Milan, è rivoluzione: Cardinale decide di fare piazza pulita e caccia via tutti

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Allegri e Saelemaekers
Allegri e SaelemaekersMairo Cinquetti / Alamy / Profimedia

Il 2-1 subito dal Cagliari a San Siro segna il punto più basso della stagione rossonera: il Milan perde la Champions all’ultima curva e apre la porta a una nuova svolta societaria.Un fallimento che pesa su ogni livello del club e che rende la giornata di oggi decisiva per il futuro.

Un disastro epocale. Un fallimento quasi imbarazzante se rapportato alle ambizioni e al percorso costruito dal Milan nel corso della stagione.

I rossoneri cadono 2-1 a San Siro contro un Cagliari già salvo e vedono sfumare, all’ultima giornata, la qualificazione alla prossima Champions League - l’obiettivo dichiarato fin dai primi giorni del nuovo corso targato Allegri. Un traguardo inseguito per mesi, con il Diavolo stabilmente nelle zone nobili della classifica, prima del crollo definitivo nel momento che contava di più.

L'epilogo di una crisi profonda

In realtà, il clima attorno al mondo rossonero era già pesantissimo da settimane. La contestazione andata in scena contro l’Atalanta aveva colpito in pieno Giorgio Furlani, amministratore delegato del club, e l’intera dirigenza, accusata da gran parte della tifoseria di una gestione insufficiente e di un rapporto freddo, distante, quasi anonimo rispetto alla passione che da sempre accompagna i colori rossoneri.

La sconfitta contro il Cagliari, arrivata dopo novanta minuti di sostegno incessante della Curva Sud, ha trasformato quella tensione in una vera esplosione. Fischi assordanti, cori pesanti contro la società e momenti di grande nervosismo in tribuna d’onore, dove diversi tifosi hanno tentato di avvicinarsi ai dirigenti rossoneri tra insulti e rabbia incontrollata. Una situazione talmente tesa da costringere alcuni membri della società (Zlatan Ibrahimovic su tutti) a lasciare lo stadio sotto scorta subito dopo il triplice fischio.

Ed è stato proprio il triplice fischio a lasciare l’immagine più pesante della serata: il vuoto. Nessun dirigente davanti alle telecamere, nessuna presa di responsabilità pubblica. Solo un Massimiliano Allegri visibilmente provato, chiamato a commentare una disfatta (in conferenza stampa ma non in tv) che coinvolge ogni livello del club, dal campo alla società.

Arriva la rivoluzione totale

L'epilogo è stato inevitabile: nonostante un ricco contratto in essere a pagare è stato in primis l'allenatore, colpevole di non aver ottenuto l'obiettivo minimo, quello di riportare in Milan in Champions League gettando le basi per una risalita nel calcio che conta.

Ma la separazione con mister Allegri non è stata l'unica decisone arrivata nella giornata di lunedì nella sede di via Aldo Rossi: tutte le figure finite inevitabilmente al centro delle critiche, Giorgio Furlani e Geoffrey Moncada, sono stati destituiti con effetto immediato. 

Nel summit voluto da Gerry Cardinale a pagare è stato anche il ds Igli Tare, anche lui nel calderone dei colpevoli dopo una stagione da dimenticare in fretta e un finale ben al di sotto delle aspettative minime. 

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