Chelsea, fatta per Palestra: i retroscena sull'ennesima fuga di un talento italiano verso l'estero

Marco Palestra con la maglia del Cagliari
Marco Palestra con la maglia del CagliariLUIGI CANU / LIVEMEDIA / DPPI VIA AFP

Marco Palestra lascia l'Atalanta e sceglie il Chelsea invece dell'Inter dopo il blitz di Xabi Alonso: ecco i retroscena dietro l'addio dell'ennesimo talento italiano alla Serie A.

Tutto si è consumato nello spazio di poche ore. Nel pomeriggio, la dirigenza dell'Inter aveva incontrato di persona Marco Palestra e il suo agente, Alessandro Lucci, mettendo sul tavolo un'offerta non di poco conto: 45 milioni di euro fissi più 5 di bonus all'Atalanta, e una bozza d'intesa con il ragazzo. Nelle stanze milanesi di Viale della Liberazione l'ottimismo era alto, e la trattativa sembrava praticamente già chiusa.

A rompere le uova nel paniere di Beppe Marotta e Piero Ausilio è stato però il prepotente inserimento del Chelsea. I londinesi hanno pareggiato la valutazione della Dea arrivando a circa 60 milioni complessivi tra parte fissa e bonus, forte anche dei canali privilegiati storicamente aperti con la famiglia Percassi. Ma la vera mossa strategica è arrivata sul piano della persuasione: il Chelsea ha organizzato una videocall di mercato assieme a Xabi Alonso, nuovo tecnico dei Blues.

L'allenatore spagnolo ha toccato le corde giuste, illustrando a Palestra la centralità tecnica che avrebbe avuto nel suo scacchiere tattico in Premier League. Davanti alle promesse del tecnico e a una proposta economica monstre da 5 milioni di euro a stagione per 5 anni (il doppio di quanto offerto dall'Inter), il classe 2005 ha capitolato. In serata, lo stesso Palestra ha contattato i vertici dell'Atalanta, dando il proprio benestare a entrambe le soluzioni e lasciando la decisione finale al club. La scelta orobica è andata logicamente verso Londra, provocando una profonda e comprensibile irritazione negli uffici di Marotta e Ausilio.

Una Serie A incapace di trattenere il futuro

Al di là della pura dinamica di mercato, il trasferimento di Marco Palestra al Chelsea solleva per l'ennesima volta un tema di riflessione cruciale e doloroso per il calcio italiano. Ci troviamo di fronte all'addio prematuro di un patrimonio tecnico generazionale. La fuga dei giovani italiani verso l'estero è il sintomo più evidente di un sistema strutturalmente in crisi.

Mentre la FIGC, che ha da poco eletto Malagò come nuovo presidente, si interroga sui fallimenti della Nazionale, clamorosamente esclusa dalle massime competizioni e apparentemente incapace di seminare e coltivare le proprie risorse, i migliori prodotti del nostro vivaio scelgono di sbocciare altrove. La Serie A non ha più la forza economica, né forse la lungimiranza progettuale, per blindare i propri talenti quando la Premier League decide di farli propri.

Il cortocircuito del mercato: si vende in Premier e si compra all'estero

Il paradosso strutturale emerge prepotentemente analizzando i flussi finanziari dei nostri club. Da un lato, le big storiche della Serie A cedono alla tentazione delle ricche plusvalenze estere (com'è naturale che sia per l'Atalanta con Palestra, arrivato dal vivaio), impoverendo il tasso tecnico e d'identità del campionato. Dall'altro, quando le società nostrane (comprese le realtà emergenti e ambiziose come il Como) devono investire sul mercato per rinforzarsi, preferiscono guardare quasi esclusivamente fuori dai confini nazionali anziché reinvestire quel denaro per valorizzare i giovani del calcio italiano.

L'esultanza di Marco Palestra dopo il gol contro la Fiorentina
L'esultanza di Marco Palestra dopo il gol contro la FiorentinaLisa Guglielmi/IPA Sport / ipa-agency.net / IPA / Profimedia

Ci si lamenta continuamente del fatto che nei nostri campionati giochino troppi stranieri e che i giovani italiani non trovino spazio, ma quando un profilo nostrano comincia a mostrare a pieno le sue potenzialità, l'Italia calcistica si dimostra incapace di fare sistema per trattenerlo. Palestra vola dunque a Londra a ricevere i consigli di Xabi Alonso, mentre alla Serie A resta solo il rimpianto dell'ennesimo "poteva essere" sfumato sull'asse Milano-Bergamo.

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