Il contesto
I Mondiali del 2002 in Giappone e Corea del Sud dovevano essere una festa del calcio in Asia. Invece, ancora oggi sono associati al nome dell’arbitro ecuadoriano Byron Moreno. Le sue decisioni controverse nella sfida tra i padroni di casa coreani e l’Italia suscitarono enorme indignazione, accuse di manipolazione e rovinarono per sempre la sua reputazione.
Quando la FIFA annunciò le nomine degli arbitri per il mondiale 2002, il nome di Moreno non figurava tra i fischietti d’élite. L’ecuadoriano aveva sì arbitrato partite di Copa América e qualificazioni mondiali, ma in Europa era praticamente sconosciuto. Proprio questo suscitò poi molte critiche.
Da tempo infatti si discuteva se la FIFA non portasse agli eventi maggiori arbitri da paesi calcisticamente meno rilevanti solo per una questione di rappresentanza geografica. I critici sostenevano che arbitri di paesi come Ecuador, Guatemala o Egitto non avessero sufficiente esperienza con l’intensità massima delle partite che caratterizza le sfide a eliminazione diretta dei Mondiali.
Moreno, tra l’altro, già prima del mondiale non godeva di una reputazione impeccabile. In Ecuador era stato più volte criticato per decisioni strane e conflitti con i club. Nonostante ciò, la FIFA gli affidò uno dei match più seguiti del torneo – gli ottavi di finale tra l’Italia e la Corea del Sud padrona di casa.
Una partita dal retrogusto amaro
Gli italiani nel 2002 avevano una rosa costruita per puntare alla vittoria finale. Se oggi lo chiedessimo ai tifosi, probabilmente verserebbero una lacrima. Buffon, Zambrotta, Nesta, Maldini, Cannavaro, Del Piero, Totti, Vieri e altri ancora. Un vero dream team. Gli Azzurri però nella fase a gironi ebbero problemi: dopo il successo sull’Ecuador per 2-0, persero 1-2 contro la Croazia e pareggiarono con il Messico. Così si qualificarono agli ottavi solo come secondi, con appena quattro punti.
Negli ottavi però erano fiduciosi, la macchina del calcio doveva ancora mettersi in moto. Di fronte avevano inoltre un’autentica outsider - la Corea del Sud padrona di casa. Moreno però si “mise in mostra” già al quinto minuto, quando per un presunto fallo di Christian Panucci su Ahn Jung-hwan assegnò un rigore che Gianluigi Buffon neutralizzò. In seguito l’arbitro tollerò diversi interventi duri dei giocatori di casa, nel secondo tempo non punì un fallo su Del Piero nell’area coreana. Il giocatore della Juventus ricevette una gomitata in faccia da Taeyoung Kim, ma si continuò a giocare.
Gli italiani erano passati in vantaggio al 18° minuto grazie al gol di un Vieri in gran forma, ma i padroni di casa pareggiarono due minuti prima della fine dei tempi regolamentari con la rete di Seol Ki-hyeon. Si andò così ai supplementari, dove arrivò la più grande polemica. Francesco Totti cadde in area dopo un contatto con un difensore e si aspettava il rigore. Moreno però giudicò la situazione come simulazione ed espulse il capitano azzurro per doppia ammonizione.
Pochi minuti dopo arrivò il momento che gli italiani ancora oggi definiscono “il furto del secolo”. Damiano Tommasi segnò il 2-1, ma il gol fu annullato per un presunto fuorigioco. Le immagini ripetute suggerivano che il centrocampista italiano fosse in posizione regolare. Va anche detto che all’epoca i tempi supplementari si giocavano con la regola del golden goal, cioè ogni gol segnato significava la fine immediata della partita.
Quando Ahn Jung-hwan al 117° minuto fece esplodere la gioia allo stadio di Daejeon, il mondo rimase incredulo. L’attaccante del Perugia il giorno dopo si ritrovò senza lavoro, visto che il presidente Luciano Gaucci decise di rescindere il suo contratto; anche se poi cambiò idea, il coreano non volle più tornare in squadra.

L’allenatore Giovanni Trapattoni dopo la partita dichiarò: “Tutti hanno visto la partita. In certe situazioni sono arrivate decisioni strane. Non voglio parlare di complotto, ma questo non è normale. Hanno fischiato troppi falli contro di noi e ancora non capisco l’espulsione di Totti.” L’icona della Roma era furioso: “Un arbitro così non dovrebbe dirigere ai Mondiali.”
Un magnete per le polemiche
I problemi di Byron Moreno però non finirono ai Mondiali. Già nello stesso anno la Federazione calcistica ecuadoriana lo sospese per una prestazione sospetta in una partita di campionato tra LDU Quito e Barcelona SC. Fu squalificato per 20 partite!
In quell’incontro Moreno concesse un recupero eccezionalmente lungo e assegnò un rigore dubbio che aiutò la squadra di casa a vincere. I critici sottolinearono anche che in quel periodo Moreno era candidato al consiglio comunale di Quito.
Nel maggio 2003, alla sua terza partita dopo il rientro dalla squalifica, Moreno fu nuovamente sospeso, stavolta per una partita, dopo aver espulso tre giocatori del Deportivo Quito nella gara pareggiata 1-1 contro il Deportivo Cuenca. Un mese dopo annunciò il ritiro, motivando la scelta con le sue prestazioni insufficienti.
Il re della droga
Nel settembre 2010 arrivò la caduta definitiva. Le autorità americane arrestarono Moreno all’aeroporto JFK di New York mentre tentava di contrabbandare eroina. Secondo gli investigatori aveva con sé circa sei chili di droga nascosti nella biancheria intima e negli effetti personali. In seguito confessò e fu condannato a 26 mesi di carcere.
Moreno sostenne di essere stato costretto al traffico sotto minaccia alla sua famiglia. Tuttavia, il tribunale americano non accolse la sua versione. Per molti tifosi in Italia l’arresto ebbe un sapore quasi ironico. I media locali ricordarono subito la sua prestazione ai Mondiali 2002 e i social furono invasi da reazioni sarcastiche.
Cosa fa oggi?
Dopo il rilascio dal carcere, Moreno è tornato in Ecuador e per un periodo è apparso in programmi televisivi come commentatore delle decisioni arbitrali. Paradossalmente analizzava gli errori degli altri arbitri, anche se il suo nome resta sinonimo di una delle prestazioni più controverse nella storia del calcio mondiale.
Oggi vive lontano dai riflettori dei media. Di tanto in tanto rilascia interviste in occasione degli anniversari dei Mondiali 2002, sostenendo ancora di non aver danneggiato l’Italia di proposito. Afferma addirittura che la partita contro la Corea del Sud fu una delle migliori arbitrate in carriera. Riguardo al leggendario Trapattoni, ha detto che è “un codardo”, perché dopo l’espulsione di Totti non giocò in modo più offensivo.
“Il carcere e gli anni non gli hanno portato nemmeno un po’ di umiltà”, ha commentato eloquentemente il tecnico italiano. Proprio questa mancanza di ammettere errori gravi fa sì che il nome di Byron Moreno resti ancora oggi, per i tifosi, simbolo di ingiustizia calcistica.

