondamentale.
Ora concentriamoci sulla sua carriera. Attualmente vive a Siviglia, di cosa si occupa?
Questo venerdì partirò per gli Stati Uniti proprio per seguire il Mondiale. Sto frequentando un corso FIFA di gestione dei club, che si chiama FIFA Executive Players e che è ormai alle battute finali. È un percorso iniziato circa un anno e mezzo, quasi due anni fa, che ci ha portato a fare sessioni a Rio de Janeiro, a Doha lo scorso dicembre e a Los Angeles e New York per il Mondiale per club dello scorso anno. Questo venerdì faremo tappa a Miami. Domenica andrò e tornerò in giornata ad Atlanta per assistere alla partita della Spagna contro l’Arabia Saudita.
Immagino che poi sarà un tifoso in più dell’albiceleste. Non so se riuscirà ad andare a vedere qualche partita dell’Argentina.
Sì, sto tenendo d'occhio il tabellone. Se l’Argentina dovesse passare come prima del girone, come sembra probabile, dovrebbe incrociare la seconda del gruppo della Spagna. Giocherebbero il 3 luglio a Miami, quindi sono in attesa di capire gli incroci. Mercoledì comunque rientrerò. Vediamo come si sviluppa la situazione: se l’Argentina si qualifica come prima, ipoteticamente affronterebbe la Spagna o l’Uruguay, anche se per ora entrambe hanno pareggiato i loro match. Sulla carta dovrebbe essere un Argentina-Uruguay se tutto va secondo i piani, ma nel calcio non si sa mai. Sto aspettando conferme. A casa comunque i miei figli sono impazziti per questo Mondiale e fanno il tifo per entrambe. Mia moglie è di Siviglia ed è spagnola, il più grande è nato lì e gli altri due in Italia; quindi in famiglia siamo divisi tra Argentina e Spagna, si fa il tifo per una o per l'altra.
Se porterà fortuna alla Spagna contro l’Arabia Saudita, e sia la squadra di Luis de la Fuente che l’Argentina dovessero chiudere in testa i rispettivi gironi, le due nazionali si incrocerebbero solo in un'ipotetica finale.
Esatto, proprio così. O si affrontano subito agli ottavi oppure direttamente in finale. Vediamo come va. Ho due bambini, uno tiene per la Spagna e l’altro per l’Argentina e si divertono a punzecchiarsi cambiando spesso opinione, quindi in casa l'atmosfera è divertente.

“Ho vissuto con una generazione che difficilmente si ripeterà”
Ripercorrendo la sua carriera con la maglia dell’Argentina, credo ci siano due momenti chiave. Il primo è l’oro olimpico conquistato con una generazione eccezionale, al fianco di Messi e Di María. Che ricordi ha di Pechino 2008?
In quegli anni l’Argentina poteva contare su un gruppo di giocatori impressionante. Oltre alle Olimpiadi, ho avuto la fortuna di vincere il Mondiale Under 20 nel 2007. L'Argentina arrivava da un ciclo in cui aveva vinto quattro degli ultimi sei tornei giovanili, e nel 2007 in squadra avevamo elementi come Agüero, Di María, Banega... C’era una pressione enorme perché eravamo obbligati a vincere, e infatti siamo stati gli ultimi a portare a casa un Mondiale Under 20 per l'Argentina.
Dato che la nazionale vinceva sempre, eravamo costantemente i favoriti. La verità è che c'erano generazioni di un livello incredibile. Ho vinto nel 2007 con quei ragazzi e nel 2008 è arrivato l’oro olimpico insieme a Messi e Riquelme.
L’Argentina sfornava talenti a getto continuo, c’era un dominio assoluto a livello giovanile e io ho vissuto proprio l’ultimo capitolo di quell’era dorata. Da un lato era un vantaggio avere tutti quei top player in squadra, ma poi sul campo bisogna saper vincere, e non è mai scontato. Ricordo la semifinale contro il Brasile, che battemmo nettamente per 3-0: in campo per loro c’erano Ronaldinho, Marcelo... Alla fine, anche se parti favorito, devi dimostrarlo. Ho avuto il privilegio di far parte di una generazione che difficilmente si ripeterà per quantità e qualità di campioni. Erano tutti elementi di livello mondiale.
Ha avuto anche la fortuna di rappresentare l’Argentina in un Mondiale, precisamente in Russia 2018. Forse le cose non sono andate come speravate, ma immagino che rappresentare il proprio paese in un Campionato del Mondo sia il massimo per un calciatore, giusto?
Sì, assolutamente, giocare un Mondiale è un'esperienza indescrivibile. In carriera ho giocato la Champions League e conquistato traguardi importanti a livello di club, ma l'atmosfera del Mondiale, soprattutto per come lo vive il popolo argentino, che aspetta questo evento per quattro anni, non ha eguali nel mondo dello sport.
Sul piano sportivo siamo stati sfortunati. Agli ottavi abbiamo incrociato subito la Francia che, insieme a noi, aveva la rosa migliore del torneo. Abbiamo perso 4-3 e siamo andati davvero a un passo dai tempi supplementari. È stata una sfida tiratissima, ma il Mondiale è questo: in una partita secca può succedere di tutto e siamo usciti contro quella che poi si è rivelata la squadra più forte di quella edizione.

“In Liga è stato tutto molto equilibrato dal 10° posto in giù”
A livello di club, il suo Siviglia (con cui ha vinto due Europa League) ha vissuto una stagione molto travagliata, centrando la salvezza solo nel finale. Ha impressionato la spinta straordinaria del pubblico del Pizjuán nelle ultime decisive partite in casa. Come ha vissuto quell'annata? C'era più trasporto o angoscia?
Sì, è stata dura, soprattutto perché portavo allo stadio i bambini che ci tenevano tantissimo. È stata una stagione molto complessa: il Siviglia si è giocato la permanenza nella categoria quasi fino all'ultimo, soffrendo parecchio. Credo che dal decimo posto in giù il livello della Liga sia stato estremamente livellato. Ognuna di quelle dieci squadre avrebbe potuto rischiare la retrocessione, persino il Valencia che da qualche anno si trova a lottare nei bassifondi.
A parte le prime cinque, Barcellona, Real Madrid, Villarreal, Atlético Madrid e Betis, non ho visto grandi divari tecnici tra le altre squadre. Il Siviglia è stato bravo a dare lo strappo decisivo nel finale, ma il campionato è stato molto equilibrato.
Il supporto dei tifosi è stato determinante: la piazza ha capito il momento di difficoltà e ha risposto presente, aiutando la squadra a vincere quelle tre partite consecutive fondamentali per evitare di ridursi all'ultima giornata con l'acqua alla gola. Per il popolo sevillista è stato un anno davvero faticoso.
Sì, uguale. Dal lato del Tottenham seguivo le partite e non vedevo che avessero una squadra così scarsa da lottare per la retrocessione.
Guardando la Liga vedevo un equilibrio tale per cui potevano scendere sia il Siviglia che il Valencia, o il Rayo Vallecano, e persino il Getafe che poi ha infilato una serie di vittorie chiudendo settimo. Non c’era una squadra materasso, anche se l’Oviedo è retrocesso con largo anticipo.
Il Tottenham lo vedevo comunque abbastanza tranquillo a metà classifica, intorno al decimo posto. Anche il West Ham alla fine ha rischiato ed è rimasto invischiato nella lotta con il Tottenham, ma non esprimeva un brutto calcio. C'è stato semplicemente un forte livellamento verso il basso nella seconda metà di quei campionati.

Chiudiamo con una nota positiva parlando della Roma. Una piazza che, proprio come Siviglia, vanta una tifoseria caldissima e che quest’anno ha finalmente centrato il ritorno in Champions League chiudendo al terzo posto. In squadra ci sono anche due suoi connazionali che conosce bene: Paulo Dybala e Matías Soulé. Come ha vissuto la stagione dei giallorossi da lontano?
Con grandissimo piacere. Era ora che la Roma tornasse nel palcoscenico della Champions League, parliamo di un top club del calcio italiano. L'ultima partecipazione risaliva alla stagione 2018/19, quando in campo c'ero anche io.
L'assenza durava da circa sette o otto anni e per una società come la Roma iniziava a diventare una situazione pesante. Finalmente quest’anno l'obiettivo è stato centrato. Verso la fine del campionato sembrava che la Juventus potesse finire davanti, ma la Roma ha cambiato marcia nelle ultime partite sfruttando anche il calo di Milan e Juve. È stato un bellissimo finale di stagione; è davvero importante per tutto il movimento che una realtà come la Roma sia tornata nell'Europa che conta.
D: Grazie mille, Federico.
Grazie a voi. Se una tra Spagna e Argentina vincerà questo Mondiale sarò felicissimo. A casa facciamo tutti il tifo per queste due splendide nazioni, spero davvero che la coppa vada a una delle due.
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