Cinquecentosessantamila persone, forse qualcuna in più. Dieci isole vulcaniche a duemila chilometri dalle coste del Senegal, senza petrolio, senza diamanti, senza materie prime da vendere al resto del mondo. Capo Verde è indipendente dal Portogallo dal 1975 e democrazia multipartitica dal 1991: da allora Freedom House lo certifica ogni anno come il Paese più democratico del continente africano.
A metà maggio, un mese prima del Mondiale, l'arcipelago ne ha dato l'ennesima prova concreta. Il PAICV ha vinto le elezioni legislative, ponendo fine a un decennio di governo del MpD, e il potere è passato di mano senza ricorsi e senza tensioni. In un continente dove le transizioni politiche possono essere tumultuose, è un dettaglio che vale la pena menzionare.

È anche un Paese che ha sempre esportato più persone di quante ne riuscisse a trattenere. L'esodo capoverdiano negli Stati Uniti, concentrato nel New England da un secolo e mezzo di emigrazione, conta oggi più abitanti di quanti ne vivano sulle isole. C'è una parola, a Capo Verde, per questo: sodade. È il titolo della canzone più celebre di Cesária Évora, e non esprime soltanto la "nostalgia di casa". Significa essere, strutturalmente, un popolo diviso in due: chi resta a guardare l'Atlantico e chi lo attraversa per cercare fortuna altrove.
Fino a questo giugno, nessuno aveva mai avuto modo di vedere Capo Verde su un palcoscenico mondiale. Semplicemente, non era mai successo prima: è la terza nazione più piccola di sempre a qualificarsi alle fasi finali della Coppa del Mondo. Poi, il 15 giugno ad Atlanta, la nazionale ha strappato uno 0-0 contro la Spagna campione d'Europa in carica, e il pianeta ha scoperto tutto in una sola notte: che esisteva un arcipelago chiamato Capo Verde, e che c'era un portiere di quarant'anni, appena compiuti, capace di fermare la Roja.
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"Nonnina"
Vozinha, all'anagrafe Josimar José Évora Dias, nasce a Mindelo, sull'isola di São Vicente, il 3 giugno 1986, nel pieno del Mondiale messicano: lo stesso in cui un terzino destro brasiliano di nome Josimar segnava due gol clamorosi da fuori area contro Irlanda del Nord e Polonia.
I nonni scelsero di chiamarlo così in suo onore. Il padre avrebbe preferito Valdano, come l'attaccante argentino Jorge, ma l'anagrafe di Capo Verde si oppose. Poco male: quarant'anni dopo, il destino gli avrebbe comunque riservato una notte intera proprio contro l'Argentina.

Vozinha vuol dire "nonnina" in portoghese, e non è un vezzeggiativo scelto a tavolino. Il padre era spesso lontano per il servizio militare, la madre lavorava, e a crescerlo furono soprattutto i nonni. Ogni volta che si faceva male giocando a calcio per strada, a Mindelo, correva da lei. Il soprannome gli è rimasto addosso per tutta la carriera, anche quando in Angola trovò un altro portiere che si chiamava Josimar e la società gli propose di stampare "Josimar II" sulla maglia. Rifiutò: disse che a Capo Verde lo conoscevano tutti come Vozinha, e Vozinha sarebbe rimasto.
È una carriera lunghissima e quasi mai raccontata, la sua. Comincia al Batuque, la squadra della sua città, passa per il CS Mindelense, poi sperimenta il salto all'estero: l'Angola con il Progresso, la Moldavia con lo Zimbru Chișinău, il Portogallo al Gil Vicente. E ancora Cipro, all'AEL Limassol – dove nel 2018 solleva l'unico trofeo della carriera, una coppa nazionale –, la Slovacchia con il Trenčín e infine il Chaves, prima di rimanere svincolato.
Quasi vent'anni di pallone, oltre duecento partite e la maglia della nazionale cucita addosso dal 2012. Nelle qualificazioni a questo Mondiale aveva già collezionato sette clean sheet su dieci gare, subendo appena otto reti totali, quattro delle quali in un solo match contro il Camerun. Chi lo seguiva sapeva perfettamente di cosa fosse capace. Il resto del mondo, invece, lo ha scoperto ad Atlanta.

Contro la Spagna ha respinto Pedri, Ferran Torres e Aymeric Laporte. Ha toccato il pallone sessantotto volte, più di chiunque altro in campo, prendendosi il premio di MVP della serata. A 40 anni e 12 giorni è diventato il portiere più anziano nella storia della Coppa del Mondo a debuttare mantenendo la porta inviolata. Al fischio finale è scoppiato in lacrime davanti alle telecamere. Ha spiegato il motivo solo più tardi: piangeva per i nonni che lo avevano cresciuto e che se ne erano andati da qualche anno, e piangeva per sua madre, rimasta bloccata a Capo Verde perché il visto non era arrivato in tempo.
Quella storia, raccontata da Al Jazeera e rimbalzata in tutto il mondo, è arrivata fino al Congresso degli Stati Uniti. Il leader della minoranza alla Camera, Hakeem Jeffries, ha chiesto personalmente al Segretario di Stato Marco Rubio di intervenire. Detto, fatto. Sei giorni dopo, il 21 giugno a Miami, la madre di Vozinha era sugli spalti a guardarlo pareggiare 2-2 contro l'Uruguay. C'era di nuovo il 26 giugno a Houston, per lo 0-0 contro l'Arabia Saudita che ha chiuso un girone da imbattuti, spedendo gli Squali Blu ai sedicesimi di finale.
L'unica cosa che Vozinha voleva davvero da questo Mondiale – vedere sua madre in tribuna – l'ha ottenuta. Portandosi dietro, nel viaggio, anche la storia più bella del torneo.
Il 3 luglio, contro il numero uno del mondo
Ai sedicesimi di finale il tabellone mette di fronte l'Argentina campione del mondo e il piccolo Capo Verde, numero 67 del ranking FIFA. Sulla carta, all’Hard Rock Stadium di Miami va in scena il divario più ampio mai registrato in un playoff mondiale. Il campo, però, racconterà un'altra storia.
Al 29' Lionel Messi sblocca il match con un pezzo d'alta scuola: stop d’esterno sinistro e pallonetto a scavalcare Vozinha. È il suo ventesimo gol ai Mondiali nella trentesima presenza, un record assoluto. Capo Verde però non si disunisce e al 59' pareggia: Ryan Mendes inventa un corridoio tra le gambe del proprio marcatore e serve Deroy Duarte, che infila Emiliano Martínez sul palo lontano. Da qui in poi la partita diventa un duello personale tra Vozinha e il dieci argentino, a cui il portiere nega il gol per ben quattro volte, collezionando otto parate totali nei centoventi minuti.

I tempi supplementari sono folli. Al 92' Lisandro Martínez rimette avanti l'Albiceleste, ma al 103' Sidny Lopes Cabral si inventa il gol del torneo: un tiro a giro da fuori area che si infila sul palo opposto e vale il 2-2. La beffa per gli Squali Blu arriva solo al 111', quando un angolo di Messi propizia lo sfortunato autogol di Diney Borges per il definitivo 3-2. Al triplice fischio Messi va subito ad abbracciare Vozinha: "Sei forte, la tua gente deve essere orgogliosa di te", promettendogli la maglia nel tunnel, dopo le interviste. Anche il ct argentino, Lionel Scaloni, ha applaudito pubblicamente gli avversari.
Capo Verde saluta il suo primo Mondiale con una sola sconfitta, arrivata oltre il novantesimo contro i campioni in carica. Vozinha chiude con diciotto parate complessive: tra i portieri over 40 nella storia del torneo, solo Dino Zoff e Peter Shilton hanno fatto meglio. Una favola che ha travolto anche i social, con il profilo Instagram del portiere schizzato da 50mila a oltre 20 milioni di follower, superando Thibaut Courtois come estremo difensore più seguito al mondo.
Il Mondiale si è già concluso per Capo Verde. Quello che probabilmente non terminerà mai è l'eredità che questa esperienza lascerà agli isolani e non solo. Non si parlerà più solo di esodo, ma di come quella volta un gruppo di uomini guidati da un quarantenne sconosciuto fece sognare gli abitanti delle dieci isole atlantiche e il mondo intero, ribaltando il concetto di sodade.
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