I Socceroos, ritratto di un’Australia multiculturale negli Stati Uniti di Trump

I Socceroos, ritratto di un’Australia multiculturale nell’America di Trump
I Socceroos, ritratto di un’Australia multiculturale nell’America di TrumpREUTERS

Nati in campi profughi o figli dell’immigrazione, i calciatori australiani rivendicano con orgoglio le proprie origini in un video diventato virale alla vigilia della Coppa del Mondo 2026. Un messaggio forte da parte dei Socceroos, che venerdì affrontano gli Stati Uniti.

Prima ancora di scendere in campo per la loro prima partita di questa Coppa del Mondo, i Socceroos avevano pubblicato un video collettivo in cui venti dei ventisei giocatori del gruppo raccontano le proprie origini. Il tempismo è voluto: il Mondiale 2026 si disputa principalmente negli Stati Uniti, in un contesto segnato da massicce retate della polizia dell’immigrazione ICE e da una retorica anti-immigrazione promossa ai massimi livelli dall’amministrazione Trump.

Il messaggio della squadra australiana è essenziale. Ogni giocatore parla in prima persona. Awer Mabil apre il video ricordando di essere nato nel campo profughi di Kakuma, in Kenya, da genitori sud-sudanesi. Mohamed Touré parla della Guinea, dove è nato da genitori rifugiati liberiani prima di crescere ad Adelaide. Milos Degenek, invece, è fuggito dalla Croazia a diciotto mesi, ha vissuto in Serbia in un campo profughi e poi è arrivato a Sydney a sei anni.

Il difensore Lucas Herrington, di origini zimbabwesi, "è nato a Brisbane, in Australia". Il terzino Aziz Behich aggiunge: "La mia famiglia è emigrata da Cipro." Jason Geria, che ha radici ugandesi, precisa di essere nato in Australia. In sintesi, il gruppo australiano proviene da almeno quindici origini culturali ed etniche diverse, in un Paese dove quasi un abitante su tre è nato all’estero.

Jackson Irvine, l’architetto del messaggio

Il video è nato da incontri organizzati dal sindacato dei calciatori professionisti australiani (Professional Footballers Australia), guidati in gran parte da Jackson Irvine. Il centrocampista di 33 anni, capitano del Sankt Pauli in Bundesliga, è anche una delle voci più attive del calcio australiano sul piano politico. Ad aprile aveva dichiarato che l’assegnazione da parte della FIFA di un premio per la pace a Donald Trump "ridicolizzava" le ambizioni dell’organizzazione in materia di diritti umani. Aveva chiesto pubblicamente a Trump di garantire la sicurezza delle minoranze durante il torneo.

Nel video, è lui a esprimere la linea guida del gruppo: "I Socceroos non sono solo una squadra, siamo il riflesso dell’Australia moderna." Prima del Mondiale 2022 in Qatar, faceva già parte dei giocatori che avevano chiesto la depenalizzazione delle relazioni omosessuali nel Paese ospitante.

Traiettorie che danno peso alle parole

Due dei volti più attesi della selezione incarnano concretamente questo racconto. Nestory Irankunda (20 anni, Watford) e Mohamed Touré (22 anni, Norwich City) sono entrambi nati in campi profughi e sono cresciuti ad Adelaide dopo essere stati accolti in Australia. Touré riassume cosa rappresenta per lui la maglia australiana: "Avrebbe un significato enorme per me e la mia famiglia. È il Paese che ci ha dato la possibilità di vivere, penso che sia il modo migliore per ripagare facendo ciò che amo al massimo livello."

Awer Mabil, esterno del Castellón e terzo giocatore del gruppo nato in un campo profughi, completa il quadro: "Dietro questa maglia ci sono tanti percorsi diversi. Essere un Socceroo ha significati molto diversi per ciascuno di noi, ma con un unico obiettivo: rendere orgoglioso il Paese." Irankunda ha anche sottolineato cosa significa la presenza di sei giocatori di origine africana nella rosa: "È incredibile essere tutti qui insieme con origini africane. È positivo per noi e per la comunità africana."

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Un’eco contraddittoria in Australia

L’iniziativa dei Socceroos arriva in un contesto interno teso. Il partito One Nation, fondato su un programma anti-immigrazione, ha conquistato per la prima volta nella sua storia un seggio alla Camera dei Rappresentanti e si sta affermando nei sondaggi federali. Il direttore generale del sindacato dei giocatori, Beau Busch, ha evidenziato il paradosso senza mezzi termini: "In un momento in cui alcuni cercano di dividerci e di mettere in discussione chi appartiene a questo Paese, i Socceroos ricordano con forza chi siamo davvero come nazione."

I Socceroos non fanno politica di parte. Non citano nessun governo, non indicano alcun partito. Mostrano volti e lasciano che siano le storie a parlare, in un torneo co-organizzato da un Paese dove la questione dell’appartenenza non è mai stata così dibattuta.

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