A 70 anni c'è ancora tempo per trovare motivazioni importanti, specialmente se si tratta di un Mondiale. La partecipazione all'evento planetario come commissario tecnico dell'Uruguay assorge a momento unico della carriera di Marcelo Bielsa. Un erudito del calcio che arriva all'appuntamento 24 anni dopo la sua prima e ultima apparizione con un'Argentina che nel 2022 arrivò da favorita in Corea e Giappone ma cadde clamorosamente ai gironi.
In questa occasione, però, oltre a essere trascorso un lasso di tempo pari a un quarto di secolo, le condizioni sono agli antipodi. L'allenatore originario di Rosario non è in rampa di lancio, né dispone di una delle migliori rose del pianeta, come accadeva a inizio millennio. Chiamato a furor di popolo alla fine del 1998, quando dirigeva l'Espanyol, l'ex tecnico che proiettò il Newell's Old Boys alla gloria gonfiò di illusione tutto il suo paese. Ma dopo delle qualificazioni in cui avevano dominato col bel gioco, il globo della felicità esplose.

Nessun dualismo
In quell'occasione, in molti diedero la colpa alle scelte del tecnico, che cambiò portiere prima dell'inizio del Mondiale e chierò Ariel Ortega come ala destra in un 3-4-3 nel quale il Burrito perse la sua abilità da mezzapunta. Ma, soprattutto, quel torneo fu ricordato in Argentina come quello in cui il curriculum di Gabriel Batistuta, giocatore ormai in declino, pesò sulle decisioni di Bielsa, che preferì quasi sempre il suo ex cocco al Newell's rispetto a un Hernan Crespo che veniva da varie stagioni segnando gol a raffica in Italia.
Nella competizione pronta a iniziare, invece, non solo l'allenatore 70enne non dovrà vedersela con due centravanti di spessore ma ha deciso addirittura di rinunciare a due recenti totem della Celeste. Edinson Cavani e Luis Suarez sono infatti rimasti a casa dopo aver giocato le ultime quattro edizioni del torneo planetario. Se l'ex Napoli era da tempo fuori dal giro della nazionale, però, quello dell'Inter Miami aveva fatto capire di sognare di esserci. Ma non è stato accontentato.

Causa della sua mancata convocazione anche un alterco con il guru di Rosario, uno che nella sua vita non le ha mandate a dire a nessuno. Neanche a quel Claudio Lotito con il quale aveva praticamente firmato un accordo nell'estate del 2016. Oggi, dunque, la stella assoluta dell'Uruguay siede in panchina, nonostante il capitano Federico Valverde rappresenti comunque l'elemento di campo più solido e determinante.
Incognita
La Celeste che arriverà negli Stati Uniti a giocarsi le sue chance di passare il turno, lo farà a fari spenti. Non è stata infatti programmata alcuna amichevole prima del torneo iridato, come ha confermato lo stesso Bielsa. Tra logistica e tempistiche, gli incontri che inizialmente dovevano essere disputati nello stesso paese charrúa non hanno avuto luogo, come ha ammesso lo stesso allenatore in una delle sue lunghissime conferenze stampa.
Chiamato dalla federazione uruguaiana per prendere il testimone di un altro santone del calcio mondiale come Oscar Washington Tabarez, Bielsa ha riportato la felicità in una nazionale che vanta lo status di storica come che non vince da ben 15 anni, ossia dalla Coppa America in Argentina. Inserito in un gruppo con Spagna, una delle favorite, Capo Verde e Arabia Saudita, la Celeste ha l'obbligo morale di passare il turno. E poi di fare da guastafeste.
Dubbi e malelingue
Esiste inoltre la possibilità che possa incrociare proprio l'Argentina ai sedicesimi di finale, il che rappresenterebbe un incrocio molto emotivo per Bielsa, il quale però ha già percepito questa sensazione nostalgica. Quando allenava il Cile, infatti, il rosarino perse per 2-0 al Monumental e trionfò per 1-0 a Santiago. Da tecnico dell'Uruguay ha invece espugnato la Bombonera nel 2023 ed è stato battuto a Montevideo nell'ultimo scontro registrato l'anno scorso.
La quinta eventuale sfida contro la nazionale del suo paese sarebbe dunque la prima in un match da dentro o fuori. Un match di un Mondiale. Per il momento, tuttavia, Bielsa deve pensare alla possibile rinuncia di Ronald Araujo, che è rientrato in Spagna per curarsi dopo un infortunio del quale egli stesso è stato accusato dal fratello del calciatore. Al suo terzo Mondiale, dopo quelli con Argentina e Cile, un rivoluzionario amatissimo a Bilbao, Marsiglia e Leeds, tutti luoghi antitetici tra loro, cerca la sua ultima avventura. Da protagonista.
